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Cammina con noi

Il gruppo stabile di camminatori dell’evento “Via Francigena. Road to Rome 2021” sarà composto da membri dello staff AEVF, rappresentanti di associazioni locali, giornalisti e blogger. Anche Tu puoi partecipare, con una delle seguenti modalità:

Attenzione: il programma dell’evento potrà essere soggetto a modifiche e/o cancellazioni derivanti dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

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L’evento “Via Francigena. Road to Rome 2021” è organizzato da AEVF assieme a tutti quanti collaborano allo sviluppo della Via. L’evento valorizzerà i principali siti culturali, storici e turistici presenti lungo la Via Francigena

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Le donazioni raccolte attraverso la campagna di crowdfunding saranno interamente utilizzate per la manutenzione e la promozione della Via Francigena:

  • €1 ogni €10 donati sarà usato per la manutenzione generale del percorso della Francigena, ad esempio per migliorarne la segnaletica, per raccogliere spazzatura e sfoltire la boscaglia, in modo da rendere l’intero sentiero facilmente percorribile per camminatori e ciclisti.
  • Grazie al tuo piccolo ma grande aiuto saremo capaci di promuovere ulteriormente questo importante itinerario culturale.
  • I proventi aggiuntivi verranno usati per creare un breve docufilm dopo l’evento, con lo scopo di promuovere i territori
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La scelta e la preparazione dello zaino

Cosa portare nello zaino? Un problema che affrontiamo ogni volta che prepariamo un’escursione, ma che nel caso di un lungo viaggio a piedi assume un’importanza fondamentale, e può fare la differenza tra una splendida esperienza e un inferno.

Chi affronta per la prima volta un lungo viaggio a piedi tende a caricare un peso eccessivo sulle spalle, senza rendersi conto che uno zaino pesante aumenta notevolmente la fatica, e soprattutto le sollecitazioni sulla schiena, sulle articolazioni e sui piedi. Di solito si rende conto del problema dopo qualche giorno di cammino, a volte quando è troppo tardi per evitare i problemi tipici del peso eccessivo: mal di schiena, infiammazioni alle articolazioni, vesciche ai piedi.
Una scena classica alla quale si assiste nelle prime tappe del Cammino di Santiago è la spedizione a casa degli oggetti inutili, o la donazione ad altri pellegrini che potrebbero averne bisogno. A tale scopo esiste in ogni ostello un apposito spazio in cui i pellegrini affaticati lasciano scarpe, bastoni, maglioni, libri e altri oggetti pesanti.
Bisogna quindi dedicare una cura maniacale al contenimento del peso dello zaino, con l’obiettivo di stare ben sotto i 10 kg. La soluzione ideale prevede che lo zaino non superi il 10% del peso corporeo del pellegrino; sembra incredibile, ma è tecnicamente possibile.

Ridurre il peso al minimo indispensabile
L’obiettivo può essere raggiunto se:

  • si sceglie uno zaino di ottima qualità, leggero, con un volume di 35-45 litri;
  • si evita l’uso del cotone e delle fibre naturali, e si utilizza abbigliamento tecnico sintetico (anche a prezzi contenuti ormai si trovano capi leggerissimi);
  • si sceglie un sacco a pelo leggerissimo e di dimensioni molto compatte;
  • si usa un asciugamano da trekking in microfibra;
  • si porta con se solo lo stretto necessario.

