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I Volontari del Servizio Civile dei Monti Dauni nei panni del pellegrino, hanno percorso le Vie Sacre sulle orme della Via Francigena

I volontarideiMontiDauni, hanno intrapreso comunitariamente un percorso che li porterà a delineare le Vie Sacre dei propri territori. A questo proposito, i volontari del servizio civile di Bovino, Sant’Agata e Troia si sono cimentati in un vero e proprio cammino di pellegrinaggio, nel cuore delle vie di Pellegrinaggio della puglia

Dauna e Garganica. Le volontarie: Antonella, Elena, Eliana ed Incoronata, insieme ai restanti partecipanti all’escursione, hanno provato le reali sensazioni ed esigenze del pellegrino, attraverso i sentieri della steppa garganica. La bellezza dei luoghi e la pace sperimentata hanno fatto da cornice, insieme alla lontananza dal caos della vita quotidiana.

Esperienza singolare è stata la sosta a cavallo della Lie Line, la linea immaginaria, che collega i santuari dedicati all Arcangelo Michele, in quel frangente, sotto direttiva dell’esperto Del Giudice si è osservato un minuto di silenzio, in tranquilli ad occhi chiusi. Antonella e Incoronata, volontarie di Sant’Agata di Puglia, raccontano così questa esperienza:

Abbiamo chiuso gli occhi, appunto per un minuto, ed in quel momento tutto, dalle cose più impensabili raffioravano nella nostra mente. Si udiva qualche cinguettìo di uccelli, il fruscìo delle foglie degli alberi, ma la sensazione più intensa era quel venticello fresco che ti accarezzava il viso.

Le impressioni sulla giornata sono state molte e tutte positive, è doveroso concludere con le parole di Eliana, volontaria di Troia:

Il turismo che ci piace è quello emozionale fatto di stimoli multisensoriali percepiti nei suoni, nei colori e nei profumi della natura; di esperienze esoteriche nel punto preciso in cui Monte Sant’Angelo si allinea con Mont Saint Michel e Gerusalemme lungo la linea Sacra Micaelica”.

Fonte: Spaziofoggia.it

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Concluso il Festival Vie Francigene nel Sud

Dieci eventi, di cui due prime assolute, per la kermesse di musica sacra che ripercorre i luoghi dello spirito. Lungo la Via Francigena, all’interno dei Monti Dauni

È terminata nella Basilica di San Michele a Monte Sant’Angelo l’edizione 2014 del festival ‘Via Francigena del Sud’, il cui cartellone è stato firmato per la settima volta consecutiva da Agostino Ruscillo, che, ancora una volta, ha pianificato una programmazione che ha fatto dialogare la musica antica e quella contemporanea. Tutti gli eventi dedicati alla musica sacra hanno permesso a tanti turisti e visitatori di riscoprire luoghi di altissima caratura culturale, storica e spirituale: in particolare, sono risultati suggestivi quelli organizzati nelle splendide cattedrali di Lucera, Troia, Bari e Foggia.

La kermesse di musica sacra pugliese, costruita come un itinerario nelle più belle aule liturgiche della Puglia, ha visto succedersi, dal 20 settembre al 27 ottobre, dieci appuntamenti, un evento speciale, un corso di canto gregoriano e due conferenze, con ospiti di assoluta rilevanza artistica: il sopranista Francesco Divito, il controtenore Vincenzo Scarafile, il direttore Sabino Manzo, i solisti della Messa di Mercadante (Anna Rita Di Giovine Ardito, Angela Bonfitto, Vincenzo Di Donato, Matteo d’Apolito), il pianista Emanuele Arciuli, e poi l’Apvlia Felix vocal ensemble & consort, il Coro del Conservatorio Piccinni di Bari, e la Polifonica Biagio Grimaldi.

Sull’intera programmazione spiccano le due ‘prime assolute’ promosse dalla “Rete di Musica Antica e Operistica in Puglia” – Re.M.A.O.P., rete sostenuta da ‘Puglia Sounds’, che hanno riscosso lusinghieri successi di critica: l’Akathistos: Inno alla Madre di Dio (da Oriente ad Occidente) per soli, coro e archi di Mario Rucci, appositamente commissionato dal festival al compositore lucerino, ed eseguito ad apertura della kermesse prima a Lucera e poi a Bari, e lo spettacolo-concerto dedicato all’Arcangelo guerriero: Sancti Michaelis Musicae, con le esecuzioni di brani del Seicento e Settecento recuperati dall’oblio dei tempi, in particolare il bellissimo dialogo tra Michele e Lucifero di Carlo Baliani, per soprano, basso e b.c.

