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Il comune di Saint Maurice (CH) diventa socio AEVF!

E’ un piccolo comune del Canton Vallese, ma grande è la sua importanza strategica. Saint Maurice si trova lungo la Via Francigena svizzera, esattamente a metà del percorso compiuto da Sigerico nel suo viaggio per arrivare a Roma. L’Associzione Europea delle Vie Francigene si arricchisce così di un importante tassello istituzionale. A lui e ai suoi rappresentanti, il benvenuto di AEVF!

E’ la cinquantunesima tappa dell’itinerario di SigericoIn epoca romana Saint-Maurice si chiamava Agaunum ed era posta in una strettoia formata dal Rodano, assumendo un ruolo di grande importanza strategica. Era distaccata qui la famosa legione tebana, guidata da Maurizio e qui sterminata nel III secolo per il rifiuto di prestare giuramento agli dèi prima della battaglia, poiché si erano convertiti al cristianesimo. Il martirio di San Maurizio e della legione fece dell’antica Agaunum un alto luogo di pellegrinaggio sulla via Francigena collegando Canterbury a Roma.

Sul sepolcro dei martiri nel 515 fu fondata l’Abbaye Saint-Maurice da Sigismondo, figlio del re dei Burgundi. Da quel momento l’Abbazia rivestì un ruolo importante, divenendo il centro della venerazione dei martiri e la principale abbazia del regno burgundo, nonché meta di pellegrinaggio. L’abbazia di Saint-Maurice divenne così il più antico monastero cristiano d’Occidente e vanta tutt’oggi un’attività ininterrotta sin dalla sua fondazione. Testimonianza di questo passato è la commemorazione di San Maurizio che avviene ogni 22 settembre e la Laus perennis, la preghiera perpetua dei canonici sulla tomba dei martiri, usanza che prosegue giorno dopo giorno da 1500 anni.

Anche oggi Saint-Maurice è sede di istituzioni ecclesiastiche ed è nota per la basilica e il suo tesoro, che conserva rari capolavori dell’arte orafa sacraGuerre, incendi e cadute di rocce hanno distrutto a più riprese gli oratori a destinazione funeraria, le chiese e gli edifici monastici costruiti nel sec. IV ai piedi della falesia che domina il sito. La chiesa fu distrutta nel 574 nel corso di una scorreria longobarda. Venne ricostruita e ampliata secondo il medesimo schema planimetrico sotto il re S. Gontrano (561-592). Numerose sono le fasi ricostruttive e gli ampliamenti successivi.

Il Trésor de l’Abbaye, uno dei più ricchi d’Europa, è composto essenzialmente di reliquiari, fra cui per esempio  il Vaso detto “di San Martino” del VII sec. d.C., il cofanetto di Teuderico sempre del VII secolo, l’acquamanile detto “di Carlo Magno” datato IX secolo e la borsa c.d. dei ss. Innocenzo e Candido.

Un piccolo gioiello di natura, arte e storia. Prezioso tassello della Via Francigena nei secoli trascorsi e che siamo sicuri continuerà ad avere, come da decenni a questa parte, un ruolo centrale lungo il cammino. Al fianco di AEVF! 


PER APPROFONDIRE

L’Abbazia di Saint Maurice: 1500 anni di esistenza ininterrotta

Il Castello di Saint Maurice

– Diario di viaggio. Lo staff AEVF lungo la tappa Aigle – Saint – Maurice

– Diario di viaggio. Lo staff AEVF lungo la tappa Saint Maurice – Martigny

– Informazioni tecniche tappa Via Francigena Svizzera 07 Aigle – Saint Maurice

– Informazioni tecniche tappa Via Francigena Svizzera 08 Saint Maurice – Martigny

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Benevento, “Storie in cammino” domenica 21 febbraio lungo la Via Francigena

C’era una volta e una volta non c’era: il giorno 21 Febbraio 2020 un gruppo di eccentrici artisti girovaghi guidati da cavalieri mascherati si aggirerà per le strade del comune di Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento), borgo sulla Via Francigena, per portare ai bambini e alla comunità locale un momento di surreale divertimento in occasione del Carnevalone (la domenica dopo il martedì delle ceneri).

La manifestazione itinerante, un teatro in passi sui generis, che aspira a diventare una tradizione per questa ricorrenza, prende spunto dalle esperienze dei teatri girovaghi del medioevo, dalla “commedia dell’arte” italiana e dalle compagnie teatrali ottocentesche per rielaborarle in una visione contemporanea che affonda le radici nel passato e nelle tradizioni. La carovana attraverserà il territorio del paese con musica e narrazioni, attingendo al meraviglioso mondo delle filastrocche di Rodari. Suono di campanacci e musiche popolari annunceranno l’arrivo di singolari maschere pronte a stupire gli abitanti del luogo trasportandoli in un onirico mondo di racconti e suggestioni, lasciando sul proprio cammino leccornie per bambine e bambini. La caratteristica itinerante della manifestazione riconduce al tema dei pellegrini e della Via Francigena, delle migrazioni e delle contaminazioni di cultura, musica e tradizioni da sempre anima del territorio.

