Via Francigena

Da sola in cammino sulla via Francigena

Ilaria Canali
Ilaria Canali
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L’armonia che cerchiamo è già dentro di noi,  dobbiamo solo allenarci a riconoscerla e darle spazio. Un cammino può essere un modo semplice per fare tutto questo. Ancora di più se si parte da sole.

Nel gruppo social delle “Ragazze in Gamba” ci sono spesso delle testimonianze che lo dicono e si animano confronti sui pro e contro della scelta del camminare in solitaria per una donna. In questo periodo oltre ad essere notevolmente aumentato il numero delle persone appassionate di trekking, outodoor e pellegrinaggi, è cresciuto moltissimo quello delle donne che decidono di camminare da sole. Come osservatorio per indagare il fenomeno, voglio partire proprio dal gruppo delle Ragazze in Gamba della Rete Nazionale Donne in Cammino che è così ricco di spunti, condivisioni e discussioni, e dare vita a una “Rubrica speciale #StoriediRagazzeinGamba per proporre delle storie di donne in cammino che ce l’hanno fatta. Non solo sui sentieri, ma nella vita.

Ho raccolto in un’intervista l’esperienza del cammino in solitaria sulla Via Francigena di Nicoletta Freschi. Nel suo racconto scopriremo che camminare può rappresentare prima di tutto la necessità di crearsi uno spazio per sé, ma che alla fine i passi che ci portano davvero lontano sono quelli degli affetti. I legami da cui ci siamo allontanate, la nostra casa, la famiglia, gli amici, camminano sempre con noi anche se crediamo di essere sole.

 L’intervista a Nicoletta Freschi 

Nicoletta, che ragazza in gamba ti senti di essere?

Sono semplicemente una donna che cerca di ritagliarsi occasioni per fare quello che le piace e che è nelle proprie corde, senza paura dei giudizi esterni e nel rispetto degli altri, soprattutto del “mondo” che mi gira attorno. Sono una mamma e una persona che lavora, ma questo non mi vieta, ogni volta che posso e che il contesto in cui vivo me lo permette, di organizzarmi per prendermi del tempo per me, come camminare per esempio.

I vari “ruoli sociali” in cui soprattutto noi donne siamo inserite spesso rendono molto complicata la decisione di partire o, parlando più in generale, di fare “altro”, ma sono assolutamente convinta che se lo si vuole veramente, e se veramente se ne sente il bisogno, si può fare!  Il vero problema è che noi donne siamo così prese dalle nostre mille responsabilità che spesso questo appare impossibile e nemmeno ci si prova. Siamo “ragazze in gamba” con un grande senso del dovere verso gli altri, ma talvolta troppo poco verso le nostre inclinazioni, mentre io credo che le due cose debbano andare di pari passo per trovare un equilibrio stabile e sano, per noi e per chi ci sta intorno.

A volte mi sono sentita dire che sono una ragazza in gamba perché non mi scoraggio e ho camminato anche sotto l’acqua o la neve, o perché non ho paura di viaggiare da sola. Io rispondo che tutto questo per me non è né difficile né coraggioso perché semplicemente è nelle mie corde, mentre il vero coraggio consiste nella decisione stessa di partire e di farlo davvero, con tutte le difficoltà organizzative e le remore del caso. Insomma, non è importante il viaggio che si fa, ma trovare il coraggio di iniziarlo, superando luoghi comuni, sensi di colpa o banali scusanti e consapevoli che potremo arrivare in fondo oppure a un certo punto fermarci, ma il solo fatto di averci provato sarà già di per sé una grande vittoria!

Che cammino hai fatto? Da dove a dove? Quanti chilometri?

Ho percorso una parte della via Francigena, a ottobre scorso. In particolare sono partita da Viterbo, ossia la tappa fino a dove ero arrivata lo scorso cammino, e sono arrivata a Roma. Ci ho impiegato cinque giorni, per un totale di circa un centinaio di chilometri. È stato il mio primo cammino in solitaria.

Raccontaci perché a questo giro hai deciso di partire da sola.

Sinceramente è un po’ difficile da dire. Ho sempre fatto cammini in coppia, insieme a mio marito, Matteo, e l’ho sempre trovata una cosa bella e naturale: bella perché lasciarci per un po’ di giorni il mondo alle spalle era (ed è ancora) un modo per prenderci del tempo per noi e rafforzare ancora di più il nostro rapporto come coppia e come genitori, naturale perché certi tipi di esperienze (siano essi cammini o viaggi un po’ “off-limits”) li abbiamo sempre fatti insieme, consapevoli di essere sulla stessa e giusta linea d’onda per affrontarli.

Insomma, fino a un po’ di tempo fa non mi era mai balenata in testa l’ipotesi di partire da sola, semplicemente non ne sentivo il bisogno e anzi lo trovavo un po’ noioso.

Poi ho cominciato a pensare che invece sarebbe stato interessante mettermi alla prova. Mi conosco abbastanza bene e sulla riuscita non avevo dubbi, ma ha iniziato sempre di più a sedurmi l’idea del come ci sarei riuscita, di come da sola avrei affrontato tutti i “vari ed eventuali” del caso, che tipi di ragionamenti avrei fatto senza la possibilità di un appoggio concreto accanto me. E poi viaggiare da soli ti costringe a metterti di più in discussione e ad aprirti a nuovi incontri e situazioni e questo mi incuriosiva proprio tanto.