Una nota di merito va data poi all’esecuzione integrale della ‘Messa a grande orchestra per quattro voci’ di Saverio Mercadante, nella Cattedrale di Foggia, con l’Orchestra & Coro della Cappella Musicale Iconavetere, diretti da Agostino Ruscillo, contestualmente alla presentazione ufficiale del cd e videoclip “Mercadante ritrovato”. Una serata che ha riconsegnato alla Città di Foggia una pagina di storia dimenticata.

Il festival, anche quest’anno molto seguito e apprezzato da un pubblico numeroso, attento e affezionato, è stato organizzato dall’Associazione “Cappella Musicale Iconavetere”, che da oltre trent’anni svolge sull’intero territorio regionali la promozione della “musica sacra”. Per la prima volta in maniera prevalente, grazie al sostegno del progetto “Eccellenza turistica Monti Dauni”, promosso da PugliaPromozione, e cofinanziato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo, il festival ha concentrato la metà degli eventi sul territorio dei Monti Dauni facendo scoprire tesori meravigliosi e poco conosciuti ai più, tra cui: gli “Exultet” di Troia, grazie alla conferenza del prof. Baroffio, e l’organo Domenico Rossi di Deliceto, grazie alle esecuzioni degli organisti Angelo Trancone e Matteo Imbruno, e il Museo Civico di Ascoli Satriano.

A fare da filo conduttore, dunque, sono stati la musica, l’arte e la storia: quest’approccio multidisciplinare del festival ha dato voce a una enorme riserva di religiosità e sacralità che giace intatta nella ‘Puglia Piana’, sede di meraviglie architettoniche senza tempo, la cui bellezza va tutelata e valorizzata non solo con l’esecuzione, seppur impeccabile, di un’opera di un compositore o dalla profondità del suono di un organo: “L’obiettivo di questo festival – ha ribadito il direttore artistico, Agostino Ruscillo – è far conoscere al forestiero e al pellegrino le bellezze inestimabili di questa Terra, la cui valorizzazione deve essere un dovere civile, ma anche di promozione turistica e culturale di un territorio che trabocca di splendori”.

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La kermesse è sostenuta da Pugliapromozione (“Progetto di eccellenza turistica Monti Dauni. Cofinanziato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo“).
Il festival è inserito nella “Rete di Musica Antica e Operistica in Puglia” – Re.M.A.O.P. (rete sostenuta da ‘Puglia Sounds’ – P.O. FESR Puglia 2007-2013 Asse IV – Investiamo nel vostro futuro).

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Musica nelle cattedrali: Via Francigena del Sud a Lucera e Ascoli Satriano

 

Sono tra le chiese più belle della Puglia. La Concattedrale di Ascoli Satriano e la Basilica Cattedrale di Lucera, sabato 3 e domenica 4 ottobre, accoglieranno il Festival Via Francigena del Sud. Il Coro lirico di Capitanata, alle 20.30, interpreterà la  Petite Messe Solennelle di Gioacchino Rossini, versione per quattro soli, coro, pianoforte e harmonium. L’interpretazione dell’opera rossiniana sarà riproposta domenica 4 ottobre, alle 20.30, nella Basilica Cattedrale di Lucera.

152 ANNI DI STORIA. La Petite Messe Solennelle, composta a Parigi nel 1863, fu l’ultimo lavoro di Rossini. Le uniche opere di grande respiro che Rossini ci ha lasciato dopo il ritiro dal teatro a soli 37 anni sono, sintomaticamente, due grandi composizioni religiose: lo Stabat Mater e la Petite Messe Solennelle. Si tratta di una Messa solenne che mette in musica tutte le parti ordinarie della liturgia, con l’aggiunta di un «Preludio religioso» e di un’aria per soprano, O salutaris Hostia, inserita prima dell’Agnus Dei; ma anche di una Messa piccola, poiché Rossini la destina per la prima esecuzione a «Dodici cantori dei tre sessi, uomini, donne e castrati: otto per il coro, quattro per soli, totale dodici Cherubini», con il sostegno di due pianoforti e di un armonium: dunque, piccola e solenne al tempo stesso.