La compagnia d’arte sarà composta da un gruppo di attori dell’Associazione ”Nuova Destinazione d’Uso” e da figuranti a cavallo dell’Associazione “Equites Viae Traianae”, con la partecipazione dei giovani del luogo che vorranno essere coinvolti. La forma stessa dell’evento ne consentirà uno svolgimento rispettoso delle norme di sicurezza anticovid.

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Il tratto italiano della Via Francigena: un viaggio virtuale con Kate Bolton-Porciatti

 

In questi tempi difficili e pieni di restrizioni dovute alla pandemia molti di noi sognano tempi migliori, quando sarà di nuovo possibile viaggiare. Questa conferenza sarà suddivisa in quattro puntate che avranno luogo dal 27 febbraio al 2 marzo e darà ai partecipanti un assaggio del viaggio lungo il tratto Italiano della Via, in attesa che le circostanze permettano di mettersi di nuovo in cammino.  

Registrato in diversi luoghi lungo il percorso, questo viaggio virtuale racconterà la Via Francigena attraverso l’Italia in quattro tappe: a partire dallo spettacolare Passo del Gran San Bernardo sulle Alpi, attraverserà sette regioni di straordinaria diversità culturale e geografica e raggiungerà infine la Città Eterna.

La storica della cultura Kate Bolton-Porciatti discuterà la storia della Via e le sue connessioni con le rotte commerciali lombarde e romane. Considererà perché – per oltre un millennio – pellegrini ed escursionisti hanno scelto di percorrerla. Ascolteremo le testimonianze di pellegrini e monaci del Medioevo, compresi i famosi scritti dell’arcivescovo di Canterbury Sigerico che percorse l’intero percorso nel 990 d.C., così come scritti e riflessioni più recenti.

Seguiremo la Via dalle montagne innevate, dai prati alpini e dalle valli fluviali di Aosta e del Piemonte nel nord Italia, giungeremo poi nei nebbiosi campi allagati e nelle risaie color smeraldo della Valle del Po. Attraversando le montagne e le colline ricoperte di viti dell’Emilia-Romagna e della Toscana raggiungeremo il terreno vulcanico intorno al Monte Amiata, per poi costeggiare lo scintillante lago di Bolsena fino ai paesaggi più selvaggi del Lazio. Ci fermeremo presso abbazie, chiese rurali, santuari stradali e antichi ospizi; visiteremo castelli medievali e borghi fortificati, così come alcune delle città storiche d’Italia. Infine, assaggeremo alcuni dei cibi tipici che caratterizzano le diverse regioni, dalle tradizioni alpine a quelle mediterranee.

Le quattro lezioni si svolgeranno in lingua inglese e offriranno anche consigli pratici per chiunque voglia percorrere la Via Francigena a piedi, in bicicletta o a cavallo, oltre a suggerimenti sul come e dove raggiungere brevi tratti del percorso in auto o con i mezzi pubblici.

Informazioni sul docente

Kate Bolton-Porciatti è docente di storia della cultura e della musica italiana presso l’Istituto Lorenzo de’ Medici di Firenze, dove tiene corsi di laurea e master in materie umanistiche. Insegna anche al British Institute di Firenze e all’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Kate è autrice di diverse pubblicazioni come accademica e giornalista; è una critica musicale per BBC Music e una scrittrice di viaggi per The Daily Telegraph, UK. Prima di trasferirsi definitivamente in Italia nel 2005, è stata senior producer e broadcaster per BBC Arts & Classical Music a Londra e ha vinto prestigiosi Jerusalem e Sony Awards per i suoi programmi. Ha discusso la sua tesi di laurea in Italia, incentrata sulla cultura musicale della Firenze del primo Rinascimento.

Per maggiori informazioni e iscrizioni: https://conversations.contexttravel.com/products/via-francigena-journey

 

 

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VF Italia, tappa 22: Frana a Casalina, Pontremoli (Toscana)

Ci segnalano che nel borgo di Casalina, lungo la tappa che dal Passo della Cisa conduce a Pontremoli,  la strada che passa all’interno del paese ha subito una frana, facendo crollare il muro di sostegno della strada anzi detta.

Si tratta di un tratto molto suggestivo che porta ad un ponticello accanto ad un vecchio mulino, da dove la strada continua sotto il fresco dei castagni. 

