Via Francigena

Minori, soli, stranieri: “Pedalando Faticando” lungo la Francigena trovano il coraggio di scegliere il loro futuro.

Redazione AEVF
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Hanno 17, 15, qualcuno addirittura 12 anni e molta meno fortuna di tanti loro coetanei. I paesi d’origine l’Egitto, il Senegal, il Ghana, il Gambia, la Guinea e l’Albania. Arrivati in Italia dalla rotta dei balcani o a bordo di un gommone, questi ragazzi accolti in una comunità del Cremonese hanno vissuto un’esperienza importante lungo la Via Francigena.

Mattia Ferrari è un educatore in una comunità residenziale per minori stranieri non accompagnati.  Di storie ne avrebbe da raccontare tante. Storie di ragazzi, a volte poco più che bambini, arrivati in Italia attraverso rotte di fortuna. Arrivati spaventati e soli. Alcuni feriti e con le mani ustionate, altri feriti dentro da colpi non meno duri da sopportare.

Mattia è uno di quelli che il lavoro lo fa per vocazione, perché ci crede, perché lo vive come una missione. Era stanco di vedere omologati i destini e le vicende dei ragazzi con cui si trovava a entrare in contatto: per tutti un minimo di alfabetizzazione e poi subito, come un copione immutabile, la scuola edile per poter mandare qualche soldo a casa. “E’ il pensiero che li ossessiona come arrivano. Vogliono lavorare, mandare i soldi alle famiglie, non pensano ad altro”, ci racconta Mattia che abbiamo raggiunto telefonicamente, “Ero preso dallo sconforto nel vedere come per tutti la strada fosse segnata, come per nessuno di loro ci fosse un bivio, una possibilità, una scelta da maturare.”

L’educatore, che tiene molto al tema della scelta, ci spiega come questa sia per lui il discrimine irrinunciabile per arrivare a fare poi, nella vita, qualcosa con passione. Qualcosa che è frutto della consapevole decisione di intraprendere non una ma Quella strada. E la strada è stata allora l’idea che ha voluto proporre ai “suoi” ragazzi. Un viaggio, insieme. Un viaggio lungo, fuori e dentro di sé, a bordo delle due ruote e lungo la Via Francigena: è nato così il progetto “Pedalando Faticando”.

Partenza: Cremona. Arrivo sulla Francigena a Fiorenzuola e da lì la lunga corsa verso Roma. Andata e ritorno. Un viaggio che è un uscire dalla propria comfort zone, per quanto associare la parola “comfort” alle vite di questi ragazzi suoni al limita del cinico, confrontarsi per forza con l’altro in viaggio con te, aprirsi alle storie che si incontrano, tornare a sorridere con il vento in faccia davanti a paesaggi via via mutevoli.  

Così questi ragazzi hanno pedalato, hanno faticato, hanno scoperto l’importanza del gruppo, hanno imparato a fidarsi e ad aprirsi, a prendere consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte. La Francigena è stato il teatro di questo loro viaggio, con le sue salite, le sue discese e i suoi imprevisti si è ben prestata a fare da metafora del cammino che si può fare lungo la strada e nella vita. Davanti ai suoi snodi ci sono scelte da prendere: proseguire sul sentiero ordinario o piuttosto imboccare una variante?

Ci piace pensare che possa essere stato un suo bivio a far capire per esempio ad Alì, muratore dall’età di 8 anni arrivato in Italia a 15, che le strade a volte si dividono e sta a noi scegliere quale delle due offre il paesaggio migliore, quello a cui volgiamo andare incontro. Dopo il viaggio, Alì ha capito che non voleva fare il muratore. Ha scelto di fare il pizzaiolo. Oggi regala gioia alle persone con le sue pizze, la stessa che ha probabilmente provato “pedalando faticando”.  

 

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