Inoltre bisogna tenere presente che lungo la Via Francigena si incontrano centri abitati in ogni tappa, e quindi è facile fare acquisti durante il viaggio.
Bisogna valutare la soluzione più leggera per ogni singolo oggetto che si vuole portare con se, dallo spazzolino da denti alla guida sul percorso; a tale scopo è bene pesare ogni singolo oggetto con una piccola bilancia digitale da cucina, ad esempio per confrontare due paia di pantaloni e scegliere il più leggero, o due magliette intime, tenendo presente che la somma di piccole differenze farà una grande differenza.
Una grande attenzione va dedicata ad accessori come la macchina fotografica o il telefono cellulare, che richiedono l’uso di caricabatterie. Molti telefoni cellulari consentono di scattare buone fotografie, per cui bisogna valutare l’opportunità di portare con se un solo oggetto multifunzione. Inoltre esistono in commercio dei caricabatterie superleggeri per telefoni cellulari, che possono consentirvi un grande risparmio di peso.
Shampoo, bagnosciuma, detersivi, cosmetici devono essere ridotti al minimo: un piccolo pezzo di sapone di marsiglia può servire per lavare se stessi e i panni, e lo shampoo deve essere travasato in un piccolo contenitore. Quel che avanza verrà utilizzato dai pellegrini che arriveranno dopo di noi.
Tutto ciò può sembrare un sacrificio, ma uno degli aspetti più interessanti del cammino è la consapevolezza di poter vivere e viaggiare con le poche cose che si trasportano sulle spalle. Una sensazione di libertà senza pari nell’epoca del consumismo sfrenato.

Indossare lo zaino
Una volta alleggerito lo zaino, bisogna indossarlo correttamente.
Uno zaino non deve scaricare troppo peso sulle spalle, ma soprattutto sul bacino. Per questo motivo la “cintura” deve essere stretta il più possibile, poco sopra le anche. Gli spallacci devono servire soprattutto per tenere lo zaino attaccato alla schiena ed evitare che si muova: ogni movimento inutile dello zaino consuma energia, e va quindi evitato. A tale scopo è importante collegare i due spallacci con la fettuccia elastica anteriore.
Gli zaini più sofisticati sono provvisti di regolazioni per adattarsi all’altezza della persona, e per avvicinare la parte superiore del sacco alla schiena, entrambe utilissime.
E’ inoltre importante riempire correttamente lo zaino, in modo da abbassare il più possibile il baricentro: gli oggetti più pesanti devono quindi stare più in basso.
Lo zaino deve essere perfettamente simmetrico: gli spallacci devono essere regolati allo stesso modo, e soprattutto bisogna evitare l’errore tipico di caricare una borraccia con l’acqua in una delle tasche laterali. Chi scrive lo ha provato nell’ultimo viaggio verso Santiago, con il risultato di spostare una scapola durante la prima tappa, e soffrire di un forte dolore per il resto del cammino.
La soluzione migliore per l’acqua è l’utilizzo di una sacca con cannuccia da inserire all’interno dello zaino, in un’apposita tasca. La sacca con cannuccia consente di bere con facilità anche mentre si cammina, migliorando l’idratazione e diminuendo i rischi di tendiniti e colpi di calore.
Bisogna evitare di appendere carichi esterni che si muovano, come sacchetti di plastica, borracce ecc., sempre per evitare di dissipare energia inutilmente.

Bisogna essere pronti all’eventualità di incontrare il maltempo lungo il percorso, quindi proteggere lo zaino con l’apposita copertura impermeabile e inserire tutto il contenuto in sacchetti di plastica, nell’eventualità in cui le piogge siano intense e continuative.
Oltre all’apertura superiore, è utilissima un’apertura a metà zaino, che consenta la divisione del sacco in due scomparti.

Conclusioni
La scelta dello zaino è importantissima per il successo di un viaggio a piedi. E’ bene quindi dedicarvi tempo e attenzione, e un budget adeguato. Oggi il mercato offre ottime magliette, pantaloni o pile a prezzi eccezionali, mentre un ottimo zaino è in genere piuttosto costoso (in genere attorno ai 100 Euro), ma credetemi: sono soldi spesi bene!

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La scelta delle scarpe

Durante un lungo cammino i piedi sono sollecitati in modo anomalo. E’ quindi importante scegliere correttamente la scarpa più adatta

Una volta risolto il problema dello zaino, come dobbiamo scegliere le scarpe, altro accessorio fondamentale per il cammino?

