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Oggi parliamo di Francigena con Samantha Cesaretti, per un Francigena “ospitale”

Oggi parliamo di Via Francigena con Samantha Cesaretti, Ideatrice e realizzatrice dell’evento Lucca ospitale, manifestazione turistico culturale dedicata a qualsiasi forma di pellegrinaggio in collaborazione con l’arciconfraternita della Misericordia di Lucca.

Lucca Ospitale, una idea che si è trasformata in progetto ed oggi in splendida realtà. Ce la racconti Samantha?

Lucca Ospitale nasce come manifestazione in seno all’associazione Federazione Lucchese associazioni musicali circa 3 anni fa. L’idea di base era quella di sensibilizzare il territorio intorno alla figura del pellegrino, realizzando una serie di eventi culturali e incontri legati al tema della Via Francigena.

Non ci eravamo mai imbattuti nella realtà lucchese su questa tematica e grazie all’aiuto di tanti pellegrini, in particolare alla tenace Cristina Meneghini, abbiamo capito che Lucca non era poi così ospitale e che c’era e c’è tanto da fare per rendere la città accogliente.

Abbiamo accolto questa sfida e nel giro di 2 anni, in collaborazione con l’Arciconfraternita di Misericordia di Lucca, abbiamo realizzato una foresteria composta attualmente da 3 appartamenti con 15 posti letti totale, con la previsione di arrivare almeno a 20 nella prossima primavera. Nel 2016 Lucca Ospitale gode della collaborazione con l’Arciconfraternita e di Itinera (azienda di promozione turistica del Comune di Lucca) e oltre a portare avanti la manifestazione Lucca Ospitale, che si terrà il 30 Aprile, 1 Maggio e 3 Maggio (festività del ritrovamento della Santa Croce), inizierà ufficialmente il lavoro di coordinamento sul territorio, con un progetto di area vasta che coinvolge tutte le amministrazioni della lucchesia. L’idea è quella di mettere il pellegrino in condizione di avere tutte le informazioni necessarie prima e durante il cammino.

Le Terre di Lucca, questo è il nome del progetto portato avanti dal Comune di Lucca e da Lucca Ospitale, vuole richiamare per analogia, il percorso già intrapreso dalle amministrazioni senesi.

Una scelta studiata, al fine di creare un fil rouge all’interno del territorio regionale, sintomatico della volontà del nostro gruppo di confrontarci con la realtà circostante e di aprirci a confronti e collaborazioni con i territori limitrofi, in modo tale da cooperare congiuntamente su tutta la Toscana in modo omogeneo.
Tanto lavoro insomma…

La raccolta dei pensieri dei cittadini di Lucca da portare simbolicamente e fisicamente in cammino a Roma, sulla Via Francigena, a Papa Francesco è una proposta che sposa in pieno la filosofia di questa via. Un cammino fatto di incontri, di persone, di idee, di speranze. Come procede il cammino a tappe?

I messaggi sulla Via del cammino di Misericordia hanno dimostrato come un progetto semplice possa riuscire a essere un veicolo di sensibilizzazione sull’importanza della solidarietà e della condivisione, su temi sensibili come la disabilità e l’integrazione.

Il progetto nasce a Dicembre 2015, quando il Comune di Lucca ed Itinera azienda turistica del Comune, decidono di posizionare un albero in piazza Anfiteatro con delle palle trasparenti nelle quali era possibile inserire un messaggio. Queste palline sono state poi distribuite alle varie associazioni locali come ANFASS e L’ALLEGRA BRIGATA, al centro anziani, alle scuole primarie e secondarie e agli esercizi commerciali della piazza.

Anche la decorazione dell’albero non è stata fatta a caso ma secondo una logica ben precisa, posizionando sulla sommità dell’albero le palle-messaggio degli anziani, dei disabili e dei bambini.  Questo per ricordarci che dobbiamo impegnarci per costruire un mondo migliore, senza barriere, abbandonando false credenze e preconcetti.  Gli anziani sono il nostro bagaglio storico, ci indicano chi siamo e chi eravamo, riportandoci a quei valori genuini che i nostri ragazzi dovrebbero recepire, condividere e diffondere; perchè solo credendo nell’uguaglianza si può pensare di abbattere barriere mentali e fisiche.

Partiti il 9 gennaio da piazza Anfiteatro abbiamo iniziato il nostro cammino a tappe. Personalmente non mi aspettavo un’adesione così sentita ma devo dire che ogni nuova uscita, si aggregano pellegrini provenienti da tutta Italia. Camminare e condividere il cammino è un’esperienza indimenticabile, qui nascono le idee, si fanno progetti che forse non si concretizzeranno mai, si sogna un mondo migliore fatto di amore e pace e amicizia.

