Noceto

Il territorio comunale di Noceto è delimitato ad Est e ad Ovest da due corsi d’acqua: il fiume Taro ed il torrente Parola. A Nord il limite è costituito dalla via Emilia, mentre a Sud confina con il Comune di Medesano.

Ricercando negli angoli più caratteristici alcune testimonianze del passato, si nota la Chiesa Parrocchiale di San Martino. La chiesa vanta un patrimonio artistico composto da diciotto opere catalogate fra quelle di interesse nazionale, tra le quali è da menzionare il grande dipinto, attribuito a Francesco Scaramuzza (1832), raffigurante S. Martino a cavallo. A lato della Chiesa, di fianco alla canonica, oltrepassando un piccolo cancello e scendendo le scale si trova l'entrata della Cripta di San Francesco.

Girando a destra dall'incrocio si imbocca via Saffi, la terza via sulla sinistra è via San Martino, chiamata ancora oggi "La Castellana": questa era la zona riservata alle case degli artigiani e dei servitori del Signore. L'immagine dell'antico borgo è a tutt'oggi facilmente ricostruibile: le abitazioni, strette le une alle altre, mostrano chiaramente quello che doveva essere l'impianto originario. È da questo rione, il più esterno del complesso fortificato, che si apriva la Porta Castellana, la quale, attraverso un ponte levatoio, collegava il castello alla Chiesa ed alla campagna. Nei pressi si trova la Rocca, severa e imponente, che conserva nel suo aspetto maestoso secoli di storia.

Probabilmente fu innalzata nel tardo ‘400, anche se risulta assai probabile che in quello stesso luogo preesistesse un fortilizio già prima del Mille. All'interno è presente un giardino ancora rigoglioso e ben curato, segno visibile di un antico "hortus conclusus", un giardino chiuso di origine tardo-gotica; esso doveva simboleggiare l'amore per la natura, e rappresentare un luogo di poesia dell'opera del Signore. Meritano si essere osservati, i suggestivi scorci intorno alla piazza, tra le case addossate le une alle altre ed i caratteristici porticati che ospitano negozi al loro interno.

Tornando su Via Don Minzoni, dopo la Chiesa Parrocchiale, la seconda via sulla destra è Viale delle Rimembranze. È un lungo viale alberato come tanti se ne possono trovare nei paesi del parmense; tuttavia, questo è un viale davvero speciale, poiché depositario delle terribili conseguenze di un importante e tragico evento storico.

Fu inaugurato il 15 luglio del 1923, e su ogni pianta venne esposta un cippo ed una fotografia dei soldati caduti in guerra. Ogni albero, immobile e rigoglioso, rappresenta la vita, precocemente stroncata, di giovani nocetani morti al fronte. Alle estremità del viale sono poste due grosse bombe da aereo a simboleggiare la distruzione e le devastazioni seminate dalla guerra.

In posizione centrale, lungo il viale, si trova la cappella dei Caduti, fatta costruire da un Comitato del quale facevano parte rappresentanti delle madri e delle vedove dei soldati caduti.

(testo tratto dalla monografia "Da Noxe'' a Noceto - un territorio da scoprire", a cura di M. Cristina Calicelli)

Storia

Il territorio di Noceto nella preistoria
I primi insediamenti umani in territorio nocetano risalgono ad epoca antichissima, allorquando, ritiratesi le acque del mare, queste terre furono abitate dai primi gruppi preistorici.

Il ritrovamento di alcuni oggetti in pietra testimonia la presenza umana già nell'età paleolitica, anche se la principale civiltà che ha abitato queste zone, formando veri e propri villaggi organizzati, è quella delle terramare. L'espressione terramare deriva da "terra marna", cioè grassa, fertile. In realtà, questi cumuli di terra, usati dai contadini per concimare i terreni, erano i resti di villaggi risalenti all'età del Bronzo.

Già nel periodo preistorico, la valle del fiume Taro rappresentò per le popolazioni una sorta di importante corridoio di collegamento fra l'Emilia ed il Tirreno, e fu proprio attraverso questo naturale passaggio che i Liguri, nell'età del Ferro, penetrarono nelle nostre zone, stanziandosi soprattutto nelle selvagge foreste dell'Appennino.

Dall'età romana al medioevo
La conquista romana di queste zone risale presumibilmente al 183 a.C., anno in cui fu fondata Parma. Nel territorio di Noceto sono stati individuati alcuni insediamenti che risalgono alla prima età imperiale, in località "Gemini" e "Paradiso", sulla costa chiamata Benna. Altri insediamenti, probabilmente di tipo infrastrutturale a supporto della rete viaria, si trovavano nelle vicinanze di Pontetaro.