La scelta dipende dalla stagione e del percorso che scegliamo: se dobbiamo percorrere l’intero itinerario e quindi valicare le Alpi al Passo del Gran San Bernardo, uno scarponcino alto impermeabilizzato è una scelta quasi obbligata.
Esistono in commercio degli scarponcini da trekking molto leggeri e comodi, che rispetto alle calzature basse hanno il vantaggio di sostenere la caviglia, molto sollecitata dal peso dello zaino, prevenendo storte e problemi ad articolazioni e tendini soprattutto nei tratti più sconnessi. Inoltre gli scarponcini impermeabili consentono di affrontare i (rari) guadi e proteggono il piede da pioggia e fango. Se la qualità è buona lo scarponcino vi accompagnerà volentieri anche sugli sterrati leggeri e sull’asfalto.
La scarpa bassa da trekking, soprattutto se molto traspirante (e quindi non impermeabile), è una soluzione migliore per i periodi più caldi, evitando la sudorazione eccessiva che facilita la formazione di vesciche. Tuttavia non sostiene la caviglia e quindi è meno adatta ai tratti più impegnativi del percorso, deve essere tolta per attraversare i guadi e non protegge bene dalla pioggia.
I sandali da trekking sono utilissimi per chi indossa abitualmente un’altra calzatura per camminare, e quindi sono adatti ai momenti di relax, per fare la doccia, o per attraversare i guadi. Alcuni pellegrini li utilizzano anche per camminare durante il giorno: se i sandali sono di qualità e sono già stati usati per lunghe camminate, possono essere un’ottima scelta; altrimenti è meglio evitarne l’uso per non rischiare vesciche. Inoltre i sandali non proteggono il piede da urti accidentali contro pietre e ostacoli, e quindi non sono adatti ai tratti di sentiero sconnesso.
Meglio evitare altri tipi di calzature, e in particolare le cosiddette “scarpe da ginnastica”, ovvero calzature progettate per altri sport e non espressamente per la camminata: potrebbero avere suole troppo sottili, o troppo morbide, o non sostenere adeguatamente la caviglia. Ciò vale anche se nell’uso quotidiano trovate comode queste scarpe. Usare una scarpa per fare due passi comporta una sollecitazione minima rispetto alla percorrenza di 25 km al giorno per più giorni.

Dove acquistare le scarpe
Per l’acquisto conviene scegliere un negozio specializzato, in cui i commessi abbiano la competenza tecnica adeguata per consigliarvi. Portate con voi un paio di calze da trekking o indossate quelle che il negozio vi mette a disposizione, e dedicate molto tempo alla prova, confrontando vari modelli, indossandoli a lungo, camminandoci. Alcuni negozi sono dotati di una pedana che simula una discesa, in cui potrete verificare se la misura è corretta o “toccate in punta”.
Tenete conto che in genere il piede si gonfierà, soprattutto se farà molto caldo, e che le calze da trekking sono imbottite. Scegliete quindi una scarpa abbondante, almeno una misura in più di quella che portate abitualmente.
Evitate scarponi troppo rigidi, adatti a un uso in alta montagna. Comunque tenete presente che al momento della prova in negozio una scarpa ben strutturata potrebbe apparire rigida, mentre dopo un uso prolungato non ci farete caso.
Non cercate il risparmio: un paio di scarpe di qualità costa almeno 100 Euro, ma sono soldi ben spesi. Scarpe economiche potrebbero trasformare il vostro cammino in un supplizio.
Dopo l’acquisto, indossate a lungo le scarpe prima della partenza. Prima in casa, poi per qualche breve passeggiata, poi per cammini sempre più lunghi. Non arrischiatevi ad usare scarpe nuove, sia pure apparentemente comode, senza un adeguato rodaggio.