Sono letteralmente rapita da questa esperienza, tanto che, prevedo che arrivati a Roma non ci fermeremo, anzi stiamo già progettando di proseguire sulla Francigena del Sud per raccogliere altri messaggi di Pace da tutti coloro che intendono consegnarceli.

Vorrei ringraziare alcune persone che rendono speciale questo cammino, in primis Laura Celli, amministratrice di Itinera e ideatrice del progetto insieme a Luciana Menichetti,  Andrea Baldisseri, il gruppo gli Amici della via Francigena di Pietrasanta, in particolare Adriano Bigongiari che sta facendo un ottimo lavoro di promozione, Massimo Serafini che non mi abbandona mai e in fine l’immenso Giovanni Corrieri che non ringrazieremo mai abbastanza per mettere la sua conoscenza della Via Francigena a nostro servizio. Ringrazio tutti quanti, sperando di non aver dimenticato nessuno, perché da sola non sarei nessuno

 Lucca, una città importante e prestigiosa. Un luogo conosciuto in tutto il mondo per la sua arte, la sua storia, il suo patrimonio. La Francigena che valore aggiunto può portare? Vedi possibile il dialogo fra associazioni, istituzioni locali, operatori economici e culturali affinché una opportunità di sviluppo del territorio legata a questo cammino europeo. 

Amo la mia città ma la ritengo un gioiello ancora grezzo. Il turismo nella nostra città negli ultimi anni è in netto aumento veicolata anche alle manifestazioni realizzate per celebrare il nostro compositore Giacomo Puccini. La Via Francigena è sicuramente un valore aggiunto per la città di Lucca ma lo è in particolar modo per tutti quei paesi e paesini della provincia. Parlo di piccoli borghi incantati che potrebbero vivere del passaggio del pellegrino e creare una micro economia legata alla Via Francigena.

Porto l’esempio di Valpromaro, perché è lampante come un piccolo paesino sia rinato grazie all’apertura e alla promozione dell’Ospitale del pellegrino. La città di Lucca è legata alla Via Francigena, simboli e testimonianze le abbiamo in ogni angolo, basta citare il Volto Santo e il Labirinto o la chiesa di San Frediano.

I pellegrinaggi sono stati in antichità molto frequenti e sentiti e penso che bisogna guardare alle origini della nostra città per evitare di snaturarla promuovendo attività poco attinenti col nostro passato.

Come ho già detto stiamo lavorando ad un progetto di area vasta insieme alle amministrazioni, alle associazioni di categoria e alle associazioni locali, il percorso è tutt’altro che facile ma non impossibile. Sicuramente è necessario del tempo per mettere tutti i tasselli al posto giusto ma da tre anni a questa parte le cose sono cambiate profondamente, un dialogo tra tutti gli attori è già in atto adesso dobbiamo solo andare oltre ai campanilismi e credere in un progetto di respiro europeo, così come ci insegna il nostro Cammino.

Luca Bruschi

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Oggi parliamo di Francigena con Fabio Dipinto, giovane videomaker e pellegrino

Intervista con Fabio Dipinto, giovane videomaker che la scorsa estate ha camminato lungo la Via Francigena nel tratto italiano raccogliendo emozioni ed immagini di viaggio, alla scoperta dei volti e dei luoghi lungo il cammino. Un’esperienza che si concretizza nel film documentario terminato in questi giorni.

La tua esperienza sulla Via Francigena la scorsa estate: un percorso fatto di incontri,  immagini,  colori e emozioni. Ci racconti il tuo cammino?

Fino a pochi mesi prima della partenza non conoscevo praticamente nulla riguardo la Via Francigena. Ero consapevole fosse una delle tre grandi arterie medievali di comunicazione e pellegrinaggio, ma non avevo mai approfondito concretamente la sua storia. Ero fermo al cammino di Santiago, percorso con la mia metà nell’autunno del 2012.

Il 18 luglio 2015 inizia una grande avventura: partenza nel primo pomeriggio dal Colle del Gran San Bernardo. Missione: vivere un periodo di libertà incondizionata e girare un film documentario sui personaggi che popolano la Via Francigena. Ma di questo parleremo più avanti.

Per quel che riguarda la mia esperienza di cammino, è stata tanto dura quanto stimolante. Ho apprezzato enormemente la possibilità di conoscere e attraversare un’Italia autentica e a misura d’uomo. La nostra terra è conosciuta nel mondo soprattutto per le grandi città d’arte e cultura: un cammino del genere, invece, ti porta nell’Italia silenziosa, fatta di piccoli borghi e chiese medievali, di immense risaie e campi coltivati a grano, di colline dorate dal sole e montagne le cui cime si dissolvono tra le nuvole.