Sono state avvisate le autorità competenti. 

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Buon primo compleanno all’Associazione Amici della Via Francigena Viterbo!

L’11 febbraio 2021, l’Associazione Amici della Via Francigena Viterbo, ha compiuto il suo primo anno. L’Associazione, senza scopo di lucro, nata per valorizzare la Via Francigena e assistere i pellegrini che la percorrono, svolge la sua attività nella Parrocchia Santa Maria Nuova di Viterbo.

In realtà, l’operato degli “Amici della Via Francigena” è iniziato circa quattro anni fa (11 febbraio 2017), dapprima offrendo ai pellegrini e ai camminatori la Benedizione dei Pellegrini nella chiesa di San Pellegrino, unitamente a un’assistenza informativa; poi dall’inizio del 2019 con il sostegno del Parroco don Mario Brizi e alcuni volontari guidati da Vincenzo Mirto, ideatore e animatore dell’iniziativa, sono stati attrezzati alcuni locali della Parrocchia adibiti ad Ospitale del Pellegrino, struttura per l’accoglienza dei pellegrini per la notte. Nel biennio 2019/2020, durante i periodi di apertura (marzo – settembre) e sempre nel rispetto delle norme igienico-sanitarie emanate dal governo centrale per contrastare l’epidemia Covid19, l’Ospitale del Pellegrino ha accolto e assistito centinaia di pellegrini italiani e stranieri, di oltre 44 nazioni, molti di questi provenienti da oltre oceano, offrendo loro un letto per la notte e numerose informazioni tecniche, turistiche e alloggiative utili per il proseguimento del loro viaggio fino alla tomba dell’Apostolo Pietro.

Inoltre, a coloro che ne facevano richiesta, venivano messe a disposizione le Credenziali del Pellegrino, documento essenziale per il ritiro del Testimonium, una volta giunti a Roma. Nel giugno del 2020, l’Associazione Amici della Via Francigena ha assunto una veste nazionale e internazionale, stipulando una convenzione con l’Associazione Europea Vie Francigene. Nel successivo mese di ottobre ha collaborato con l’Associazione ONLUS “SETTING IN CAMMINO” nell’ambito del progetto ideato dalla stessa ONLUS denominato: “Un Cammino di Giustizia 2020”, offrendo locali, assistenza e competenze.

L’Associazione Amici della Via Francigena, oltre alle attività finora svolte ha in cantiere altri progetti, come ad esempio la SETTIMANA DEL PELLEGRINO, con conferenze e una mostra sul tema di pellegrinaggi e cammini. Ecco in sintesi alcune delle attività di un’Associazione nata per dare ai pellegrini la certezza di essere accolti in una struttura amica, in una città “Francigena” come Viterbo, disponibile ad accogliere coloro che, con le diverse e personali motivazioni, hanno deciso di intraprendere il cammino su una delle Vie di Pellegrinaggio tra le più antiche d’Europa.

L’Associazione Amici della Via Francigena è giovane ed è formata da volontari motivati e animati da un non comune desiderio di mettersi a disposizione dei pellegrini. Inoltre, l’Associazione è aperta a tutti coloro che vogliono donare volontariamente alcune ore del loro tempo per mettersi a disposizione dei pellegrini o per promuoverne gli scopi e le iniziative.

Chi fosse interessato a svolgere il servizio di volontariato può chiamare il numero 3346960175 (Vincenzo) o visitare il sito web , continuamente aggiornato, dove è possibile reperire maggiori informazioni sulle attività. 

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Yummy Francigena: IL CAFFE’ VALDOSTANO

Ad Aosta, città che segna il passaggio dalla Svizzera all’Italia lungo la Via Francigena e dopo il passo del Gran San Bernardo, ogni cena che si rispetta si chiude con il tipico caffè alla Valdostana!

Scopriamo meglio di che si tratta! E’ un antico caffè ben zuccherato, corretto con grappa, genepy, cognac e aromatizzato con bucce di limone e arancia: una vera e propria infusione di calore ed energia.

E la “Grolla”? “Grolla” è il nome che viene dato al contenitore tipico di questa bevanda, una ciotola intagliata nel legno con diverse aperture dove ognuno degli invitati può bere in segno di amicizia.

Una storia particolare, ai tempi del covid. Ma che abbiamo voluto condividere con voi proprio per augurarci di tornare presto ai tempi spensierati in cui bere, addirittura!, dalla stessa tazza non suonava poi così strano.