Le calze
La scelta delle calze è importante quasi quanto quella delle scarpe.
Bisogna utilizzare calze speciali anti-vescica, con punta e tallone rinforzati. Costano in genere un po’ di più delle calze normali, ma la differenza in termini di confort vale la spesa.
Vi consigliamo in particolare calze in lana merinos, per l’estate ne esiste una versione leggera.
E’ bene portare con se tre paia di calze, in modo da averne sempre un paio asciutto.

La cura dei piedi
Il principale problema creato da scarpe e calze sbagliate è la formazione di vesciche sui piedi, che possono risultare molto fastidiose e dolorose. Meglio quindi evitarne o limitarne il più possibile la formazione.
Le vesciche in genere si formano a causa dello sfregamento della pelle sulla scarpa, e sono facilitate dal sudore e dall’umidità.
Una prima regola utile può essere quella di mantenere i piedi i più asciutti possibile: ad esempio vanno evitati bagni ai piedi durante il cammino, che ammorbidiscono la pelle e la rendono più vulnerabile. Ciò anche se fa molto caldo, e non è facile resistere alla freschezza di una fontana o di un torrente.
Se possibile bisogna evitare di bagnarsi i piedi anche durante i guadi, ed è bene asciugare con cura la pelle prima di rimettere le scarpe.
Un’ottima abitudine è quella di togliersi scarpe e calze durante ogni sosta, anche se molto breve: ciò consente alla pelle dei piedi di “respirare” e di asciugarsi. Se avete bisogno di camminare, ad esempio per entrare in un bar, potrete indossare i sandali a piedi nudi.
A volte le vesciche si formano anche tra le dita, a causa dello sfregamento. Possono essere evitate spalmando un po’ di vaselina tra le dita, per evitare l’attrito.
Il pediluvio serale è invece molto salutare, soprattutto se dopo aver lavato accuratamente i piedi spalmate sulla pelle una crema speciale contro l’affaticamento. L’operazione va ripetuta la mattina successiva, appena svegli. I risultati sono sorprendenti.

Conclusioni
I piedi sono la parte del corpo più sollecitata, la principale fonte di fastidio e dolore, e non a caso sono l’argomento principale dei discorsi dei pellegrini.
La qualità delle scarpe e delle calze è fondamentale per prevenire la gran parte dei problemi che potrete avere lungo il cammino: non badate a spese quindi, e dedicate tempo ed attenzione alla scelta degli articoli più adatti a voi.

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Gioie e dolori del cammino

Un viaggio a piedi può donare a chi lo percorre momenti meravigliosi, ma anche provocare problemi fisici di vario genere, che è bene conoscere prima della partenza.

Un lungo cammino in genere crea nel pellegrino uno stato di benessere psicofisico senza pari: il viaggio a piedi consente di entrare in una dimensione di armonia (con il proprio corpo, con la natura, con le altre persone), irraggiungibile nella vita quotidiana.
Tuttavia ogni rosa ha le sue spine, è inutile nasconderlo, e lo sforzo prolungato, soprattutto nei primi giorni di cammino e soprattutto per le persone meno allenate, può provocare problemi fisici di vario tipo. Nella gran parte dei casi si tratta di piccoli acciacchi, curabili con un minimo di pratica e buon senso. In questo articolo vi darò qualche indicazione in proposito, senza volermi sostituire in alcun modo all’intervento del medico, al quale vi raccomando di rivolgervi appena ne avrete la possibilità.

Prevenzione

La gran parte dei problemi fisici possono essere prevenuti con un po’ di buon senso: il ritmo di camminata e della lunghezza delle tappe, soprattutto all’inizio del viaggio, devono essere ben al di sotto del proprio limite fisico, e poi aumentare gradualmente. Altri consigli utili su scarpe, calze, zaino li ho già illustrati nel dettaglio in altri articoli su questo sito.
E’ inoltre fondamentale bere molta acqua, integrata con sali. Si possono usare gli integratori in vendita nei negozi di articoli sportivi, nei supermercati e in farmacia, oppure prepararsi una bevanda “fai da te”. Ad esempio con un litro d’acqua, il succo di due limoni, un cucchiaino di bicarbonato di sodio e un paio di cucchiaini di zucchero.