È stata un’esperienza totalmente immersiva, in cui si è mescolata indissolubilmente arte, cultura, natura e spiritualità. Avendola percorsa in una delle estati più calde degli ultimi decenni, il paesaggio a tratti pittorico, a tratti cartolinesco, è stato la spinta necessaria nei momenti di stanchezza e difficoltà. In più di un’occasione, quando il sole non dava tregua, essermi trovato di fronte a luoghi fiabeschi ha caricato di energia le mie gambe. 

Per me il contatto con la natura, avvolto da un silenzio interrotto solamente dai passi che  impattano il terreno, è l’aspetto più appagante. E quel silenzio in poco tempo si trasforma in melodia: i suoni del bosco, le cicale che cantano sugli alberi, il ticchettio delle gocce di pioggia sulle foglie. Le rare volte che ha piovuto, si intende.  

Per me non esiste nulla capace di donare così tanta libertà: durante un cammino il benessere ti pervade, ti senti colmo di pace. E provare queste sensazioni nella propria terra è qualcosa che va sperimentato: vedere il paesaggio che cambia forma è una bella soddisfazione. Passare dalle linee spigolose delle montagne valdostane alla Grande Pianura, immobile e immutata. Addentrarsi nei colli emiliani, che dolcemente ti conducono verso la salita: gli Appennini. E poi varcare le porte della Toscana, con i suoi saliscendi costanti e tanta bellezza, la stessa che contraddistingue il Lazio, terra accogliente e ospitale. Non aggiungo altro perché la nostalgia sta già bussando alla porta. Anzi, solo più una cosa: i ricordi. Rimangono indelebili. I ricordi di un cammino, belli o brutti che siano, difficilmente verranno rimossi dalla mente. Rimangono vivi a farti compagnia.

 

Come è nata l’idea di fare un film legato alla Francigena e ai volti che hai incontrato lungo il percorso?

L’idea è nata per caso, o per destino, difficile dire da che parte penda maggiormente l’ago. Da diverso tempo nutrivo il desiderio di raccontare un viaggio del genere: quando si è presentata l’occasione non ci ho pensato due volte e mi sono buttato a capofitto in questo progetto, viaggiando in compagnia di grandi camminatori dedicatisi all’aggiornamento della segnaletica lungo la Via. Sulle orme di un cinema che fa della fisicità la sua arma privilegiata, ho deciso  di mettermi in cammino per sei settimane per filmare la Via Francigena e i personaggi che la popolano. Il risultato è I volti della Via Francigena, un documentario che racconta i luoghi, ma soprattutto le persone che nel cammino trovano se stessi e il senso del mondo: pellegrini, ospitalieri, traghettatori, volontari, storici e religiosi, persone che vivono la Via quotidianamente e che compiono immensi sforzi per renderla sicura e mantenerla accessibile. Il film cerca di indagare un sottobosco umano, quello che in maniera quasi dispregiativa viene definito l’uomo qualunque, che qui diviene il vero protagonista, capace di affascinare raccontando la propria esperienza di vita.

Il documentario si presenta come un tentativo di conoscere qualcosa che non è facilmente definibile: per alcuni è un viaggio spirituale o un modo per ritrovarsi, per altri una sfida con se stessi. Un viaggio che permette di allontanarsi dalla frenesia delle metropoli in cui viviamo e riscoprire il sapore delle cose semplici. Un viaggio che consente di attraversare città magnifiche e borghi dimenticati che hanno mantenuto l’autenticità del tempo che li ha originati.

Le riprese si sono svolte in una condizione di assoluta libertà: ogni giorno, lasciato il luogo che mi ha accolto per la notte, mi sono diretto alla tappa successiva camminando e filmando qualsiasi cosa suscitasse il mio interesse e che fosse funzionale al racconto che avevo in mente. In altre parole, il metodo adottato è stato quello di andare verso le storie da narrare, pur non sapendo cosa mi aspettasse non solo il giorno seguente, ma addirittura il minuto successivo. Mi sono posto in una condizione di ascolto per accogliere qualsiasi cosa si presentasse dinanzi agli occhi che soddisfacesse le linee guida elaborate prima della partenza.  Mi sono messo in viaggio con la volontà di creare un’opera basata sui racconti delle persone che vivono quotidianamente o che hanno vissuto sulla pelle l’itinerario. L’approccio privilegiato è stato quello dell’intervista, strumento essenziale per dare vita a una testimonianza sul complesso mondo dei cammini.

 

Il film sta per uscire. Raccontaci questi mesi di lavoro, dalla raccolta fondi con il crowdfunding al montaggio alle musiche. E le tue emozioni in vista del lancio definitivo.

