Via Francigena

I colori della Francia. La tavolozza della Via Francigena

Redazione AEVF
Redazione AEVF

Il racconto di Luca Faravelli sulla esperienza di cammino sulla Via Francigena in Francia, nella regione della Franche-Comté. Una esperienza personale e di lavoro, al servizio dell’Associazione Europea delle Vie Francigene per supportare lo sviluppo dell’itinerario europeo.

La terra francese è nuova per i miei scarponi, così come lo sono la campagna, i suoi colori e i tetti dei campanili, dipinti a diverse cromie e la di cui forma ricorda le scaglie di un pesce. La meta è Besançon, la celebre capitale della Franca Contea, ed il percorso inizia a Champlitte, un borgo di quasi duemila abitanti che si trova vicino al confine con la novella regione del Grand Est.

La mattina nuvolosa minaccia pioggia, ma non la incontreremo mai in questi tre giorni, solo qualche timida goccia che non ci impensierisce. La Via Francigena sfiora solo Champlitte, non si addentra nei suoi vicoli per giungere alla Chiesa di Saint Christophe o al castello, ma, quasi di nascosto, la costeggia permettendo al pellegrino una vista panoramica del borgo, quando, lentamente, la sua marcia si spinge verso la collina vicina.

Siamo in tre pellegrini, di cui un francese che si è unito all’ultimo momento, la camminata così si arricchisce, ed al medesimo tempo la nostra testa, di lingue d’oltralpe e d’oltremanica. Il dialogo sulle varie eccellenze gastronomiche e culturali sarà costante divertente ed interessante del nostro viaggio. La sera soggiorniamo a Seveux, piccolo villaggio a sei ore di cammino dal nostro punto di partenza, raggiunto dopo un tortuoso sentiero nel bosco che sfocia sulle sponde del Salon, ampio ma non impetuoso fiume della zona. La serata è allegra, il vino l’accompagna con veemenza, e Roger, oste e proprietario della gîte, svolge perfettamente il suo ruolo di anfitrione.

Il giorno successivo ci spingiamo fino a Bucey-les-Gy ed i colori che incontriamo nelle terre coltivate di questi luoghi quasi ci commuovono: colori vivi, accesi, e diversi oltretutto, arricchiti da un cielo limpido con alcune nuvole, numerose come le mucche che incontriamo costantemente a gruppi ai margini del tracciato. A Bucey-les-Gy alloggiamo in un vero ostello, con la cucina ed ogni servizio fondamentale per un pellegrino; qualche battuta, dopo un meritato riposo pomeridiano sulla branda, sono di sottofondo allo spignattare di padelle e coltelli che tagliano pomodori regalataci dai proprietari, così come all’acqua che cuoce la pasta e rinfranca i nostri stomaci. Incontriamo il letto molto presto quella sera, l’ultima tappa sarà di oltre 30 km, fino a Besançon e, nonostante una piacevole brezza sia sempre presente anche nei momenti più caldi e assolati, le ore di cammino saranno parecchie.

Il cammino verso Besançon ci impegnerà faticosamente per tutta la giornata, tuttavia la strada sarà costellata di deliziosi borghi e persone che si offriranno di aiutarci e riempire le nostre borracce. Sono rimasto molto colpito dalla cordialità e accoglienza degli abitanti del luogo, una signora ci ha perfino offerto della frutta da portare con noi. Giungiamo all’antica città borgognona nel pomeriggio dove ci accoglie Jacques Guy che, con passo svelto ed una veloce oratoria, ci mostra i più significativi edifici storici e qualche curiosità delle vicende qui accadute.

Un tragitto singolare e pittoresco quello che ci ha portato fino a qui, i cui paesaggi serberemo negli occhi e nella memoria, ed il suo terreno, che ha impolverato le calzature, non verrà rimosso tanto presto.

 

Luca Faravelli