Via Francigena

Donna con cappello seduta su albero nel bosco
Homeless, Fearless, Borderless: la vita nomade di Ciriaca+Erre

Ciriaca+Erre è un’artista italo-svizzera di origini materane. Dal 22 aprile 2022, giornata mondiale della Terra, ha cominciato una vita da nomade e pellegrina, tornando ad abitare il pianeta come la sua casa. Partita a piedi senza soldi, dalle caverne della mia città di origine, Matera, si è diretta in Africa – nella caverna dove l’Homo sapiens è sopravvissuto all’era glaciale. Ha così dato vita alla sua ultimissima performance, che unisce l’arte alla vita: ‘2 years, 2 weeks, 2 days, Homeless Fearless Borderless’. Un viaggio lento, di consapevolezza, a ritroso nella storia umana.

Ciriaca ha scoperto la passione per i viaggi a 18 anni, attraversando l’India. La sua pratica artistica passa dalla pittura alla fotografia e l’istallazione urbana, dalla performance ai video. Ha vinto premi importanti ed esposto in diversi musei, gallerie ed istituzioni, dall’Italia alla Svizzera e fino all’Inghilterra. Ha esposto alla Biennale di Venezia, a New York, Los Angeles, Mosca e Berlino, ma ha sempre cercato di portare attivamente l’arte anche fuori dai musei. Ha realizzato diverse opere sui diritti umani e sui diritti delle donne per le quali si è spinta in Africa alla ricerca di remoti villaggi dove tutt’ora vengono isolate le donne condannate come streghe.

Ecco la nostra intervista con Ciriaca+Erre:

Come nasce questo progetto?

‘Nasce durante la pandemia in risposta alla paura che ha dominato il mondo e ai confini che sono diventati sempre più soffocanti fino a esiliarci nelle nostre case. Nasce per ritrovare coraggio e fiducia in se stessi, negli altri e nella vita, superando confini intimi e sociali. Nasce per tornare ad abitare il pianeta come la nostra vera casa. Nasce al fine di “esperire” la vita come un viaggio di consapevolezza, ispirandomi al libro “Siddhartha” del premio Nobel Hermann Hesse, che quest’anno compie 100 anni, scritto proprio laddove ho vissuto gli ultimi anni in Svizzera.

Nasce dal desiderio di vivere con un ritmo più lento in contrapposizione ad un mondo che, dopo la pandemia, è tornato ad accelerare come se nulla fosse successo. In tutto questo c’è l’idea di vivere il presente giorno per giorno, di lasciare andare e di semplificare.

Questa performance nasce come evoluzione di un’altra mia azione performativa realizzata alcuni anni fa al Museo della Permanente a Milano, in cui ho donato oltre 500 oggetti personali dall’80% dei miei vestiti, motorino, bicicletta, sedie e quant’altro. Già allora sentivo che un giorno sarei andata oltre e avrei lasciato andare tutto.

Mi ci è voluto un anno per prepararmi psicologicamente, più che fisicamente, per cambiare completamente la mia vita. Naturalmente non si può essere mai realmente pronti per un progetto del genere…perché, come nella vita, si impara strada facendo. La vita è un viaggio nella consapevolezza’.

Quali sono i valori aggiunti di affrontare questo viaggio da sola?

‘Un viaggio in solitaria è un grande atto di fiducia in se stessi. Sicuramente una grande sfida ma anche una grande opportunità. Questo è un viaggio solitario ma anche di connessione con me stessa, con gli altri e con la natura.

Intraprendere questo viaggio da sola come donna è per me molto significativo, dal momento che la mia ricerca artistica ha toccato spesso temi legati ai diritti delle donne e la loro storia. In questo viaggio, tra l’altro, una delle tappe fondamentali è anche la visita all’ultima comunità matriarcale al mondo in Cina.

Viaggiare da soli ti permette di crescere, avere fiducia in te stesso e nelle tue forze, affrontando le tue paure. Ti permette di aprirti ad un dialogo interiore molto prezioso, spalancando paesaggi interni ed esterni che potranno sorprenderti. Viaggiando da soli l’intuito e l’istinto si risvegliano: scopriamo che siamo molto più forti di quello che crediamo o che gli altri credono. Naturalmente ci sono momenti di stanchezza e di sconforto, nei quali il compagno di viaggio che ci darà supporto e motivazione per tirare fuori la resilienza…siamo noi stessi.