IL CORO LIRICO DI CAPITANATA è un gruppo corale formato da circa sessanta artisti, selezionati in base al repertorio da eseguire, e si presenta sia in formazione da camera sia in organico più ampio per l’esecuzione di musica sinfonico-corale e lirica. Fondato nel 2008, presenta un ampio repertorio che comprende autori che vanno dal Settecento al primo Novecento, privilegiando in particolar modo i compositori nati in terra pugliese. Ha partecipato agli allestimenti scenici del Teatro Umberto Giordano di Foggia e del Teatro Giuseppe Verdi di San Severo.

DIRETTORE E INTERPRETI. Sarà Mauro Marchetti, dal 1992 direttore del Coro Città di Roma, a dirigere il Coro Lirico di Capitanata nei concerti del 3 e 4 ottobre. Ha vinto il premio “Mariele Ventre” come miglior direttore al 57° Concorso Internazionale Guido d’Arezzo 2009 e il Premio come Miglior Direttore al 32° Concorso Internazionale di Varna (Bulgaria) nel 2010. Mauro Marchetti dirigerà Anna Rita Di Giovine Ardito (soprano), Concetta D’Alessandro (mezzosoprano), Giuseppe Maiorano (tenore), Matteo d’Apolito (basso), Diego Procoli (pianoforte) e Valeria Di Biase (organo). Maestro del coro per le due serate rossiniane sarà Agostino Ruscillo.

IL FESTIVAL L’edizione 2015 di “Via Francigena del Sud” attraverserà sette comuni della provincia di Foggia con nove concerti e due prime assolute. Il festival di musica sacra, ideato e diretto da Agostino Ruscillo, percorre la strada dei pellegrini e attraversa i luoghi dello spirito dell’antica e moderna Apulia, facendo conoscere al grande pubblico soprattutto le opere dei compositori pugliesi. Dopo Ascoli Satriano e Lucera, farà tappa Deliceto (martedì 6 ottobre), Foggia (8 e 13 ottobre) e Lucera (17 ottobre).

Fonte: Rec24.it

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Il mio rapporto con lo zaino e la passione per i cammini. Fra poco si riparte

Luglio, ogni anno quando arriva questo mese estivo si accende il mio desiderio di partire, di mettermi in cammino. La meta? La decido quasi sempre in primavera, anche se il viaggio nella mia testa comincia molto prima.

I mesi che precedono il viaggio li carico di pensieri, immagini, aspettative  perchè sono certo che il cammino mi farà scoprire nuovi angoli di Europa e di me stesso. E’ cosi dal 2005, da quando ho iniziato a trascorre le mie vacanze estive sui cammini: verso Santiago de Compostela, sulla Via Francigena, sulla via Podense, lungo il cammino di Stevenson e la Via Tolosana. La meta non è mai stata troppo importante per i miei viaggi slow, a ritmo di 4km all’ora, l’importante è sempre stato il contatto con la strada, con i sentieri, con le culture e le tradizioni locali. Amo perdermi su queste vie, amo rinascere su questi cammini. Come ci ricorda La Breton: “Camminare è inutile come tutte le attività essenziali. Atto superfluo e gratuito, non porta a niente se non a sé stessi, dopo innumerevoli deviazioni”

Sono pronto ad accettare gli imprevisti, le strade interrotte, la pioggia o il caldo afoso. Non pretendo nulla. Ma sono certo che alla fine, come ogni volta, riceverò ben di più di quanto ho lasciato sul cammino. Ora eccomi qui, di nuovo pronto a ripartire: quest’anno le mie gambe ed il mio zaino transiteranno sul cammino portoghese, non so ancora se attraverso il percorso ufficiale oppure seguendo la costa, lungo il mare. Come sempre, molta improvvisazione e poche certezze.

Entro nella fase in cui inizio a pensare al mio zaino, compagno di viaggio per alcune centinaia di chilometri. Cosa mettere in questo zaino, tra cose materialei ed immaterialei?