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“Francigena: la via delle culture”, di Marzia Liuzza

Marzia Liuzza è laureata in Turismo, Cultura e Sviluppo dei territori. Crede e lavora per un turismo responsabile, sostenibile e di qualità. Per questa ragione si occupa della valorizzazione dei territori e delle sue componenti tangibili e intangibili, mettendo al centro la comunità e il patrimonio culturale. Ha realizzato questo articolo che parla della Via Francigena. 

 

Francigena: la via delle culture

Il viaggio. Una pratica antichissima

L’etimologia della parola “viaggio” deriva dal latino via. Il termine rimanda all’idea di un cammino lungo una direttrice, un percorso. Gli antichi cammini, come la Via Francigena, un tempo erano percorsi da pellegrini, re e mercanti. Del viaggio si parla anche nella Bibbia. Dio invita l’uomo a dover popolare la terra e Dio viene anche definito come colui che protegge il viaggiatore. Nelle Sacre Scritture più volte si rimanda alla richiesta di protezione da parte di chi sta per intraprendere il viaggio.Il viaggio è percepito come un’esperienza che ci trasforma: questa pratica permette l’incontro di culture diverse e il veicolo di patrimoni culturali inestimabili. Al ritorno dal viaggio non siamo più le stesse persone di quando siamo partite, siamo umanamente e culturalmente più ricche.

 Dalle scritture di Sigerico a Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa

La Francigena, così come la conosciamo noi, è stata ricostruita grazie ai diari dell’arcivescovo Sigerico. Moltissimi erano i pellegrini di tutta Europa che usavano questo itinerario per arrivare a Roma e compiere il loro viaggio verso la santa benedizione. Nel 1300, infatti, Papa Bonifacio VIII attraverso la bolla Antiquorum Habet Fida Relatio, proclamò la prima indulgenza plenaria della Chiesa Cattolica. Con il giubileo ci fu un’affluenza imponente di pellegrini verso Roma, a tal punto che il Pontefice concesse l’indulgenza per tutto l’anno e in futuro ogni cento anni.

Il diario di Sigerico

Nel 1994 il percorso ottenne la certificazione di Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, attestazione prestigiosa che comporta alti standard qualitativi di fruizione turistica. La Via Francigena, può essere presa come esempio di un’efficace gestione di sviluppo territoriale ed economico. É riuscita a utilizzare in modo strategico il territorio, mettendo al centro le comunità e il patrimonio culturale, generando al contempo benessere economico e sociale e sviluppando un’efficace filiera turistica.

Il percorso si snoda tra Francia, Inghilterra, Svizzera e Italia, e ogni anno sono tantissimi i pellegrini che intraprendono il cammino, infatti, anche il colosso di prenotazione online Booking, l’ha inserita come uno dei migliori cinque pellegrinaggi in Europa.

La Francigena unisce da nord a sud l’Italia con antichissimi tracciati che possono essere percorsi in bicicletta o a piedi. Da Aosta a Matera sono molti gli itinerari proposti.  Sono percorsi immersi nella natura, dove si possono vivere delle esperienze autentiche, incontrando altri pellegrini, visitando città diverse e assaporando i sapori e le tradizioni locali. I pellegrini più audaci, che riescono a fare gli ultimi 100 km a piedi o 200 km in bicicletta, fino a raggiungere San Pietro, ottengono il testimonium, un documento che certifica il pellegrinaggio fino a Roma devotionis causa.

Il testimonium

Via Francigena for future: quale futuro ci aspetta?

La frase caratterizzante lo scorso 2020 è stata quella di evitare gli assembramenti. Cammini come la Via Francigena, rappresentano una delle soluzioni turistiche più ottimali post covid, in quanto offrono il giusto compromesso tra vacanza e sicurezza. Inoltre l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) è molto sensibile al tema della crisi climatica e infatti ha aderito al movimento Global Strike for future con lo slogan Via Francigena for Future. L’intento è di migliorare e accrescere la promozione di tutte quelle pratiche, che possano incentivare comportamenti nei pellegrini più sostenibili, in linea anche con gli obiettivi di Agenda 2030.

Nel 2021 è atteso il grande evento Road to Rome organizzato da AEVF in occasione del ventesimo anniversario della fondazione. Un evento a staffetta per ripercorrere i 3200 km della Via Francigena.

In conclusione, itinerari come la Via Francigena riescono oggi a legare, attraverso la pratica del cammino, storie e luoghi geograficamente lontani sotto un unico patrimonio culturale europeo. Un veicolo di valori tangibili e intangibili, di storie, racconti e incontri lungo i diversi tracciati. Come disse anche lo storico medievalista Jacques Le Goff « la Via Francigena può essere essenzialmente considerata come una via di culture. Impegnarsi per la Via Francigena significa impegnarsi per la realizzazione dell’Europa delle culture.»

