Via Francigena

Sergio, pensionato, a settantacinque anni si riscopre pellegrino

Redazione AEVF
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Zaino di 12 chili in spalla, scarponi, cappello, bastoncini da trekking, vestiti comodi e barba incolta (solo quando è in viaggio, però). Segni particolari? Pellegrino. «Dopo 47 anni di scrivania, ho deciso di viaggiare camminando».

Sergio Allegranti, 75 anni (che sembrano 65), si racconta. Ragioniere in pensione, abita a Santomato. Si potrebbe pensare che viva da solo: in realtà ha una bella moglie, due nipotine ed un canone di nome Newton. Ma lui viaggia in solitudine, perché solo così, dice, contempla la natura che lo circonda. Un po’ come diceva Fabrizio De Andrè: solo nella più completa solitudine ognuno riesce ad entrare meglio in contatto con il circostante. Rimasto affascinato da un viaggio a Santiago di Compostela nel 2009, una volta rientrato nel suo paese Sergio non è più riuscito a stare fermo e passa le sue giornate progettando i viaggi futuri.

«Festeggiavamo il nostro quarantesimo anno di matrimonio e mia moglie ha detto: perché non andiamo in pellegrinaggio a Santiago? Abbiamo percorso 810 chilometri mettendoci un mese intero – racconta, occhi ridenti e fisico atletico – ne sono rimasto affascinato. C’erano persone da tutto il mondo, spinte da motivi religiosi o anche dalla semplice curiosità. Francesi, tedeschi, australiani, brasiliani, coreani. Eravamo tutti uguali: potevi essere ricco, povero, di qualunque classe sociale. Lì non importava, eri come tutti gli altri, con lo stesso zaino pesante in spalla. Camminando mi sono accorto di quante cose superflue ci portiamo dietro nella vita di tutti giorni: a Santiago bastava l’essenziale».

Quel viaggio dona a Sergio l’input per continuare. Così, avendo sentito parlare della via Francigena, compra una guida e decide di partire da Altopascio, fino a San Pietro, Roma. «Il pellegrinaggio è durato 17 giorni. Percorrendo circa 25 chilometri al giorno, mi fermavo a dormire in ostelli e conventi, ripartendo all’alba. Sono passato da San Miniato, San Gimignano, Siena, Buonconvento, San Quirico d’Orcia, Acquapendente, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Sutri, Campagnano di Roma, La Storta… –prosegue – La via Francigena è stato il percorso più bello che abbia mai fatto».

Ogni pellegrino, racconta, si porta dietro una sorta di credenziale, una Charta Peregrini rilasciata dalla confraternita di Santiago di Compostela, di Perugia, per segnare tutti i posti visitati. Altro viaggio significativo, quello dalla Sacra di San Michele (Val di Susa) fino a Mont Saint Michel (Normandia). «È stato il percorso più lungo che abbia fatto, ben 1.080 chilometri in 40 giorni – spiega – In Francia ho trovato il corpo di Bernadette ed ho deciso che il pellegrinaggio successivo sarebbe stato da Nevers a Lourdes. Nessuna casualità, scelgo i miei percorsi sulla base di punti per me significativi da cui partire».

Poi Bari-Santa Maria di Leuca, Akko (l’antica Acri)-Gerusalemme, Suelli-Orgosolo, solo per citare altri pellegrinaggi. Tutti rigorosamente con una grossa conchiglia attaccata allo zaino, l’emblema del pellegrino. «Come faccio a fare tutto questo alla mia età? Dove non si arriva con le gambe si arriva con la testa, mi ripeto sempre. È tutta questione di mente. E poi è bello il ritorno, poiché la casa è sempre il punto di arrivo».
E allora, ultreya Sergio, come dicono, salutandosi, i pellegrini.

Alessanndra Tuci

Fonte: Il Tirreno