Vesciche
Le vesciche sono il principale problema dei pellegrini, lungo qualunque cammino. Sono causate dallo sfregamento della pelle del piede contro la scarpa, e sono facilitate dai germi e della sudorazione eccessiva. I frequenti tratti in asfalto della Via Francigena aggravano il problema, a causa delle elevate temperature del fondo stradale, che si trasmettono al piede attraverso la suola.
Come ho già scritto in precedenza, bisogna prevenire il problema con calzature rodate e di ottima qualità e calze antivescica sempre pulite. In ogni sosta è bene togliere scarpe e calze e lasciare “respirare” il piede. Utile frizionare i piedi con un disinfettante prima della partenza, e spalmare con vaselina le dita dei piedi, per farle scivolare meglio tra loro.
Bisogna evitare di camminare con i piedi o le calze umide, per cui dopo ogni guado i piedi vanno asciugati perfettamente.
All’arrivo al rifugio, si può fare un pediluvio con acqua fredda, sale e aceto, e se possibile lasciare asciugare i piedi al freddo per attenuare eventuali infiammazioni.
Se nonostante la prevenzione le vesciche si formano (e purtroppo succede quasi sempre) la cura migliore è quella tradizionale: si disinfetta accuratamente un ago con un filo annodato, e si buca da parte a parte la vescica per fare uscire il liquido. Si taglia il filo lasciandolo però all’interno della vescica, in modo che i fori rimangano aperti drenando il liquido durante la notte. Quindi si disinfetta la zona con Betadine o altro liquido antisettico, e la si copre con un cerotto (generico, non uno di quelli speciali per le vesciche, o vedrete le stelle!) o una garza.
L’operazione è totalmente indolore, e se tutto va bene il giorno dopo la pelle morta della vescica, che non va tolta per nessun motivo, si secca proteggendo la zona sensibile.

Infiammazioni
La tendinite è l’infiammazione più comune, soprattutto nei primi giorni di cammino. In genere è provocata dallo sforzo eccessivo e prolungato, e dalla formazione di vesciche dolorose che costringono il pellegrino a modificare inconsapevolmente il modo di camminare.
L’idratazione è fondamentale per prevenire la tendinite, poiché l’acqua funziona da “lubrificante”: bisogna bere molto quindi, anche quando non si ha troppa sete. Anche gli scarponcini alti diminuiscono la probabilità di infiammazione.
Se la tendinite è lieve, può essere attenuata dall’applicazione di ghiaccio e medicinali antinfiammatori in pomata e per via orale. Se invece è acuta è indispensabile un controllo dal medico, che con ogni probabilità prescriverà alcuni giorni di riposo.
Le bende elastiche possono essere d’aiuto, ma il bendaggio deve essere fatto a regola d’arte, per non peggiorare ulteriormente il problema o provocare vesciche durante il cammino.

Dolori muscolari, crampi, strappi e stiramenti
Meglio prevenire il problema evitando sforzi eccessivi nei primi giorni. Un po’ di “stretching” ogni mattina prima di partire contribuisce a evitare questo tipo di dolori. Per evitare i crampi è fondamentale bere molta acqua, possibilmente con un integratore di sali minerali.

Insolazione e colpi di calore

L’insolazione è dovuta all’esposizione prolungata della testa ai raggi solari. Il colpo di calore si manifesta in caso di alta temperatura e umidità ambientale, anche in assenza di sole. I sintomi sono comunque simili: spossatezza, mal di testa, febbre, svenimenti. Per prevenire il problema bisogna evitare di camminare nelle ore più calde della giornata e coprirsi bene la testa, se possibile con un cappello a larghe tese che filtri bene i raggi solari. Bisogna bere molta acqua, meglio se con un integratore.
La persona che accusa un malessere di questo tipo, che in certi casi può avere gravi conseguenze e quindi non deve mai essere sottovalutato, deve essere subito portata all’ombra. Deve bere acqua fresca se possibile con un po’ di sale, la testa va  rinfrescata con panni umidi, e se non si riprende prontamente è meglio chiamare un medico o un’ambulanza.