  1. Zaino leggero. Cerco di non superare 8kg. Qui dentro ci starà tutto il mio mondo. L’essenziale, non mi serve nient’altro. Un consiglio. E’ sempre utile avere un buon libro, quello che magari leggi durante la siesta in un bosco al pomeriggio o la sera prima di addormentarti. Nello zaino metto sempre anche tante delle mie paure, debolezze, fragilità. Si alleggeriscono durante il percorso.
  2. Informazioni di base sul luogo che si va a scoprire, la cultura locale, il cibo, le tradizioni, la storia.
  3. Scarpe tecniche ben collaudate e con molti chilometri alle spalle. Il miglior biglietto da visita per presentarsi sul cammino ed evitare fastidiosi imprevisti ai piedi, essenziali per il nostro viaggio.
  4. Reparto infermeria e soccorso di primo livello: dedico a questo aspetto molta attenzione, sapendo che è utile avere la necessaria attrezzatura per combattere il caldo, le zanzare, trattare sapientemente le vesciche con cerotti, ago, filo e disinfettante.
  5. Taccuino e macchina fotografica (oppure semplice smartphone). Le foto e gli appunti di viaggio sono preziosi, soprattutto una volta che questo viaggio sarà finito e andremo a riviverlo anni dopo. Ci aiuteranno a riprendere intimamente ogni momento del nostro viaggio. Negli ultimi anni ho imparato a memorizzare nella mente le bellezze che la natura ci offre: mi fermo a contemplare uno scorcio di paesaggio per un minuto, in silenzio. Poi chiudo gli occhi per trenta secondi e provo a delineare quel fotogramma nella mia bacheca della memoria, dove per sempre rimarrà presente, in modo indelebile.
  6. Bivi e imprevisti. Ami i bivi lungo il cammino, quelli in cui sei indeciso e fai “testa o croce”. Spesso a posteriori mi accorgo di aver scelto il sentiero più lungo, ma alla fine ho potuto assaporare un angolo di natura selvaggia, un’oasi termale naturale, un incontro inaspettato, un albero di frutta pronto ad aspettarmi, un luogo dove ascoltare l’acquaa che scorre di un ruscello.
  7. Fermarsi almeno una notte a dormire sotto le stelle, con il sacco a pelo o in una tenda, a contatto con la natura. Non dimentichiamo che il cammino è di per sé un’autentica scoperta della natura, in essa siamo immersi e con essa ci riconciliamo, assorbendone le energie. Rimanere a dormire su un prato, la notte, è una sorta di esperienza ancestrale che ci lega al cordone ombelicale di Madre Natura.
  8. Iniziare almeno una tappa prima dell’alba. Il risveglio troppo presto non è mai troppo semplice, ma viene poco dopo ripagato dalla gioia infinita dell’assistere al sorgere del sole durante il cammino. E’ una delle cose al mondo per cui vale la pena vivere. E’ una rinascita.
  9. Essere curiosi, voler scoprire ogni angolo che il cammino ci porta a scoprire. Incontrare le persone locali in un bar e fare due chiacchiere quando prendi un caffè, assaporare la cucina e vino locale, cercare di capire la lingua, i dialetti e le espressioni che si utilizzano. Una cosa che da sempre mi affascina è quella di arrivare a piedi in un borgo, villaggio, città. Ciò cambia la nostra percezione con la cultura locale.
  10. Rallentare il ritmo. Prendersi la cosa più importante che oggi abbiamo e che spesso ci sfugge: il tempo. Per riflettere, per pensare, per decidere, per ascoltarci, per conoscerci, per stare in silenzio, per scrivere, per andare incontro a chi cammina al nostro fianco, per sorridere. Camminare con altre persone al fianco, anche compagni di viaggio appena conosciuti, trasmette un indelebile legame con queste persone. Si dice che camminare un giorno intero con una persona, equivale a sette anni di amicizia vissuta insieme.

Cosa mi piace di più di questi cammini? La dimensione umana, il rapporto con la natura, la consapevolezza dei propri limiti, il ritorno alle cose essenziali: l’alba, il silenzio, il tramonto, la notte, l’acqua, i ruscelli, le colline, gli incontri, la condivisione, la tolleranza, la gratuità. Amo farmi sorprendere da tutte queste cose, ogni volta. In questo universo trovo così anche io un piccolo spazio infinitesimale dove mi sento vivo rispetto all’immensità di un mondo che mi oltrepassa, cmi stupisce, mi affascina e rimane avvolto in un meraviglioso mistero

Ah, dimenticavo, c’è un’altra cosa di cui non potrei fare a meno lungo il cammino: sono i piccoli piaceri che esso regala, come trovare more fresche o lamponi lungo il percorso, una birra artigianale e un gelato a fine tappa. Hanno sempre un sapore diverso.