 

Marzia Liuzza

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La Storta, Roma: inaugurata la Fontanella Francigena

Giovedì 11 febbraio è stata inaugurata a La Storta (RM) la fontanella ormai nota come “Fontanella francigena“, ubicata all’incrocio tra Via Cassia e Via dell’Isola Farnese. Presenti le Istituzioni e il Dipartimento comunale SIMU competenti nell’esecuzione dei lavori.

A seguito dell’opera di recupero promossa dall’organizzazione “Gruppo RetakeRoma La Storta” e realizzata dal Dipartimento SIMU del Comune di Roma (Servizio Infrastrutture Mobilità Urbana) il manufatto, che risale agli anni ’50 del secolo scorso, è stato finalmente liberato dai rovi che la occultavano completamente. I volontari si sono impegnati anche nella periodica pulizia dell’area ed alla contestuale sensibilizzazione presso gli Uffici competenti, affinchè venisse ripristinata l’erogazione dell’acqua.

La fontanella risultava infatti inattiva da moltissimi anni, un vero peccato vista l’importanza – ben nota ai pellegrini – di avere punti di appoggio lungo il percorso dove riempire la borraccia, specialmente nei mesi più caldi della stagione, quando centinaia di camminatori si mettono in viaggio lungo la Francigena. Il manufatto che ospita il tipico “nasone” è stato restaurato nelle parti fatiscenti, mentre la fontanella e l’area immediatamente circostante sono state “restituite” ai cittadini ed ai Pellegrini di passaggio lungo la Via, in una veste completamente rinnovata.

”Ridiamo luce a questa bellissima fontana e a questo punto focale d’incontro per ogni Pellegrino che attraversa il nostro Municipio e la Francigena” sono le parole del Presidente del XV Municipio Stefano Simonelli che nel suo intervento ha evidenziato come l’opera sia stata possibile grazie alla determinazione dei Volontari di RetakeRoma La Storta ,alla dedizione dell’Assessore Annunziata ed al contributo fondamentale del Dipartimento Simu. Oltre alla ristrutturazione della fontana è stato  realizzato un marciapiede pavimentato delimitato da cordolo in travertino, protetto da parapedonali per la sicurezza di chi cammina. Sono state inoltre realizzate tre aiuole.

Il pellegrino potrà pertanto rifornirsi d’acqua e riposarsi sulle sedute in marmo del manufatto;è stata collocata anche la piccola insegna “Fontanella Francigena” ed una targa celebrativa dell’inaugurazione che riproduce la fontana verrà affissa a breve,entrambe idee realizzate a mano dal volontario Retake Alessandro Grisley. La fontanella è oggetto di cura dell’Associazione dall’ottobre del 2019 ed è stata teatro di numerosi incontri con i pellegrini, che la sceglievano volentieri come luogo ove scattare una foto ricordo. “Ora più che mai sarà un piacere per noi accoglierli in un luogo a cui è stata finalmente restituita dignità”, ha dichiarato Alessandra Finiti, volontaria appassionata di Via Francigena del Gruppo RetakeRoma La Storta.

La fontanella durante i lavori

 
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“La Via Francigena mi ha cambiato la vita. Oltre ogni aspettativa.”

Marco Rip, all’anagrafe Marco Turconi, ha fatto una scelta radicale: ha lasciato il mondo della finanza dopo dopo aver camminato lungo la Via Francigena. Lo racconta in audio documentario.

Correva l’anno 2020, ma correva un po’ anche tutta la sua vita. Giunta, per dirla col sommo poeta, “nel mezzo del cammin” al compimento del trentacinquesimo anno d’età. Un lavoro nel mondo della finanza milanese, l’ufficio in San Babila, il “colletto bianco”. Marco era al centro della frenetica vita del capoluogo lombardo, atterrato in quel mondo lavorativo dopo essersi in realtà lasciato alle spalle studi umanistici e alcune esperienze nel mondo del teatro sociale.

“Arrivando dal terzo settore l’approdo nel mondo della gestione patrimoniale mi ha dato subito quel senso di strutturazione che lì per lì mi è piaciuto, rispetto al precedente ambiente di provenienza. Poi però la scorsa primavera, quella del 2020, ho iniziato a sentire mancanza d’aria. Avevo una sorta di sensazione di identità scollata: anche se il mio campo era quello per così dire della “finanza etica”, mi sono trovato a fare pura rendicontazione e gestione patrimoniale. Avevo perso completamente dei pezzi di me, come quelli legati ai suoni e alla musica”. Marco ha infatti da sempre la passione per ciò che è sonoro e nel tempo libero fa il sound producer, attività grazie alla quale realizza delle collaborazioni nel mondo della pubblicità. Ma niente di più.