La prima testimonianza che riporta l'esistenza di una comunità a Noceto risale all'anno 835, quando la regina Cunegonda, vedova di re Bernardo d'Italia, donò i beni di Noceto alle suore Benedettine del Monastero di Sant'Alessandro di Parma. Da allora si susseguirono varie donazioni finché, nel 1077, Noceto passò alla famiglia d'Este. Ad essi toccò l'arduo compito di difendere il territorio dalle mire espansionistiche dei Pallavicino che, dopo alcuni anni, riuscirono comunque ad avere la meglio.

La storia di Noceto è strettamente legata alle vicende che interessarono il castello, ed in particolare i fertili terreni circostanti, ambiti, nel corso dei secoli, dai signori del tempo, che li resero teatro di aspre lotte, in un susseguirsi di diversi feudatari al potere.

Intorno al decimo secolo si assiste al fenomeno dell'"incastellamento": la situazione di grande instabilità politica e di insicurezza, generata dall'assenza di forti poteri centrali, costrinse le popolazioni a cercare rifugio presso rocche e castelli di grandi signori feudatari. Come accadeva nel resto d'Europa, dunque, anche a Noceto comparve una struttura fortificata. Dopo il periodo dei Vescovi-Conti, Noceto passò prima alla casata d'Este e subito dopo ai Pallavicino. Nel 1266 la fortezza fu attaccata dai Guelfi di Parma, che le arrecarono gravissimi danni.

La Rocca di Noceto nella storia
Nel 1345 la proprietà di Noceto passò ai Sanvitale che la mantennero fino al 1416. Seguì poi un periodo di grande instabilità, durante il quale il territorio passò di signoria in signoria finché, nel 1447, Noceto fu conquistato dai Rossi, mentre il castello rimase di proprietà dei Sanvitale. In seguito a varie dispute tra le due famiglie, il Comune di Parma ordinò a Pier Maria Rossi di consegnare il castello a Bartolomeo Frizzoli, nominato castellano dalla comunità.

Nel 1481 Pier Maria Rossi, di nuovo proprietario della borgata, fece rinforzare la rocca per resistere agli attacchi dell'esercito sforzesco chiamato in aiuto dai Sanvitale.

Il 26 aprile 1482 le truppe dello Sforza assediarono la rocca, che riuscì a resistere egregiamente al poderoso attacco nemico. Nonostante ciò, nel maggio dello stesso anno, Pier Maria Rossi, persa ogni speranza di soccorso, accettò la resa. Il castello fu così occupato dai soldati dello Sforza, ed il feudo restituito ai Sanvitale.

Con il passaggio del Ducato di Parma ai Farnese, nel 1612, a seguito della congiura contro Ranuccio II, il castello venne ceduto ai Dalla Rosa che lo permutarono con i Sanvitale in cambio del feudo di Belforte.

La famiglia Sanvitale rimase proprietaria della rocca fino al 1805, anno in cui subentrarono i Santelli. Il castello è diventato di proprietà del demanio dello Stato agli inizi del XX secolo e, attualmente, appartiene al Comune di Noceto che lo ha adibito a centro per le attività culturali.

 

Noceto ed il suo territorio nel Ducato dei Farnese e dei Borbone
Fu nel 1545 che Papa Paolo III Farnese donò al figlio Pier Luigi le terre del parmense, creando il ducato di Parma e Piacenza. Dopo pochi anni, tuttavia, Ferrante Gonzaga si impadronì delle terre della zona, ed il periodo che ne seguì fu davvero uno dei peggiori: le continue lotte che portavano a saccheggi, distruzioni, stragi, segnarono il nascere di una terribile carestia.

Intervenne nuovamente il Pontefice che, grazie ad un accordo con il re di Francia, pose fine alle ostilità nel territorio parmense. Nel 1574, il duca di Parma nominò Luigi Sanvitale conte di Fontanellato e Noceto.

In seguito alla scoperta di una congiura contro Ranuccio Farnese, nel 1612 Barbara Sanseverino con il marito Orazio Simonetta, il figlio Girolamo Sanvitale, Pio Torelli e Giambattista Mari furono condannati a morte ed i loro beni confiscati. Così, parte del feudo fu acquisito dalla Camera Ducale e ceduto ai marchesi Dalla Rosa, mentre l'altra parte rimase ai Sanvitale, che conservarono ancora per lunghi anni la proprietà di una vasta estensione di terre nella zona.

Nel 1733 Giacomo Antonio Sanvitale tornò in possesso delle terre dei suoi avi, permutando il feudo di Belforte con le terre di Noceto ancora di proprietà dei Dalla Rosa.