Disidratazione

Si tratta di un’eccessiva perdita di liquidi, che si manifesta con bocca secca, sudorazione eccessiva, vomito, tachicardia. La pelle si secca e perde elasticità.
Per prevenirla bisogna bere molto e alimentarsi correttamente. Quando il problema si presenta bisogna bere acqua con un po’ di sale, in piccole quantità per evitare il vomito. Come al solito bisogna chiamare il medico nei casi più gravi.

La borsa del pronto soccorso
L’itinerario pedonale della Via Francigena attraversa zone abitate, e quasi sempre in prossimità dei posti tappa si trova una farmacia, un servizio di guardia medica o un ospedale.
Tuttavia è bene portare con se lo stretto necessario, ovvero:

  • cerotti
  • liquido disinfettante;
  • una fascia elastica;
  • compresse di garza;
  • ago e filo;
  • forbicine;
  • analgesico;
  • crema solare.

Curarsi con il cammino
Speriamo che questo articolo non vi abbia spaventato: tenete presente che la gran parte dei piccoli acciacchi che inevitabilmente popolano un cammino sono sopportabili, sono solitamente concentrati nei primi giorni, e nella gran parte dei casi si possono prevenire con piccoli accorgimenti e un po’ di buon senso.
I dolori comunque sono ampiamente ripagati dalle gioie del viaggio, e dal senso di beatitudine e di serenità che accompagna il cammino: camminare diventa quasi una necessità fisica e psicologica.
Gran parte dei pellegrini vengono colpiti dal “mal di cammino”, una piacevole dipendenza i cui effetti collaterali sono la nostalgia, e una gran voglia di ripartire.

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Slow Tech – La tecnologia al servizio dei pellegrini

L’uso di Google Earth e dei navigatori satellitari si sta diffondendo anche tra i pellegrini a piedi: le nuove tecnologie sono effettivamente utili o rischiano di snaturare lo spirito del viaggio?

Navigatori GPS e sistemi informativi geografici
L’evoluzione tecnologica degli ultimi 10 anni ha sconvolto il settore dell’escursionismo a piedi e in bicicletta. Grazie alla diffusione dei navigatori GPS da auto e dell’enorme investimento di Google nel settore della cartografia digitale, i Sistemi Informativi Geografici (GIS), sono usciti dalla nicchia degli addetti ai lavori, e sono diventati strumenti di uso comune.

Molti di noi utilizzano un car navigator Tom Tom per orientarsi nel traffico, localizzano un indirizzo con Web-GIS come ViaMichelin o Virgilio Mappe, e scelgono la destinazione delle prossime vacanze “volando” con Google Earth.
Se tali strumenti sono utili quando ci si muove sulle strade asfaltate, documentate in genere con mappe di buona qualità, e segnalate con i cartelli direzionali e le targhe con i nomi delle vie, possono esserlo ancora di più quando si affrontano percorsi escursionistici.
Prima della rivoluzione digitale l’escursionista aveva a disposizione solo mappe cartacee di qualità più o meno buona, con una scala più o meno adeguata, e una copertura parziale e disomogenea del territorio nazionale. Ad esempio chi doveva viaggiare lungo la Via Francigena, in lunghi tratti della pianura padana e del Lazio aveva a disposizione solo le leggendarie “tavolette” dell’Istituto Geografico Militare, il cui ultimo aggiornamento in alcuni casi risaliva agli anni ’40 del secolo scorso (!).
Lungo alcuni tratti della Via Francigena la segnaletica è talvolta incompleta, e il percorso è reso particolarmente complicato dalla continua intersezione con la rete stradale ordinaria, che a volte disorienta il viandante anche in presenza di segnaletica.
Se il pellegrino sbaglia strada e ha bisogno di rientrare nel percorso corretto, può essere molto utile utilizzare un GPS.
Per questo motivo sono state pubblicate nel nostro sito le tracce digitalizzate del percorso, in formati compatibili con Google Earth e con i principali navigatori GPS.

