Rottofreno

Il nome Rottofreno deriva dal germanico roth (gloria) e fridu (amicizia, pace, sicurezza) e quindi Rothfrid significa "amico della gloria". Venne in seguito latinizzato in Rottofredus. Si trova a 10 Km da Piacenza. Capoluogo comunale e quindi sede del municipio, il paese di Rottofreno lega il suo nome alle imprese del famoso generale cartaginese Annibale, protagonista della seconda guerra punica, condotta contro Roma dal 218 al 201 a.C. con una memorabile spedizione in Italia. Narra la leggenda che, nel corso di un'incursione militare, il celebre condottiero fu costretto a fermarsi nella cittadina a causa della rottura del morso, il cosiddetto freno, del suo cavallo.

Questo racconto piacque tanto che ispirò anche lo stemma comunale di Rottofreno, dove è appunto raffigurata la testa di un cavallo con il freno rotto. In realtà, il toponimo deriva dal germanico roth (gloria) e fridu (amicizia, pace, sicurezza) e quindi Rothfrid significa amico della gloria. Il nome longobardo, latinizzato in Rottofredus, venne poi tramandato nei secoli.

Storia

Le notizie sulle origini di Rottofreno sono piuttosto scarse, tuttavia è interessante partire proprio dal toponimo. La leggenda narra che il nome Rottofreno deriva da un fatto accaduto durante la battaglia del Trebbia tra Romani e Cartaginesi: Annibale sarebbe stato costretto a fermarsi nel paese per la rottura del morso del suo cavallo; da questa storia trae origine lo stemma del comune, raffigurante appunto la testa di cavallo con il morso rotto.

Tuttavia, da un esame più approfondito dei documenti antichi, il paese non è mai citato come Rottofreno bensì Rotofredo nome che deriva dal germanico Rothfrid che significa "amico della gloria". In un documento datato 4 giugno 996, si fa menzione del locum e castrum Rotofredi, che, già all'epoca, era un importante centro rurale ubicato ai margini della via Postumia dotato di un castello. Nel 1174, la Chiesa di San Michele e l'Ospedale di Sant'Elena di Rotofredo sono in possesso del celebre monastero di S. Michele della Chiusa, a Susa.

Del castello odierno si hanno notizie a partire dal XVI sec., quando assunse importanza strategica come baluardo di difesa del ducato farnesiano: in esso, nel 1544, vi si rifugiò Filippo Strozzi, costretto a desistere dal tentativo di occupare Milano in nome del re di Francia. Durante la guerra proclamata dal duca Odoardo Farnese contro la Spagna nel 1635, il castellano Cristoforo Ferrari intimorito dalle forze spagnole assedianti, comandate dal generale napoletano Gambacorta, consegnò il fortilizio al nemico.

Il traditore venne poi condannato alla decapitazione. Il castello subì gravi danni ad opera delle artiglierie nel corso di una grande battaglia svoltasi nel 1799. Riadattato sommariamente, in seguito non ebbe più funzioni militari. Attualmente, l'edificio, alterato in epoca imprecisata anche per l'apertura di finestre, è di proprietà privata.

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