La lavorazione del film, terminate le riprese durante il cammino, ha richiesto ancora sei mesi. Per poter approfondire gli aspetti storici, religiosi e psicologici ho intervistato alcune figure dislocate in giro per l’Italia che hanno approfondito enormemente questi aspetti. La selezione del materiale da utilizzare – la durata complessiva del girato supera le 25 ore  –  è stato un processo lungo e laborioso. Successivamente, con le differenti professionalità in gioco, abbiamo portato avanti una prima lavorazione in montaggio, più volte limata e modificata per arrivare a una versione definitiva dopo molti cambiamenti.  

Ultimato il montaggio, in collaborazione con un pianista, ho cercato di rendere la musica il valore aggiunto dell’opera. La colonna sonora, che accompagna quasi interamente il film, è un elemento necessario a illuminare le immagini: la musica riesce a cambiare le prospettive, mette nella condizione di vivere emozioni e di vedere cose prima invisibili. Ho cercato di far sì che immagini e musica scorressero all’unisono, come se provenissero dalla stessa fonte. Secondo me nessuno strumento al pari del pianoforte è capace a toccare così in profondità le giuste corde. Infine il progetto è passato nelle mani del colorist, che ha ritoccato alcune imperfezioni dell’immagine, rendendo tutto più naturale.

Occorre a questo punto precisare che tutto ciò è stato possibile grazie a una campagna di crowdfunding online che mi ha permesso di terminare la lavorazione del film. Numerose persone – ne approfitto per ringraziarle nuovamente – hanno acquistato anticipatamente il DVD del film o hanno fatto delle donazioni che hanno permesso di ultimare il progetto. Senza questo contributo determinante il film non avrebbe raggiunto – d’accordo che sono di parte, ma lasciatemelo dire – un così buon risultato. Ora non mi resta che portare il film in giro per l’Italia e sperare che quante più persone possibile possano vederlo – sulla pagina facebook “I volti della Via Francigena” sarà comunicato dove si terranno delle proiezioni.

La mia speranza è che questo film possa smuovere gli indecisi, tutti coloro che per timore o per le difficoltà più disparate hanno sempre desiderato fare un viaggio del genere ma non hanno mai trovato il coraggio. Mi auguro che possa essere la scintilla di chi vuole intraprendere un cammino, esperienza che in qualche modo – ma sono sicuro in meglio – cambierà qualcosa nella vita di ognuno.

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Oggi parliamo di Via Francigena con Pietro Scidurlo, verso un cammino accessibile

Pietro Scidurlo, 37 anni, racconta la propria testimonianza. Una testimonianza che ci invita a riflettere sull’importanza di superare le barriere fisiche o mentali che affrontiamo ogni giorno. Pietro è un vero ambasciatore della Via Francigena e della sua accessibilità, affinchè tutti possano scoprirla e viverla nella sua pienezza. 

Volontà, coraggio, determinazione e tanta passione animano da sempre Pietro Scidurlo, sulla sedia a rotelle dalla nascita. Il suo impegno a favore dell’accessibilità della Via Francigena è un piccolo, grande passo verso l’abbattimento delle barriere ed ostacoli che troviamo sul cammino. Grazie per questa bella testimonianza, che condividiamo con tutti i lettori:

Ad ogni mio passo risuonano dentro di me le parole, ancora attualissime, del Mahatma Gandhi: «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».

Ho sempre creduto che fosse molto difficile parlare di un percorso come il Cammino di Santiago, anche per una persona come me che, a causa di un errore altrui, ha visto la propria vita totalmente stravolta, ritrovandosi a solcare il mondo su una sedia a rotelle. Una persona che nonostante tutto ha vissuto l’esperienza del cammino profondamente e per più volte, una persona che nella ricerca di una via, di una propria strada da percorrere, la trova proprio lungo il pellegrinaggio verso Santiago De Compostela.

Figuriamoci quindi se parliamo di un cammino come la Via Francigena, percorsa ancora oggi da poche persone, ancor meno solcato da persone con esigenze speciali. Per certi aspetti, quindi, ancor più complicato rispetto all’itinerario spagnolo.

Mi chiamo Pietro Scidurlo, sono in sedia a rotelle da quando sono nato e per diversi anni non ho mai accettato la mia condizione di disabilità. Poi un giorno percorro il Cammino di Santiago e la mia vita cambia per sempre.

Per questo nelle prossime righe, forse diversamente da ciò che avete letto sino a oggi, vi parlerò di una Francigena diversa, di quella Francigena che vorrei e che forse oltre a me molte altre persone vorrebbero.

Paolo Rumiz durante il cammino alla riscoperta della Via Appia ha affermato che lui e i suoi compagni non stavano solo ripercorrendo l’Appia Antica, la stavano ritrovando, la riconsegnavano al Paese dopo decenni di incuria e depredazione. La Via Francigena merita altrettanta cura, merita di essere esplorata, riscoperta per essere un Cammino in grado di donare l’emozione dell’incontro, del mistero, dell’accoglienza aperta veramente a tutti, della cultura di quegli usi e costumi di un’Italia, che per quanto vicina, forse non si conosce ancora del tutto o almeno non nei suoi aspetti più autentici.