Schiavi della tecnologia?
D’accordo, il GPS toglie molta poesia al viaggio a piedi, e se utilizzato acriticamente rischia di privare il pellegrino della capacità di analizzare ed apprezzare il territorio che sta attraversando. Tuttavia chi di voi ha provato a perdere la strada durante un’escursione a piedi, magari in una zona solitaria e all’imbrunire, sa quanto ciò sia sgradevole e faticoso, e in alcuni casi pericoloso.
In quest’ottica anche i meno appassionati alla tecnologia possono vedere l’uso del GPS come un male necessario, e se proprio non vogliono utilizzarlo con regolarità possono portarlo nello zaino, per usarlo solo in caso di bisogno.

Lo stato dell’arte
I sistemi informativi geografici possono essere molto utili nella fase di pianificazione del viaggio. Le tracce digitali possono essere sovrapposte ai rilievi del terreno in una vista tridimensionale, e consentono di valutare la difficoltà della tappa sia soggettivamente, sia oggettivamente. Infatti se si dispone di appositi software (il più noto è Ozi Explorer, scaricabile dal sito www.oziexplorer.com, ma altri sono disponibili gratuitamente sul web), è possibile calcolare con precisione la lunghezza del percorso, il dislivello, e stimarne la durata. Nel caso della Via Francigena ciò è molto utile se si decide di frazionare il percorso in tappe diverse da quelle descritte dai road book, oppure se si introducono varianti al percorso stesso, ad esempio perché lo si vuole percorrere in bicicletta.
Lo studio delle varianti e dei nuovi percorsi può essere facilitato consultando le numerose banche dati disponibili su internet.

Le conclusioni
Chi di voi, arrivato fin qui, non è ancora convinto dell’utilità pratica delle diavolerie descritte in questo articolo, tenga presente un ultimo, importante vantaggio di computer, GPS e telefonini: possono essere spenti, semplicemente premendo un tasto.

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Slow Tech

Lentezza e tecnologia sono due concetti apparentemente antitetici: nell’immaginario collettivo la tecnologia è associata a navicelle spaziali, auto di lusso e treni superveloci, non certo alla tranquilla figura di un viandante che cammina o pedala tranquillo su uno stradello di campagna.


Invece sempre più spesso l’insospettabile viandante utilizza le tecnologie più avanzate per pianificare, gestire e documentare il proprio viaggio. Vediamo come.

La pianificazione del cammino
Internet è ormai la principale fonte di informazioni per qualunque viaggiatore, lo è particolarmente per chi viaggia “fuori dalle piste battute”, come i viaggiatori lenti.
I principali itinerari sono documentati da siti specializzati, mentre le escursioni e i percorsi minori possono essere reperiti in banche dati specializzate.
Un buon punto di partenza per organizzare un viaggio a piedi o in bicicletta può essere Google Earth, che oltre a dare la possibilità di visualizzare in 3D le zone attraversate dall’itinerario comprende il collegamento a due banche dati preziose: Everytrail e Wikiloc. Attivando nella barra di sinistra di Google Earth gli appositi “livelli” nella sezione “galleria”, compaiono sul video le icone che corrispondono ai vari itinerari. Selezionando un’icona è possibile visualizzare le principali caratteristiche tecniche del percorso e vedere la traccia dell’itinerario direttamente sulla mappa. Con un po’ di manualità si possono ricostruire anche lunghi itinerari a tappe.
Un altro strumento utilissimo per la pianificazione sono le mappe Open Street Map (OSM), il progetto libero e gratuito di mappatura del pianeta. Diversamente dalle mappe Google, OSM comprende anche moltissimi sentieri e strade campestri, per cui è uno strumento utilissimo per i camminatori e i bikers che ovviamente preferiscono viaggiare lontano dal traffico automobilistico. La costruzione di percorsi su OSM è molto facilitata da MapSlow (www.mapslow.eu) che consente di selezionare i punti di partenza, arrivo e passaggio di un itinerario, calcola in tempo reale la lunghezza e il profilo altimetrico, e soprattutto consente di stampare mappe in scala molto dettagliata, e il road book con le indicazioni bivio per bivio. È possibile scaricare la traccia GPS del percorso e ricaricarla su un dispositivo portatile.