Buon cammino!

Luca Bruschi
luca.bruschi@viefrancigene.org

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La CicloVia Francigena è completa: 1040 km segnalati dal Gran San Bernardo a Roma

La CicloVia Francigena è completamente segnalata, dal Colle del Gran San Bernardo fino a Roma.

Sabato 1 Luglio, con un solo giorno di ritardo rispetto al programma, abbiamo posizionato l’ultimo segnavia a Vercelli, sul ponte sul Sesia dal quale eravamo partiti il 18 Aprile, completando quello che oggi è il più lungo itinerario cicloturistico mai segnalato in Italia: 1040 km sui quali sono stati posizionati circa 6.000 adesivi bianchi e azzurri, circa il doppio rispetto a quelli che avevamo preventivato.

La posa della segnaletica lungo la CicloVia Francigena è stato, e speriamo che sia in futuro, un grande lavoro di squadra, il coronamento di un progetto al quale lavoriamo da anni e che ha potuto concretizzarsi soprattutto grazie al sostegno di 177 donatori che hanno partecipato alla nostra campagna di crowdfunding.

Ringraziamo i donatori, la piattaforma di crowdfunding Eppela, lo sponsor Unipol Sai, e le molte realtà che hanno lavorato alla definizione di un itinerario ciclabile lungo la Via Francigena. Enti locali, associazioni (prima tra tutte FIAB), guide, singoli appassionati che da anni lavorano per tracciare e migliorare il percorso, e l’Associazione Europea delle Vie Francigene che lo sta certificando a livello europeo.

Ringraziamo inoltre i colleghi di Slow Travel Network e di Ciclica, che hanno comunicato il progetto in modo molto efficace, Pietro Furlan, che ha fatto da modello per il bellissimo video, e il nostro Stefano Mazzotti, che ha materialmente posato i segnavia in sella a Franca, la sua affezionata bicicletta.

Ora che la segnaletica è posata la CicloVia ha acquisito dignità e visibilità, ci aspettiamo che il numero dei ciclo-viaggiatori che la percorreranno aumenti sensibilmente, e che si crei un circolo virtuoso in cui siano le comunità e gli operatori turistici locali a prendersi cura dell’itinerario.

Il viaggio è appena iniziato, buona strada!

Alberto Conte

Direttore di SloWays

 

CicloVia Francigena Gran San Bernardo  

CicloVia Francigena Roma

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La posa è finita!

Ce l’abbiamo fatta! La CicloVia Francigena è completamente segnalata, dal Colle del Gran San Bernardo fino a Roma. Un passaggio importante di un progetto al quale SloWays e il Movimento Lento lavorano da anni

, e che è stato reso possibile grazie a un grande lavoro di squadra, come abbiamo sottolineato nell’articolo pubblicato qualche giorno fa.

Uno dei protagonisti del progetto è stato Stefano Mazzotti, che ha percorso tutta la cicloVia Francigena insieme a Franca, la sua fedele bicicletta pieghevole, posando più di 6.000 segnavia.

L’abbiamo intervistato al telefono per sapere le sue impressioni e sensazioni alla conclusione di questa avventura, mentre viaggiava in treno verso il mare per godersi qualche giorno di riposo.

“Stefano, com’è andato il posizionamento della segnaletica?”

“Bene, direi bene. Ho percorso 1040 km di strada attraverso sette Regioni, che non sono poche. All’ingresso in Italia dalla Svizzera c’è proprio la sensazione di uscire dal Nord Europa e di entrare nell’Europa Mediterranea. Dai 2500 metri del Gran San Bernardo, dove c’era ancora tanta neve, andando sempre giù, sempre più giù attraverso tante Italie diverse, dall’Italia delle Alpi a quella delle pianure, così piatte e calde.. Poi di nuovo in movimento sugli Appennini, fin dal loro inizio in Emilia, lasciando l’afosa pianura per le fresche montagne. Quando si scavalca il Passo della Cisa c’è proprio un taglio netto tra l’Italia Continentale e quella Mediterranea. Dalla Cisa poi è una lunga discesa metaforica verso Roma.”

“Perché metaforica?”