Dopo aver percorso e descritto il Camino Françes attraverso “Santiago Per Tutti”, la prima guida al mondo accessibile relativa questo itinerario (Edizioni Terre di mezzo), mi è stato chiesto più volte di rivolgere le mie attenzioni verso i cammini italiani; per questo nella Free Wheels Onlus si è ultimamente parlato di Via Francigena per tutti.

Credo che il primo passo sia cercare di capire cosa si intenda quando si dice che un cammino può essere percorso da tutti. Fino a oggi, in quasi tutti gli ambiti si è usata tale affermazione lasciando credere che chiunque può accedere qualunque esperienza senza alcuna variazione. Ma vi garantisco che non è esattamente cosi. Servono alcune attenzioni.

Free Wheels, anche grazie anche alle nuove tecnologie, quando studia un percorso punta a suggerire valide soluzioni a delle difficoltà che si incontrano nei lunghi cammini. Cerchiamo soluzioni adatte anche a coloro che hanno esigenze speciali: disabili motori, sensoriali, cognitivi. Persone soggette a Dialisi o che fanno più fatica nel trasporto del peso. Celiaci, diabetici gravi, vegani, persone che si muovono con figli in tenera età o animali al seguito.

Parlando quindi di Esigenze Speciali, è giusto chiarire anche il concetto di tale termine, oggi spesso utilizzato con varie accezioni che riconducono a limitate condizioni di azione o a volte a una malattia. Seppur ancora oggi molte persone non ne siano consapevoli, la disabilità è un universo e come tale riguarda tutti. Perché tutti, in vari periodi della vita, siamo disabili. Gli esempi sono molteplici, lo è un bambino quando fatica a camminare e preferisce il passeggino, altrettanto lo è la madre girando con una carrozzella, lo è un ragazzo che giocando a calcetto si sloga una caviglia, lo saremo tutti invecchiando risultando quindi incapaci di portare lo stesso sacchetto della spesa che per anni abbiamo portato senza fatica. Esiste però anche un secondo fattore che ci rende più o meno disabili ed è la società. La disabilità non è la caratteristica di un individuo, ma un insieme di condizioni, molte di esse causate dall’ambiente circostante. Si può essere più meno disabili a seconda dell’azione che ci si deve accingere a fare. Personalmente posso sembrare più disabile nel dover affrontare una scalinata che l’intero Cammino di Santiago.

Chiariti questi aspetti è più facile comprendere che non sempre si può, in un lungo cammino, rispettare il percorso “Ufficiale”, dimenticando per un solo secondo che l’obbiettivo è il viaggio e non la strada che si percorre e non la destinazione. Argomenti che sappiamo possono avere più importanza nel momento in cui si parla delle motivazioni che ci spingono a intraprendere un pellegrinaggio, come ad esempio la motivazione religiosa.

Un altro importante aspetto sul quale l’amico Girumin (Giancarlo Cotta Ramusino) mi ha portato a riflettere in uno dei nostri tanti incontri, è legato al percorso che si sceglie di fare, in quanto esso deve tener conto delle proprie possibilità. Tutte le persone, nessuno escluso, si muovono in funzione delle loro condizioni, ma per i disabili questa condizione ha un peso fondamentale. Mentre i “normodotati” (definizione che non amo particolarmente in quanto legata al concetto di normalità) possono viaggiare nel Dove, chi invece ha esigenze speciali è spesso costretto a viaggiare nel Come. Ma cosa significa tutto ciò? Molto semplicemente che la maggior parte dei Pellegrini o dei Viandanti può pensare di viaggiare indipendentemente da quale strada li chiamerà portandoli a scorgere panorami unici nel loro genere. Al contrario, una persona con esigenze speciali è costretta a pensare, nel rispetto di quelle esigenze che assumono priorità nella loro vita, a come raggiungere quei panorami unici, purché ve ne sia la possibilità.

Mi piacerebbe però che queste persone non pensassero alle cose che non possono fare, bensì a tutte quelle cose di cui i Cammini sono ricchi, come il vivere la storia dei paesi attraversati e fermarsi a conoscere i popoli che sono nati e cresciuti lungo questi itinerari. Magari valorizzando un momento di preghiera in una chiesa millenaria o scorgendo la bellezza nella semplicità dei riti religiosi. Il saper cogliere opportunità diverse renderà tanto speciale il vostro cammino, anche se non potrete scalare montagne o giungere in remoti angoli di mondo. Questo è un concetto che mi piacerebbe abbracciasse tutti.