Alla fine questa mancanza d’aria è diventa però preambolo dell’asfissia e così decide di mollare tutto. “Come un pazzo, nel 2020, in piena pandemia ed incertezza ho pensato di abbandonare un posto di lavoro sicuro. Mi hanno fatto una controproposta, un periodo di aspettativa. Ho accettato”. E ha pensato di mettersi in cammino, lungo la Via Francigena. Percorsa da Fiorenzuola a Roma.

Cartello lungo la Via Francigena

E proprio l’aspettativa è stata al centro della sua idea per ripartire. Aspettativa che da lì a poche settimane, al momento della partenza, ha declinato in quattro accezioni: c’era l’aspettativa lavorativa, quella nei confronti del viaggio che stava per intraprendere, quella delle persone che lo guardavano per capire che cosa si fosse messo in testa, e quella del poi. Di quello cioè che sarebbe venuto dopo il cammino, una volta finita l’esperienza. Aspettativa che darà poi anche il titolo al suo audio racconto dedicato alla Via e che titolerà, appunto “Oltre ogni aspettativa”.

Quella esperienza andava fatta: “Avevo bisogno di una fatica che fosse fisica e mentale – ci racconta ancora Marco – e il cammino era quello di cui avevo bisogno. Pensavo di stare via un paio di settimane, invece ho camminato un mese.” Gli chiediamo perché il cammino gli ha cambiato la vita. “Mi ha fiducia in me stesso. Fiducia che il camminare ti inietta perché la senti fisicamente: il corpo diventa ogni giorno più forte e questo si riflette sulla mente. Da tanti anni non sentivo di poter dire “credo in me stesso”. Ho ritrovato una relazione con la natura che avevo trascurato e l’ho rivissuta in una dimensione mia. Mentre ero in viaggio ho così pensato di realizzare l’audio documentario, che è diventato poi il vettore verso la mia nuova vita professionale.”

Il fiume Elsa, in un passaggio della Francigena Toscana (SI)

Sì perché i suoni, che da sempre lo affascinano, lo avevano spinto a mettere nello zaino (dove ognuno – si sa – tende a riporre solo l’essenziale più essenziale sapendo che devi poi portartelo addosso per giorni e centinaia di chilometri) uno “Zoom”: un microfono professionale portatile.  Quello per lui rientrava nell’essenziale, e già solo quello avrebbe dovuto fargli capire molte cose.  “La Francigena è tessuti che si intrecciano, storie e incontri che ho sentito da subito risuonare nelle mie corde. Un cammino che se affrontato nel modo giusto (che per me è stato da solo e a piedi), ha la potenza di suonarti corde che non suonavano da tanto, per ognuno in maniera diversa.  E per chiunque lo faccia.”

Così, ad un tratto, ha deciso che doveva iniziare a registrare. Gli incontri, i suoni, le voci. E farci un diario. Un diario da ascoltare, un racconto sonoro del viaggio. Le persone che ha coinvolto lungo il percorso hanno reagito con grande entusiasmo “con totale accoglienza e voglia di partecipare alla cosa, come accade in cammino: c’è un’apertura mentale pazzesca. Chiunque abbia una storia interessante da raccontare ti coinvolge e la vivi come una spugna. Si entra tutti in contatto, si cammina e ci si racconta.” 

Marco ora ha tanti progetti lavorativi, tutti legati al mondo del suono. Alcuni cercati, altri arrivati da persone e realtà che erano entrati in contatto con “Oltre Ogni Aspettativa”.Dalla produzione di audio documentari (che poi vedranno la luce in forma di podcast), ad alcuni concorsi di settore, fino alla musica. Sarà infatti parte di un grande progetto Europeo “End Climate Change, Start Climate of Change” promosso dalla NGO WeWorld sul cambiamento climatico. Lo farà da musicista e andrà in scena con la compagnia di circo contemporaneo “MagdaClan”.

Marco Rip al lavoro mentre “cattura” i suoni

Quest’anno passato è stato particolarmente significativo per lui. Oltre al cambio radicale della sua attività, ricorrevano anche i dieci anni dalla scomparsa di uno dei suoi migliori amici. Quel tipo di anniversari che in cammino assumono un significato particolare, perché “Camminare ti riallinea con ciò che pensi e ciò che senti. Durante il viaggio le persone che uno ha perso le senti vicine, me lo ha raccontato anche qualcun altro che si portava dietro come me qualcuno di caro. In cammino si piange tanto, si butta fuori, ci si toglie i pesi, si trova una bella interconnessione emotiva. Si impara a vivere in maniera migliore.”

“Oltre ogni aspettativa” è stato trasmesso su Rai RadioTre , all’interno della trasmissione “Tre Soldi” ed è disponibile su Rai Play. È diviso in tre puntate e ve ne raccomandiamo l’ascolto cliccando qui. 