“Perché è vero che si va verso sud, però le tante salite fanno apparire la discesa una realtà solo sulla carta. Da un punto di vista fisico è stato sicuramente stancante, anche se abbiamo distribuito il lavoro in vari periodi, mentre dal punto di vista psicologico è stato molto appagante e stimolante. È un vero viaggio attraverso un Paese fatto di tanti piccoli villaggi di provincia. La cosa che mi è piaciuta molto è che ho parlato con tanta gente. Percorrere la Via Francigena a piedi e/o in bicicletta è un modo di conoscere l’Italia ma soprattutto gli italiani. Ho capito l’importanza di non correre e di fermarsi a parlare con le persone del posto, con i baristi, con i giornalai, scoprendo le loro anime diverse. Devo dire che ho percepito un interesse sempre maggiore da parte della gente del luogo nei confronti della Via Francigena e non parlo solo di chi è direttamente coinvolto dal punto di vista economico (tipo i ristoratori, gli albergatori…), ma anche della gente comune che magari conosce l’itinerario, anche solo avendolo sentito nominare.”

“Bello! E secondo te come mai?”

“Probabilmente perché apprezza il valore del cammino, del viaggio e della scoperta. Mi sono accorto che il raccontarla crea un senso positivo di invidia nell’interlocutore. Ti racconto, per esempio, cosa mi è successo durante uno degli ultimi tratti che ho segnato: ero al confine della Val d’Aosta con il Piemonte, era ora di pranzo e mi sono fermato in un bar per prendermi un panino.

 

CicloVia Lombardia

 

CicloVia Toscana

 

Stefano Mazzotti segnala la CicloVia Francigena

 

CicloVia Lazio

Dopo aver ordinato vengo avvicinato da due signori che mi chiedono «ma tu da dove arrivi con quella bicicletta?» – guardando la mia Franca – e io ho risposto che stavo arrivando dal Gran San Bernardo «urca è lunga! E cosa fai?» ho risposto loro che stavo percorrendo la Via Francigena «ah ne abbiamo sentito parlare, passa dall’altra parte del fiume» riferendosi al percorso pedonale, allora ho fatto loro presente che invece l’itinerario ciclabile da quel momento sarebbe passato anche di lì. In quell’istante i due signori si sono illuminati ed hanno iniziato a programmare una scampagnata di qualche giorno sulla CicloVia Francigena. Quello che voglio dire è che mi sono reso conto che raccontare il proprio viaggio sulla Francigena stimola un senso di emulazione. Quindi bisogna raccontarla di più ed ognuno di noi che la percorre a piedi o in bici dovrebbe raccontarla per farsi testimonial.”

“Come ti sei sentito al termine di tutto, quando hai posizionato l’ultimo segnavia?”

“Quando ho appiccicato il segnavia all’ultimo palo il mio sentimento è stato ambivalente: ho provato un po’ di sollievo, ma soprattutto un senso di malinconia per aver concluso il viaggio. C’è stata anche la consapevolezza e la soddisfazione di aver dato un contributo importante a un progetto che mi auguro segni la via per tanti che verranno.”

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Call for paper Via Francigena

In occasione del XV anniversario della fondazione dell’Associazione, celebratosi lo scorso 28-29 aprile, AEVF lancia la call for papers intitolata “Via Francigena” in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il focus di questa call è la Via Francigena quale volàno per lo sviluppo dei territori da un punto di vista culturale, sociale, sostenibile ed economico.

Presentazione dell’abstract entro il 15 luglio
Documento finale entro il 30 agosto

In allegato la call

 

INFO E INVIO DOCUMENTAZIONE
gigliola.onorato@unicatt.it
paolo.rizzi@unicatt.it

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Un attimo di riposo al Ristorante Albergo Benigni

Immerso nella splendida cornice naturale del Parco di Vejo, tra i laghi di Bracciano e quello di Martignano, il Ristorante Albergo Benigni con le sue venti accoglienti camere, offre da diversi decenni ospitalità ai pellegrini della via Francigena.

Un invitante e insolito mix, accosta ai piatti della tradizione locale più di sessanta gustose e creative ricette vegane, con ingredienti madre provenienti esclusivamente da agricoltura biologica. Pizze di farro, kamut e farina di grani antichi, cotte nel forno a legna, rievocano sapori dal gusto unico e semplice, mentre un camino sempre acceso vi permetterà di degustare carni, verdure e scamorze alla griglia, il tutto accompagnato da pane e dolci fatti in casa. Riserviamo sconti a gruppi di pellegrini e a singoli pellegrini forniti di credenziali, con la possibilità di usufruire dei nostri menù completi.