Nonostante sentiamo nostro questo messaggio positivo, mi voglio soffermare un secondo rivolgendomi ad ogni livello a tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno voce in capitolo. Spero un giorno di poter far sentire la mia voce nelle giuste sedi:

“Amministrazioni ad ogni livello, Sovraintendenze che vi occupate di Cammini, lavorate per favore perché un giorno le Vie che designerete come Ufficiali siano percorribili da Tutti, e se vi sono ostacoli, appianateli; se vi sono ruscelli, costruite ponti e rendeteli transitabili da tutti; Se vi sono pietre, chiedete ad ogni pellegrino di coglierne una e gettarla al lato della strada; ben presto vi accorgerete come quella strada sarà percorsa da molte più persone, perché da una “pietraia” scorgerete una “strada bianca”. Se farete ciò, non snaturerete il percorso, perché il vero cammino è nell’anima, e non nei piedi e dove essi vi portano. Ma è credo diritto umano di tutte le persone avere pari opportunità di poter viaggiare dentro al viaggio allo stesso modo, senza dover ricorrere a deviazioni, spesso su tratti non in sicurezza perché in mezzo al traffico.”

La cosa però più dolente, e quella che riguarda le Ospitalità. Se una strada la si trova sempre, facendo riferimento all’anello debole della catena (alle persone a mobilità ridotta, le più colpite in un’esperienza dove la prerogativa è camminare), la stessa cosa non si può dire per un tetto sotto il quale dormire. Vorrei una Francigena più attenta, consapevole e critica verso se stessa; che comprenda che tutte le persone, indistintamente dal modo di muoversi possano viverla. Se consideriamo le accoglienze pellegrine, esistono molte strutture d’accoglienza, ma sono sicuramente poche se si pensa che il percorso è lungo 1000 km, dal Passo del San Bernardo a Roma. La maggior parte di esse sono di natura  parrocchiale, spesso in ambienti di difficile accesso, e comprensibilmente poco ritrutturabili per accogliere anche persone con esigenze speciali. Ciò non toglie però che le stesse parrocchie possano trovare o creare nuovi spazi, più facili.

Senza dimenticare che spesso (per non dire sempre) ciò che fa differenza è il tipo di accoglienza. Ho avuto la possibilità di sostare lungo il Cammino di Santiago in albergues parroquial completamente inaccessibili, come Grañon, ma dove gli hospitaleros con i loro modi la loro praticità hanno reso accessibile qualsiasi luogo. Spesso basta poco per rendere la struttura accessibile, anche perché se cosi è, va a vantaggio di tutti. Dove passa una sedia a rotelle, passa chiunque.

Ma come ci sono strutture di questo tipo, sono certo che quando mi incamminerò troverò anche delle strutture pensate e realizzate in modo diverso; accoglienze che vedendo sull’itinerario persone diverse, diversificheranno anche i loro servizi e forse cominceranno ad aumentare le rampe d’accesso, i passaggi in beole dove prima c’era la ghiaia, le stanze al piano terra (ove possibile), ristrutturati i bagni con le forze disponibili o chiedendo ai pellegrini di passaggio mano d’opera professionale per rendere accessibili gli spazi.

Mi piacerebbe che l’Italia, come ci ha creduto la Spagna, facilitasse l’apertura di accoglienze lungo gli itinerari culturali a costi più agevolati per coloro che scelgono di visitare il “Belpaese” alla scoperta proprio di quella storia in cui i nostri Cammini sono immersi.

Un cammino per crescere ha bisogno di persone che lo attraversino, di volti che raccontino tra i sentieri del proprio viso il vissuto di quell’esperienza la condivisione con la storia dei paesi attraversati e dei loro popoli. Ma i volti di un cammino non sono solo quelli di coloro che lo vivono, ma anche di coloro che vorrebbero viverlo.

Mi piace pensare che un giorno tutti potranno percorrere i lunghi cammini, che le ospitalità saranno pronte ad accogliere tutti, che gli ospitalieri conosceranno le attenzioni più apprezzate e corrette verso le persone con esigenze speciali, come chiedere sempre prima di spingere una persona in sedia a rotelle o sfiorare il braccio di un non-vedente prima di rivolgergli la parola per indirizzare la comunicazione.

E’ importante capire la necessità di queste attenzioni per prendere consapevolezza della presenza di queste persone sui cammini, e consentire anche a loro di vivere questa esperienza alla pari degli altri.

Questa è la Francigena che vorrei: la Francigena per tutti.                                                               

Pietro Scidurlo

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Racconti di viaggio sulla Francigena

Aumenta il numero di pellegrini che richiedono la credenziale, un bel segnale in vista della stagione “dei cammini” che ormai è iniziata! Nel fattempo vogliamo riprendere a dare spazio ai diari di viaggio ed esperienze di cammini che ci segnalate, come in questo caso: l’esperienza di Maura e Giò sulla Francigena, lo scorso autunno.