Viaggiare da soli è anche una scelta di libertà significativa. Ma la libertà porta con sé un grande peso, quello della responsabilità. Poter scegliere di cambiare, di sbagliare, di rispettare i nostri ritmi, cosa mangiare, dove andare, cosa vedere, quando fermarsi, dà un senso di libertà meravigliosa. Noi siamo artefici delle nostre scelte e di conseguenza ci prendiamo anche la responsabilità di esse.

In questo viaggio io non mi sento sola – mi sento di tornare a fare parte di un tutto. Devo dire che a volte mi è capitato di sentirmi più sola di così, stando in mezzo a molte persone o con le persone che amo’.

Qual è il tuo obiettivo?

‘L’obiettivo è unire la Vita all’Arte, per tornare ad “essere” prima di “fare”, che è tra le cose più difficili del nostro tempo che ci vuole uniformare come produttori e consumatori. L’obbiettivo è riportare l’arte e la cultura, che sono un patrimonio dell’umanità, sulle strade. Così come voleva anche la filosofa e matematica Ipazia dell’antica Grecia.

Attraverso questo progetto cerco l’utopia ed una vita più autentica.

Sono alla ricerca di nuovi modi di vivere in armonia con la natura, con se stessi e con gli altri, ispirandomi alla prima comunità utopica ecologica e vegetariana Europea nata in Svizzera nei primi anni del ‘900, sul Monte Verità.

L’obiettivo è una sorta di marcia per la pace e per il pianeta.

In questo pellegrinare cerco “l’umanità” nel senso più elevato del termine. Per non dimenticare che questo nome, che ci siamo attribuiti, condensa valori significativi e imprescindibili come solidarietà, empatia e fratellanza, che stiamo perdendo di vista.

L’obiettivo è anche ricordarci che siamo tutti migranti, come si evince dalla scoperta del cosiddetto gene del viaggiatore (DRD4-7R) presente nel 20% della popolazione. L’evoluzione umana è iniziata con la migrazione a piedi dall’Africa: siamo tutti migranti. Voglio ricordare che un tempo i pellegrini e i viaggiatori non venivano lasciati morire ma accolti nelle proprie case e gli veniva donato un piatto caldo.

Ho cominciato a camminare perché è un atto che fa parte della nostra natura e della storia dell’uomo, quanto lo sono il pensiero e la parola. È un’atto “simbolico”, rivoluzionario e pacifico al tempo stesso. Ogni volta che facciamo un passo per avanzare, lasciamo il nostro baricentro, un equilibrio prestabilito per ritrovarne un altro. Ed è questo che fa il pensiero e l’arte, mette in discussione qualcosa di prestabilito’.

Quali tratti della Francigena hai percorso?

‘Ho cominciato il mio cammino proprio dalle caverne di Matera, la mia città di origine, che è parte della Via Francigena. Ahimè, ho dovuto intraprendere subito una deviazione verso la Puglia per visitare una delle prime comunità utopiche, dove la proprietà privata non esiste, e che fa parte della mia ricerca.

Ho potuto riprendere la Via Francigena nel Sud, in Puglia, passando dalla significativa tappa di Monte Sant’Angelo, e da lì verso Roma, con alcune necessarie deviazioni per portare avanti la mia ricerca.

Da Roma ho percorso il cammino della “Via di Francesco”: avrei desiderato arrivare in Svizzera sulla Via Francigena ma ho dovuto fare un altro percorso che toccava dei luoghi significativi per il mio progetto.

Ho ripreso con grande gioia la Via Francigena da Vileneuve, in Svizzera. Ho ripreso con un significativo cammino della pace insieme ad un monaco buddista giapponese che ha fatto cammini in tutto il mondo, venuto appositamente da Londra.

Sono tuttora sulla Via Francigena francese, diretta a Canterbury. Sentirò moltissimo la mancanza di questo percorso storico che riprende i passi degli antichi pellegrini quando lo avrò completato. Un percorso tenuto in vita nei giorni nostri da chi come me ha a cuore un modo diverso, lento ed ecologico di viaggiare.

In questi cammini a piedi ho avuto modo di incontrare persone straordinarie da tutto il mondo con un grande spessore umano. Attraversare questi piccoli paesini, abitati da poche decine o centinaia di abitanti, e trovare accoglienza in famiglie o comuni che sono sensibili all’accoglienza dei pellegrini, è davvero prezioso. Sapere di ripercorrere i passi degli antichi pellegrini è emozionante’.

Ciriaca+Erre

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