Ristorante Albergo Benigni

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Itinerari culturali e accessibilità

La scorsa settimana a Strasburgo si è tenuto un importante incontro organizzato dall’Istituto Europeo degli Itinerari culturali del Conisglio d’Europa, all’interno della Training Academy on cultural roures. L’appuntamento si è svolto in collaborazione con il Center for Advanced Studies in Tourism – CAST e con il contributo degli studenti del corso di laurea ITALI – International Degree Progamme – Rimini Unibo operanti nell’ambito dei progetti Erasmus e Hector.

Nelle giornate di lavoro, a cui hanno partecipato oltre 100 persone, erano  presenti i manager dei 25 itinerari culturali già riconosciuti dal Consiglio d’Europa, tra i quali la Via Francigena, e i rappresentanti dei 9 cammini candidati a questo importante riconoscimento.

Attraverso metodologie interattive e lavori di gruppo si sono affrontati temi relativi alla comunicazione (nuovi media, comunicazione istituzionale, come arrivare ai diversi tipi di pubblico, ecc.) ed è stato effettuato anche un workshop dal titolo “Cultural Routes of the Council of Europe and accessibility”.

Per affrontare il tema dell’accessibilità nell’ambito dei cammini europei sono stati invitate diverse organizzazioni provenienti da alcuni paesi europei: Association Braille & Culture, Via Regia, In the Footsteps of Robert Louis Stevenson e, per l’Italia, la Cooperativa Sociale C’era l’Acca e l’Associazione Free Wheels.

Le organizzazioni italiane sono state selezionate per le loro esperienze svolte nell’ambito della Via Francigena e del Cammino di Santiago:

–      Il progetto sperimentale Via Francigena per tutti, che riguarda la realizzazione di interventi su un tratto di circa 2 km, dal Monastero Mater Misericordiae al Castello di Quart, nei pressi di Aosta. Il progetto, proposto dai Lions Club della regione, ha un duplice obiettivo e ricaduta; coinvolgere nei lavori di adeguamento persone in difficoltà economica e realizzare interventi finalizzati al miglioramento della fruibilità, in particolare per persone con disabilità sensoriale, lieve disabilità motoria e per persone con disabilità intellettiva.  La Cooperativa Sociale C’era l’Acca ha collaborato all’analisi e all’individuazione dei diversi adeguamenti – elementi guida, staccionate, corrimano e un’audio guida a supporto della visita di persone con disabilità visiva o con lievi disabilità motorie –  che si stanno realizzando, proprio in queste settimane,  lungo il percorso. La Cooperativa, in collaborazione con l’Associazione Girotondo di Aosta, sta terminando la prima guida ad alta comprensibilità realizzata in Valle d’Aosta e indirizzata in particolare a persone con disabilità intellettiva.

–      Associazione Free Wheels, particolarmente impegnata in questi ultimi anni proprio sui cammini, tra gli esiti di questo lavoro vi è infatti la realizzazione della guida Santiago per tutti, pubblicata da Terre di Mezzo e più recentemente l’impegno sulla Via Francigena, sul quale Pietro Scidurlo intende replicare il progetto realizzato sul Cammino di Santiago.

Partendo da queste esperienze è stato chiesto alle diverse organizzazioni di condividere con i manager dei diversi itinerari, le esperienze, realizzate o in corso di realizzazione, per arrivare a definire degli standard comuni per l’accessibilità ma soprattutto per individuare buone prassi da diffondere e promuovere.

Quanto è avvenuto a Strasburgo è stato un primo confronto basato sull’interesse comune di qualificare maggiormente il patrimonio esistente attraverso la chiave dell’accessibilità.

Gli itinerari culturali, anche se molto diversi fra loro, sono legati dallo stesso obiettivo: valorizzare la memoria, la storia e il patrimonio europeo, mettendo in evidenza le diversità culturali di ogni paese.

Tutto ciò è parte integrante del nostro patrimonio europeo ed è quindi quanto mai importante che il tema della fruizione e dell’accessibilità  riguardi  anche i cammini e gli aspetti culturali ad essi collegati, operando così nella  direzione dell’effettiva partecipazione e pari opportunità per tutti i cittadini.

Non da meno, va evidenziata l’opportunità di sviluppo economico, connessa al turismo accessibile, che permette di accrescere, qualificare e diversificare l’offerta complessiva.