L’esperienza della Via Francigena è stata una scelta in parte maturata durante i precedenti cammini, e cioè quello di San Francesco e quello “classico” verso Santiago de Compostela. In questo caso, come testimoniamo Maura e Giò, è stata una esperienza che “ti cambia completamente l’ esistenza , ti rimette in pace con la natura che godi appieno, con l’ umanità con cui sei a contatto per tutto il giorno, con il tuo fisico che ti permette di superare gli ostacoli che si presentano sulla tua via”

Paure, ansie, tensioni e dubbi prima della partenza stemperati fin dal primo metro fatto con lo zaino sulle spalle e le scarpe da trekking. Uno zaino che via via si fa leggero e si riempie di incontri, di calore umano e sorrisi. Una esperienza che apre subito la voglia di rimettersi in cammino.

Un diario scritto con leggerezza e passione, con commenti e aspetti critici lungo il cammino.
Grazie per aver condiviso con noi queste emozioni di viaggio.

Buona lettura, buon cammino!

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Oggi parliamo di Francigena con Danilo Parisi, il moderno “Caronte” della Francigena

Alle ore dodici appuntamento a Soprarivo di Calendasco con il moderno “Caronte” della Via Francigena: il traghettatore del Guado del Po Danilo Parisi ci accoglie presso l’Hospitium peregrinorum. Ai bordi delle strade i campi sono ancora coperti di neve, così come ancora lo è l’argine del grande fiume. Arriviamo a destinazione per l’incontro. Superato l’argine, in una bellissima radura di arbusti sempre imbancati, ecco la vecchia casa rurale ristruttura in modo impeccabile e circondata da alberi piantati con cura. Si tratta della Caupona di Sigerico, struttura in grado di fornire accoglienza e ristoro ai pellegrini, che sempre più numerosi si fermano in questo luogo.

Danilo Parisi ci è venuto a trovare qualche giorno fa nella nuova sede dell’Associazione a Piacenza per fare quattro chiacchiere, per parlare del Guado del Po e di pellegrini aumento, per condividere cosa si potrebbe fare per dare loro maggiori servizi. E’ nato allora in modo spontaneo, con la generosità che contraddistingue Danilo, l’incontro di oggi presso la Caupona. Il nostro “traghettatore” ha preparato un pasto semplice e sontuoso con penne all’amatriciana, una varietà di salumi piacentini, ottimo dolce casalingo e vino locale. Il tutto predisposto sulla grande tavola in legno con a fianco il camino acceso, nella stanza dove tanti piccoli dettagli parlano di Francigena.

Un incontro informale che Danilo ha voluto condividere con l’Associazione Europea delle Vie Francigene, presenti Massimo Tedeschi e Sami Tawfik, il Sindaco di Calendasco Francesco Zangrandi ed il Sindaco di Orio Litta Pier Luigi Cappelleti, entrambi impegnati da anni in prima linea per la Francigena ed i pellegrini. Un momento costruttivo di confronto e di scambio, nello spirito pellegrino di condivisione.

Danilo racconta storie ed aneddoti, difficoltà e momenti indimenticabili. Ci parla di incontri: sono davvero tanti coloro che qui sono transitati, ognuno lasciando una piccola (o grande) traccia del proprio cammino. C’è chi, a distanza di oltre dieci anni, magari dall’Olanda o Germania, è ritornato in questo posto. Il nostro traghettatore, oltre ad avere il cuore grande come il fiume Po, è da sempre anche franco e schietto, di certo non le manda a dire. Si sta facendo molto per cercare di valorizzare quest’area, è vero. Ma si potrebbe fare di più per far conoscere e per sostenere questa importante realtà. D’altra parte Danilo mette il cuore in questo servizio per i pellegrini che dal 1998 ad oggi ha già accolto 4.000 pellegrini, di cui un forte numero di stranieri (si contano bel 47 nazionalità) delle quali 20 extra-europee.

Danilo nella sua accogliente Caupona ospita anche viandanti. Sono in tanti a rimanere affascinati dal calore che si percepisce all’interno ed all’esterno di questo luogo mitico di passaggio sul Po. In 17 anni qui si sono fermati ben 886 pellegrini, per il ristoro o per la notte.