 

Credit Photo Marco Rip

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Una tesi di laurea sulla tendenza a ripetere l’esperienza del pellegrinaggio e l’impatto di questo sui territori: il lavoro di Sara Stefanelli

Sara Stefanelli ha 24 anni, è di Milano, lavora come consulente della pubblica amministrazione nella gestione dei fondi comunitari europei per lo sviluppo regionale. Ha studiato, nel suo percorso di laurea triennale e magistrale, economia e management per l’arte, la cultura e la comunicazione. Ha conseguito la sua seconda laurea con la tesi “Analisi della Formazione della Loyalty nell’Ambito delle Esperienze delle Vie di Pellegrinaggio: Variazione nelle Motivazioni”“. Si racconta ad AEVF.

“Mi piace definirmi come “nomade e cosmopolita”, caratteri che derivano in parte della mia storia personale – i miei genitori sono salentini, io sono nata a Roma e ho vissuto a Firenze, prima di arrivare a Milano – e in parte per le mie esperienze di vita e di studio all’estero, che mi hanno portato a vivere in quattro diversi paesi. Sono da sempre appassionata di arte, di cultura in senso più ampio, e di valorizzazione del territorio tramite questa, e in futuro mi piacerebbe lavorare nell’ambito della consulenza nel settore culturale. 
 
Da diversi anni sono una pellegrina, ho infatti percorso diversi tratti della Via Francigena in Italia, il Cammino di Santiago e la Via Amerina in Umbria. Circa un anno fa ho conseguito la laurea specialistica in “Economics and Management for Art, Culture, Media and Entertainment” presso l’Università Luigi Bocconi di Milano, con una tesi dal titolo “Examining Loyalty Formation in Pilgrimage Routes Experiences: a Variation in Motivations”.
 
 

 

L’idea per il mio lavoro di ricerca nasce dall’esperienza di pellegrinaggio sul Cammino di Santiago, in cui osservando i territori attraversati mi sono resa conto dell’impatto che la presenza del cammino ha su di essi. Paesi che altrimenti sarebbero soggetti a spopolamento e conseguente scomparsa sopravvivono invece grazie alla presenza stessa del cammino, che porta ogni anno sul territorio migliaia di visitatori. Ho quindi ragionato sul potenziale impatto che la Via Francigena potrebbe avere sul nostro territorio – fortemente soggetto a un grande fenomeno di urbanizzazione, spopolamento e abbandono dei piccoli centri – e sulla conseguente necessità di valorizzazione delle diverse Vie italiane.
 
Ho inoltre osservato attraverso le persone che mi circondavano durante il cammino, una forte tendenza a ripetere l’esperienza di pellegrinaggio una volta che questa è stata vissuta un prima volta. Questo fenomeno di “necessità del cammino” (loyalty) che si alimenta durante la prima esperienza è elemento fondamentale sul potenziale impatto che la valorizzazione delle vie potrebbe avere sul nostro territorio, ciò considerando soprattutto che la percorrenza delle vie italiane raramente rappresenta una prima esperienza, ma piuttosto una ripetizione dell’esperienza del pellegrinaggio.
 
Per poter meglio delineare le modalità di valorizzazione da applicare sul territorio in funzione delle motivazioni che portano a camminare, ho quindi tentato nel mio lavoro di spiegare la loyalty nel settore delle vie di pellegrinaggio, tramite lo studio della sua correlazione con altre variabili, nello specifico la soddisfazione generata dall’aver vissuto una prima esperienza di cammino e le motivazioni che spingono a camminare, attraverso una raccolta dati diretta.  In particolare, ho studiato la presenza di una variazione tra le motivazioni che portano le persone a percorrere una prima volta una via di pellegrinaggio (tendenzialmente il Cammino di Santiago) rispetto a quelle che invece portano a ripetere l’esperienza (solitamente più legate al tema della natura, dell’esperienza all’aperto e dell’atmosfera del cammino). Una volta delineati questi aspetti è infatti più semplice individuare su quali aspetti di gestione del territorio e di comunicazione sarà necessario lavorare per poter valorizzare le Vie di pellegrinaggio italiane, maggiori e minori.”
  

 

Di seguito l’incipit dell’Abstract: 
 
“Attraversando il paese di Gonzar, a meno di 100 km da Santiago de Compostela, con il fisico affaticato e la mente densa di emozioni, non è possibile non rimanere stupiti nell’osservare gli effetti che ha il Cammino sul territorio che attraversa. Paesi che altrimenti smetterebbero di esistere, sopravvivono invece grazie alla presenza del Cammino. È immediato poi il collegamento con le particolarità del nostro paese, l’Italia, caratterizzato da una fitta costellazione di piccoli paesini, gioielli del nostro territorio, ma oggigiorno soggetti a forte spopolamento, invecchiamento della popolazione e abbandono, con conseguente scomparsa nel tempo.