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Si riparte dal Gran San Bernardo con il posizionamento!

Il nostro Stefano è ripartito oggi con il posizionamento della segnaletica lungo il percorso della CicloVia Francigena.
Sta percorrendo e segnalando l’ultimo tratto mancante: dai ghiacci del Gran San Bernardo in Valle d’Aosta fino alle risaie piemontesi di Vercelli.

Oggi la tratta coperta è quella tra l’ingresso in Italia dal confine con il Cantone del Vallese in Svizzera presso il passo del San Bernardo fino ad Aosta

Di seguito il suo resoconto della tappa:

Vivere per raccontarla, affermava il grande Gabo parlando della sua vita. Io, più semplicemente, racconto la mia giornata di oggi. 
Dopo aver perso ieri l’unico autobus utile per Aosta (ore 7.15 da Lampugnano), oggi mi sono svegliato alle 5.55 e sono riuscito, con Franca, a salire sul bus. 
A proposito, ho deciso di modificare l’epiteto della mia bici: d’ora in poi sarà “Franca, la bici mai stanca”.
Mi ero fatto il piano di viaggio: arrivo ad Aosta alle 9.45 e prendo il bus delle 10 per il passo del Gran San Bernardo (GSB per gli amici), alle 11 sono su, un paio di foto e poi si comincia a pedalare. 
Piccolo particolare: arrivato ad Aosta il bus non c’è…o meglio ce n’è uno che arriva fino a Saint-Rhemy en Bosses, 13 km prima del GSB. Le corse fino al passo iniziano il 1 luglio e oggi è il 29 giugno. Maledetta sfiga.
Messo alle strette, da bravo giocatore di poker, invece che lasciare il tavolo rilancio. Decido di andare fino a Saint Rhemy e tentare l’autostop.
Fare l’autostop non è mai semplice, a maggior ragione se hai uno zaino da 35 litri, due borse piene di adesivi e soprattutto una bici pieghevole.
Mi sistemo al bivio per il passo e attendo. Nei primi 10 minuti non passa nessuno e con nessuno intendo proprio nessuno. Sono sconfortato, davanti a me due opzioni, scendere ad Aosta senza tracciare i primi chilometri oppure – follia – farmi 13 km in salita, con pendenze medie del 10%, sotto il sole cocente, rischiando di diventare il primo martire della Via Francigena.
Mentre sono lì immerso nei miei pensieri con la coda dell’occhio vedo un’auto che arriva da Saint Rhemy e svolta verso il passo. Noto che ha la targa gialla, è olandese, gli olandesi vanno in bici e danno passaggi agli sconosciuti… Sfodero il pollicione e l’autista si blocca, compie una manovra da ritiro della patente (con sovrappiù di cento frustate sulla pubblica piazza) e mi si affianca sorridente. Carico “armi e ritagli” (cit.) e salgo. 
Faccio la conoscenza di Marin, un simpatico pastore olandese dagli occhi cerulei. Non un pastore di pecore ma di anime! Un pastore olandese calvinista… Ora non so che rapporto avete voi con la statistica (il mio è pessimo) ma le probabilità di incontrare un pastore olandese calvinista automunito al Passo del Gran San Bernardo sono parecchio esigue. Eppure accade. Audaces fortuna iuvat!
Il buon pastore mi pascola…ehm…mi conduce fino a destinazione intrattenendomi con fini discussioni teologiche e sportive, parliamo di Ratzinger e Van Basten, Ronnie Koeman e Wojityla. Marin è in vacanza per una settimana a Courmayeur: per uno che arriva dalle isole Frisone si tratta di un bel dislivello. 
Arriviamo al GSB e mi sdebito offrendogli una birra, ci salutiamo con grandi sorrisi e pacche sulle spalle.
Ora posso godermi il panorama, da qui passarono i Romani, San Bernardo e, nel maggio del 1800, il Primo Console, Napoleone Bonaparte. Lo scenario è maestoso, sono a 2500 metri di quota, muri di neve contornano la strada, le nuvole bianche ed eteree corrono veloci specchiandosi nel lago. Inforco Franca e inizio la lunga discesa (40 km) che mi porta ad Aosta, dove arrivo sano e salvo, dopo aver appiccicato un centinaio di adesivi. 
Domani riparto alla volta di Verrès.”

Alé!