Il quadro dell'epoca offriva l'immagine di un contado nel quale iniziavano ad apparire notevoli opere per lo sviluppo dell'attività agricola, quali ad esempio la costruzione di una rete di canali, e di un paese in cui il castello perdeva lentamente la funzione strategica militare di un tempo per affacciarsi sul panorama più quieto dell'età moderna.

Estinta la famiglia Farnese, il Ducato passò ai Borbone, e questo periodo, in particolare con il governo del ministro Du Tillot, segnò un momento di grande prosperità. Molti antichi soprusi vennero aboliti, furono fondati istituti di pubblica istruzione e furono promosse opere per il miglioramento della viabilità sul territorio. Furono disboscate vaste aree destinate all'agricoltura, e si diffuse la coltivazione del gelso bianco per lo sviluppo dell'industria sericola.

Risale a questo periodo l'usanza, per le famiglie nobili, di costruire ville o casini di caccia nelle campagne. La sfarzosa nobiltà del tempo amava riunirsi per far sfoggio delle proprie ricchezze, mentre per il popolo la situazione rimaneva piuttosto precaria. Sul territorio vivevano pochissimi nuclei familiari, assai numerosi al loro interno, in catapecchie fatiscenti e costretti a trarre di che sopravvivere da un'alimentazione scarsamente sufficiente. Nel frattempo, l'anno 1795 segnò la nascita del Comune di Noceto come entità giuridica.

Con il governo francese di Napoleone Bonaparte, nel 1802, l'amministrazione del Ducato di Parma fu assegnata a Moreau de Saint Mery, il quale riorganizzò il territorio secondo il modello francese, trasformandolo nel dipartimento detto "del Taro", il nome del fiume più importante. Responsabile del governo locale era un "Maire" (sindaco).

Nel 1816, con l'avvento di Maria Luigia d'Austria, Parma tornò a far parte di un Ducato e le funzioni amministrative e giudiziarie passarono nelle mani di un pretore. Con la costituzione degli Stati parmensi ed il ritorno dei Borbone venne ripristinato il Consiglio degli Anziani che, il 14 agosto 1859, a seguito di un plebiscito, deliberò l'annessione al Regno del Piemonte. Con l'unità d'Italia fu ripristinato il Consiglio Comunale e la nomina del Sindaco.

Agli inizi del 1900, l'abitato di Noceto era composto da una popolazione dedita soprattutto all'agricoltura ed all'artigianato: nonostante questo, la tenacia e la laboriosità di alcuni abitanti permise di raggiungere un buon sviluppo economico, favorendo la nascita di attività commerciali e di piccole industrie.

Il tenore di vita era modesto: per la maggior parte della popolazione il lavoro restava particolarmente faticoso ed il guadagno scarso, anche se non venivano mai a mancare le risorse per poter sopravvivere in modo dignitoso.

Il ventesimo secolo
"Le vicende dello Stato post-unitario vedono questo paese partecipare direttamente ai grandi fenomeni sociali di promozione e progresso del proletariato delle campagne. Ciò accade soprattutto con il famoso sciopero del 1908, che nelle campagne di Noceto ebbe, appunto, origine a seguito delle accese arringhe di Alceste de Ambris".

Forte dovette essere l'adesione popolare alle società di mutuo soccorso, quali cooperative di artigiani o cooperative di consumo, che qui sorsero con vigore come in ogni parte d'Italia. Notevole dovette essere il contributo di giovani inviati al fronte durante la Prima Guerra Mondiale.

Nel frattempo si era meglio organizzata la realtà civica e amministrativa del Comune. A seguito dell'estendersi del suffragio, anche i ceti popolari con la legge del 1913, potevano accedere al voto. L'anno seguente si giungeva alla formazione del Primo Consiglio Comunale democraticamente eletto, che vedeva la prevalenza di consiglieri socialisti.

Nelle campagne si assiste ad un radicale cambiamento tecnologico nel periodo fra il 1945 ed il 1958, in seguito alla meccanizzazione dell'agricoltura: vennero rinnovate le stalle ed il tipo di coltivazione che diventò sempre più razionale e scientifica; l'allevamento del bestiame da lavoro lasciò il posto a quello per la produzione di latte e di carne.

Come raggiungere il Comune

È possibile raggiungere Noceto attraverso diverse vie di comunicazione, a cominciare dall'Autostrada del Sole con uscita nella fraz. di Pontetaro; la via Emilia, che collega Parma a Piacenza; la strada statale n. 357 della Cisa, che attraversa il centro abitato da Nord a Sud; la linea ferroviaria statale, con stazione in località "la Galvana" di Noceto.

Il territorio è, inoltre, attraversato da diverse strade provinciali e comunali che collegano il capoluogo alle frazioni ed ai comuni limitrofi.

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