Lungo il cammino
I dispositivi portatili rappresentano la novità più importante per i viaggiatori lenti. I più “tecnici” si dotano di un GPS da outdoor (i più diffusi e apprezzati sono i Garmin, www.garmin.it), ma la navigazione “satellitare” è ormai alla portata di molti, poiché quasi tutti gli smartphone prodotti negli ultimi anni sono dotati di un GPS a bordo.
Questo consente anche ai meno esperti di visualizzare la propria posizione su una mappa, in presenza di copertura internet. Chi vuole utilizzare al meglio le possibilità dello strumento può invece installare software specifici come ad esempio l’ottimo Motion X GPS o la versione “mobile” di Everytrail (che ad esempio consente di scegliere in banca dati gli itinerari più vicini al punto in cui vi trovate, registrare un percorso, scattare foto geolocalizzate e caricare il tutto in banca dati e condividerlo su Facebook alla fine della gita). Entrambi i software sono dotati della funzione di precaricamento delle mappe a bordo del dispositivo, indispensabile per chi deve camminare in zone prive di copertura internet.
Gli appassionati di fotografia di paesaggio possono sbizzarrirsi con uno dei numerosi software che consentono di riprendere panorami a 360º, con la fotocamera degli smartphone, con risultati sorprendenti. Citiamo tra tutti Dermandar, www.dermandar.com, dotato di un visualizzatore molto bello che può essere inserito in qualunque sito web.
Oltre agli smartphone stanno diffondendosi sempre di più i tablet, primo tra tutti l’iPad. L’uso di un tablet è molto vantaggioso soprattutto per i camminatori, che in soli 500 g riuniscono un GPS, una macchina fotografica, una videocamera, un lettore di e-book su cui possono caricare non solo la guida del percorso ma anche il romanzo da leggere la sera. In presenza di copertura internet possono controllare la posta, navigare, pubblicare  sui social network il diario del viaggio e le fotografie più belle, chiamare la famiglia gratuitamente con Skype e leggere il quotidiano preferito anche se si trovano all’estero.

Dopo il viaggio
Le proiezioni di diapositive con amici che si addormentano nella stanza buia sono ormai un lontano ricordo: le fotografie digitali possono essere condivise sul profilo Facebook o su uno dei siti web specializzati come Flickr, mentre con programmi come Movie Maker è possibile creare dei video con effetti di movimento e transizione, magari accompagnati da una bella colonna sonora.
È sempre Everytrail a proporre una delle visualizzazioni più spettacolari, con uno slideshow in cui le foto geolocalizzate compaiono in sovraimpressione della mappa Google, consentendo agli spettatori di avere una visione completa di un itinerario.

Concludiamo l’articolo con una precisazione apparentemente banale ma doverosa, poiché spesso anche i più esperti commettono l’errore di affidarsi troppo alla tecnologia, trascurando le più elementari regole di buonsenso: un dispositivo elettronico può smettere di funzionare improvvisamente, per un guasto o – più spesso – perché si esauriscono le batterie. È quindi importante essere in grado di orientarsi senza l’uso di un GPS, osservando con attenzione il paesaggio e portando sempre con se una mappa, e informazioni cartacee sul percorso.