Complici alcuni giorni di ferie ancora da smaltire, ho condiviso queste mie riflessioni con mio marito e devo dire che lui è stato fin da subito molto comprensivo e mi ha sostenuto. Il passo successivo è stato chiedere l’appoggio di nonni e zii per la gestione quotidiana dei miei figli. Infine ne ho parlato con i miei bambini (di 9 e 6 anni), ma sapevo già che loro sarebbero stati contenti per me, perché non era la prima volta che mi assentavo qualche giorno e perché so che quando mi percepiscono serena lo sono anche loro… ed io non solo ero serena, ma scalpitavo di entusiasmo! Invece alcuni amici e colleghi quando hanno saputo la notizia mi hanno guardato un po’ storto ed è stato difficile spiegare loro il mio perché, ma alla fine pazienza, non è necessario che proprio tutti capiscano!

Perché hai scelto proprio questo cammino?

Avevo già percorso una parte della via Francigena e l’ho amata, quindi avevo il desiderio di riprenderla. Ho pensato di ripartire da dove avevo lasciato, cioè Viterbo, anche se all’inizio mi sembrava un po’ ingiusto arrivare a Roma a piedi senza mio marito, compagno di sempre in questi cammini.

Tuttavia alla fine, considerato che si trattava della mia prima esperienza in solitaria, ho ritenuto che a livello pratico fosse la decisione giusta: per prima cosa perché le varie tappe erano ampiamente all’altezza delle mie possibilità e poi perché ho immaginato che si trattasse di un tratto ancora abbastanza trafficato nonostante la bassa stagione e io avrei avuto maggiori probabilità di incontrare altre persone lungo il cammino. Però ho promesso a mio marito che appena possibile ripercorreremo queste stesse tappe in bicicletta, così velocizziamo sui tempi e facciamo un nuovo ingresso a Roma insieme!

Quali altre esperienze hai avuto prima di questa e quali vorresti fare?

La mia esperienza nel mondo dei cammini è iniziata circa tre anni fa sulla via Francigena, quando in pieno inverno ho percorso la tratta da San Miniato a Siena. L’autunno successivo ho ripreso la Francigena da San Miniato e sono arrivata a Viterbo. La primavera scorsa, invece, ho percorso la Via degli Dei da Bologna a Firenze.

A parte riprendere alcune tappe della Francingena prima di San Miniato e provare a fare Viterbo-Roma in bici (ormai l’ho promesso!!), il prossimo cammino che vorrei fare è il Cammino di San Jacopo che parte da Firenze e passa per Prato, Pistoia, Pescia, Lucca, Pisa e Livorno: per me che sono toscana sarebbe un modo per vedere con occhi diversi territori già familiari.Poi mi incuriosiscono il Cammino dei Borghi Silenti e la Via Francigena del Sud. Come molti camminatori sogno Santiago. Prima o poi riuscirò a farlo accadere!!

Camminare, perché?

Si potrebbero dire tante cose sul cammino come metafora e sul significato più o meno spirituale che ognuno di noi gli dà, ma la verità è che io cammino semplicemente perché mi piace e mi fa stare bene (fisicamente e mentalmente) e, come ho già detto, voglio cercare di fare il più possibile ciò che mi piace e mi fa stare bene, perché così sarò più serena sia con me stessa che con gli altri. Mi assumo il rischio di cadere nel retorico dicendoti che mi fa stare bene perché camminare ti permette di vedere le cose da un’altra angolazione: se cammini semplicemente per il gusto di farlo e di goderti il paesaggio che attraversi, la semplicità dei tuoi passi inevitabilmente spiazzerà tutti i complessi schemi mentali con cui troppo spesso, senza validi motivi, si tende ad affrontare le questioni quotidiane. Secondo me camminare aiuta a vedere (o ritrovare) l’essenziale delle cose e in questo senso a riallinearti con te stessa e con il mondo fuori. E poi c’è tutta la fase preparatoria di scelta, studio e programmazione del cammino che per me ha grande fascino. Infine, penso che in fondo in fondo camminare sia una specie di “droga”: se inizi e ti piace, la voglia di partire non ti lascia più!

La tappa più bella del percorso?

A livello paesaggistico è stata la tappa Vetralla-Sutri. In particolare la tratta che da Capranica porta a Sutri: il percorso passa attraverso un bosco molto rigoglioso e costeggia un fiumiciattolo, oltrepassandolo in più punti attraverso dei ponticelli di legno. Sembra di essere in un bosco incantato e l’arrivo a Sutri con il suo anfiteatro e le cave etrusche lascia veramente a bocca aperta: percorrendo a piedi questo tragitto mi è sembrato di trovarmi in un altro mondo e questa è stata una sensazione bellissima. E poi quel giorno sono partita da Vetralla da sola e un po’ triste, mentre sono arrivata a Sutri stracontenta e in buona compagnia, con altri tre pellegrini che sarebbero diventati una costante di tutto il mio cammino. Anche l’arrivo in San Pietro è stato molto emozionante, così come la vista di Roma da Monte Mario, dove io personalmente non ero mai stata.

A livello di crescita interiore invece la tappa più bella, ma allo stesso tempo la più impegnativa, è stata quella da Viterbo a Vetralla. Si tratta probabilmente di una delle più semplici e brevi, ma per me è stata quella che più di ogni altra mi ha messo alla prova: l’unica che ho fatto veramente tutta da sola (quel giorno non ho incontrato altri pellegrini e in ostello ero l’unica ospite), la prima del mio cammino e quella con più dubbi e punti interrogativi.

AUTRICE: Ilaria Canali – Walk Experience Designer

Professionista della comunicazione, si occupa di promozione dei cammini italiani, del turismo lento e di tematiche femminili. Responsabile della Rete Nazionale Donne in Cammino e founder del gruppo Ragazze in Gamba