Da questa osservazione risulta quindi chiaramente evidente la possibilità di valorizzare il nostro territorio tramite la gestione e lo sviluppo dei cammini che lo attraversano, prima fra tutte la Via Francigena, nelle sue varianti del Nord e del Sud. 

Altro elemento osservabile lungo il Cammino di Santiago, in particolare attraverso un confronto con le persone che lo percorrono, è una certa tendenza a ripetere l’esperienza del pellegrinaggio una volta che questa è stata vissuta una prima volta. La maggior parte dei pellegrini sono infatti abitudinari a questo tipo di esperienza, avendola ripetuta più e più volte, in località e con varianti diverse. Si può quindi affermare che questi soggetti abbiano sviluppato quella che in termini tecnici si definisce, loyalty, fidelizzazione alle esperienze di Vie di pellegrinaggio. Elemento ancora più particolare osservato, è che la tendenza a ripetere queste successive esperienze è guidata spesso da motivazioni diverse rispetto a quelle che portano a percorrere il pellegrinaggio una prima volta, come se quindi queste fossero oggetto di una variazione, conseguenza della consapevolezza dell’esperienza.

 È da questi due punti fondamentali che parte il lavoro di ricerca, oggetto della tesi di laurea magistrale in Economics and Management in Arts, Culture, Media and Entertainment, dal titolo: “Examining Loyalty Formation in Pilgrimage Routes Experiences: a Variation in Motivations” (“Analisi della Formazione della Loyalty nell’Ambito delle Esperienze delle Vie di Pellegrinaggio: una Variazione nelle Motivazioni”).

Poiché infatti la Via Francigena rappresenta classicamente una ripetizione dell’esperienza del pellegrinaggio – ciò dovuto ad una popolarità più ampia e ad un maggiore sviluppo a livello internazionale del Cammino di Santiago – per una sua corretta gestione, è fondamentale comprendere cosa porti le persone a ripetere questo tipo di esperienza e in particolare, quali siano le motivazioni driver di questa scelta. Risulta infatti di estrema importanza cercare di analizzare questi aspetti, in modo da poter meglio comprendere come gestire e valorizzare in generale le vie di pellegrinaggio, in particolare in questo caso la Via Francigena, delineando aspetti gestionali e di comunicazione più efficienti ed efficaci nel compito di soddisfare ed attrarre i pellegrini. Inoltre, questa valorizzazione della Via porta con sé tutta una serie di conseguenze positive sul territorio che attraversa, sia a livello sociale, che economico e culturale, rendendo ancora più evidente la necessità di conoscere gli aspetti qui delineati.

L’obiettivo della presente ricerca è quindi quello di cercare di comprendere le fasi del processo che porta alla fidelizzazione a questo tipo di esperienze e quali siano gli elementi che spingono gli individui a viverle e a ripeterle.

Dopo aver collocato il tema nel macro-ambito del turismo culturale e in particolare degli itinerari culturali, con tutte le caratteristiche e le conseguenze ad esso connesse, e dopo aver compiuto una revisione della letteratura precedente in tema di studio della formazione della loyalty nel generico ambito delle esperienze – poiché questa tematica non era stata precedentemente trattata nello specifico campo degli itinerari culturali e delle Vie di Pellegrinaggio – l’impostazione della ricerca si compone di tre fasi, ovvero:

  • una prima definizione di un modello per spiegare la formazione della loyalty nel settore di riferimento sulla base della revisione della letteratura precedente;
  • un’analisi esplorativa del fenomeno per comprendere la coerenza del modello precedentemente definito rispetto al settore e per revisionarlo di conseguenza – si definiscono inoltre in questa fase  gli strumenti per la raccolta dati e per la verifica di tale modello;
  • un’analisi statistica per poter verificare la significatività del modello ipotizzato e quindi la sua validità e le sue conseguenze in termini di valorizzazione e gestione del territorio.

Non possiamo che ringraziare Sara Stefanelli per la passione e l’impegno messo nella realizzazione di questo lavoro di rcerca,  che ha per obiettivo ciò che anche noi, come Associazione Europea delle Vie Francigene, abbiamo di più caro: la promozione e lo sviluppo sostenibile dei territori che la nostra Via attraversa. Buon cammino! 

 
L’Abstract della tesi nella sua interezza è consultabile cliccando qui
Per maggiori informazioni Sara Stefanelli: sarastefanelli@hotmail.com
 
Credit Photo Sara Stefanelli