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Olcenengo

L'antico borgo di Olcenengo è circondato dal lento fluire dei suoi canali d'irrigazione ed avvolto dalla nebbia d’inverno, fitta ed impenetrabile custode di paesaggi dal sapore antico.

L'agricoltura è il settore economico prevalente di Olcenengo, ma all'ombra delle grandi cascine si sono sviluppate imprese artigianali legate al settore risicolo: officine meccaniche, manufatti in legno, allevamenti di suini con produzione propria di insaccati tipici, piccole riserie a conduzione familiare.

Il Municipio, la piazzetta con la fontana della "sgorgia" e della "rana", la chiesa sono i punti più caratteristici del paese. Del castello, risalente al 1100, non rimangono che alcune parti adibite a casa colonica. Il Municipio è una costruzione compatta che si eleva su due piani. La fontana pubblica in Piazza Paietta è diventata il simbolo del paese: una rana ai bordi della vasca sprizza uno zampillo d'acqua su una "sgorgia" (airone cenerino), il tipico volatile delle risaie.

La chiesa parrocchiale, dedicata ai martiri cristiani Quirico e Giulitta, è in stile barocco piemontese e sorge sopra i resti di una chiesa romanica, abbattuta nel 1930. All'interno della chiesa su un antico muro incluso nella nuova costruzione è conservato un affresco raffigurante Gesù deposto dalla croce: tutto l'affresco è segnato da colpi precisi di martello, come se qualcuno avesse voluto deturpare o distruggere l'affresco.

Pare che un invasato avesse voluto sfregiare in modo sacrilego l'immagine del Cristo, ma di lì a poco, secondo i racconti, ecco che il braccio destro ricade inerte e l'uomo non riesce più a rialzarlo. Sulla navata sinistra della chiesa è conservata una sacra pala raffigurante le anime dell'inferno che innalzano le loro grida di dolore al Cristo deposto dalla Croce.

Di recente l'Amministrazione Comunale di Olcenengo ha presentato un progetto per la ristrutturazione e l'ampliamento del fabbricato Ex Casa del Fascio che sorge al centro del paese, per adibirlo a pinacoteca e fototeca delle Terre d'acqua, con salone polifunzionale ed ostello di sedici posti letto

Storia

La notizia più antica riguardante Olcenengo risale a una disposizione sinodale del 964, in cui è nominata la parrocchia di Auzeningo. Il nome si modificò in Olcenengo, ma resta sempre chiara la sua origine longobarda, perché porta il suffisso "engo" come diversi altri paesi della medesima provenienza.

Tale suffisso, unito ad un nome, indica la proprietà di un signore: nel nostro caso Auzeningo, secondo il Bruzza, significa possedimento di Azone; non si sa però chi sia stato questo personaggio. Verso la fine dell'XI secolo il territorio vercellese fu terrorizzato dalle scorrerie degli Ungari. Questi barbari preferivano razziare nei paesi senza difesa, per le campagne e nei cascinali. Giunsero anche a Vercelli il 13 dicembre 899, saccheggiandola e uccidendo il vescovo e tutto il clero.

Nei paesi attorno a Vercelli la gente aveva paura e non osava più portare i neonati nel Duomo per farli battezzare. Più tardi, cessato il pericolo delle scorrerie, il vescovo Ingone, col sinodo del 964, volle ristabilire l''ordine, ed impose che i parroci delle chiese di Pezzana, Prarolo, Quinto, Calvignasco (Larizzate), Casalrosso e Olcenengo battezzassero i bambini nella chiesa e battistero di Sant''Eusebio, cioè nella cattedrale di Vercelli. Dal documento sinodale sappiamo quindi che nel 964 esistevano sia il paese che la parrocchia di Olcenengo.

Più tardi, il papa Adriano IV, con bolla del 27 dicembre 1156, e il papa Lucio III, nel 1182, riconfermarono alla Chiesa e al vescovo di Vercelli la chiesa di San Quirico e Giulitta di Olcenengo, con le sue decime e pertinenze. Infatti, nell'estimo delle chiese e dei benefìci della diocesi del 1298 è segnato: "Ecclesia de Olzenengo, Cappella castri de Olzenengo, subsunt Capitulo Vercellensi". L'indicazione ci fa sapere che a Olcenengo in quel tempo (1298) esisteva già il castello nel quale c'era una cappella dedicata a San Giovanni Battista.

Ma la roccaforte non è legata a episodi di guerre o di violenze. Apparteneva alla famiglia degli Avogadro di Quinto, che la occuparono pacificamente tenendosi sempre ai margini delle lotte. Dal 1320, la famiglia di Pietro Avogadro di Quinto, che occupava il castello, si specificò meglio come Avogadro di Olcenengo. Nel 1404 il luogo passò sotto i Savoia. Quando gli Avogadro di Olcenengo si spensero nel 1596, i Savoia investirono del castello e del piccolo feudo Eurebio Arona. Poi, con l'estinzione degli Arona, la proprietà, nel 1722, passò ai signori Ricca. Ora il castello ha pochi ambienti adibiti a casa colonica.

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