Il punto d’imbarco, lo storico Transitus Padi. A Soprarivo è stato localizzato questo “Ad Padum” dei romani, dove le strade consolari per Mediolanum e Ticinum (Milano e Pavia) incrociavano il fiume Po. Si è trattato di un passaggio obbligato per Milano fino al XII secolo. Per molto tempo la mancanza di ponti è stata ovviata con l’attraversamento via fiume non ostacolando mai le comunicazioni tra le due sponde. Erano tante le famiglie a possedere piccole imbarcazioni. Certo la moderna viabilità consente oggi di attraversare agevolmente il fiume Po con il ponte moderno, ma dal 1998 è stato ripristinato questo valido servizio di trasporto per i pellegrini con un taxi fluviale che da Corte Sant’Andrea conduce fino a Soprarivo, percorrendo una distanza di circa 3,5km. Il “traghettatore” Parisi, in possesso del titolo professionale specifico per il trasporto di persone, con la sua barca (appaltata dal comune di Calendasco) accompagna i pellegrini da una sponda all’altra del Po, con lo stesso entusiasmo di sempre, così come è immutata la sua passione per la Francigena.

Informazioni: sul servizio:

  • il taxi fluviale attraccato a Soprarivo di Calendasco è a disposizione tutti i giorni dell’anno per i pellegrini e gli escursionisti che hanno biciclette. Meglio prenotare il giorno prima. Costo dieci euro.

  • Questa traversata è ufficializzata dall’Associazione Europea delle Vie Francigene ed è inserita nelle guide ufficiali

  • Lungo gli oltre 2.500 km di percorso da Canterbury alla Puglia, se si esclude lo stretto della Manica, è l’unico passaggio via acqua per i pellegrini. Un luogo davvero mitico.

  • Questo passaggio consente di accorciare il percorso di quasi 10 km rispetto a quello terrestre

  • Per iniziativa di Danilo Parisi ed alcuni amici sono sorti alla Caupona un circolo culturale (Biffulus) ed una associazione (Homo Viator) che si occupano, oltre al traghettamento e all’ospitalità per i pellegrini ed i turisti, anche di conferenze, attività culturali, itinerari naturalistici e storico archeologici.

Numeri e statistiche: Danilo racconta che nel 1998 furono solo 2 le persone traghettate (un pellegrino olandese ed un tedesco), nell’anno del Giubileo 100. Poi un pochino di calo, fino a riprendere un buon trend dal 2007, con 152 passaggi, nel 2008, con 263 pellegrini, nel con 2009 transiti, nel 2013 furono invece 520 e lo scorso anno ben 736. Proprio nel 2014 sono stati traghettati pellegrini anche dal Perù, Colombia, Indonesia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea del Sud, Isreale…
Si prevede. prevede che nel 2016 verrà raggiunta la quota di almeno 1000! Già quest’anno, lo scorso 21 gennaio, è stato traghettato il primo pellegrino sloveno del 2015.
La maggior parte dei pellegrini viaggia in direzione Roma, chi prosegue per la Puglia o addirittura Gerusalemme. Ma c’è chi, invece, ha proseguito per Mont Sant Michel o Medjugorje. Secondo le statistiche, il traghetto è oggi preferito dagli over 50 (oltre 70%), mentre le fasce più giovani preferiscono il cammino via terra-

Sono arrivate le 14:30, si esce per andare in cammino verso il guado (coperto da una leggera foschia) nonostante il terreno sia ancora coperto da ghiaccio e neve. Questi argini del Po francigeni e le cascine emiliane hanno in inverno un fascino che difficilmente si può trovare in altri punti del percorso. Potrebbero essere i fotogrammi di un film di Bertolucci che racconta i luoghi del grande Fiume, sembra un poetico scenario cinematografico.
Il nostro traghettatore Danilo Parisi scopre il telo che copre la barca e la mette in moto, pronta per guadare il Po verso Corte Sant’Andrea. Si parte, il transito di pellegrini è ricominciato a pieni giri anche in questo 2015.

Buon cammino

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Intervista con Renato Trapé, consigliere delegato alla Cultutra del Comune di Montefiascone e vice presidente AEVF

Oggi parliamo di Francigena con Renato Trapé, consigliere delegato alla cultura per il Comune di Montefiascone e vice presidente AEVF  Montefiascone è una realtà territoriale laziale molto attiva sull’accoglienza, promozione e valorizzazione della Francigena. La Francigena costituisce una risorsa molto importante nella quale l’amministrazione sta investendo.
 
Il comune di Montefiascone da anni sta investendo energie e risorse sulla Francigena. Si tratta di un progetto che ha cambiato l’identità di un territorio e che si è ben radicato nel tessuto culturale locale. 
Quali ulteriori obiettivi si pone Montefiascone attraverso la Francigena e l’accoglienza dei pellegrini?
 
R. Montefiascone è stata una delle prime città ad aderire a quella che in origine era l’Associazione dei Comuni Italiani sulla Via Francigena e che proprio a Montefiascone in una storica assemblea del settembre 2005, si trasformò nella Associazione Europea delle Vie Francigene. In questi dieci anni il passaggio dei pellegrini sempre più numerosi sino all’exploit del 2014 [2000 persone circa], ha cambiato addirittura l’approccio della cittadinanza verso questa strana figura sinora sconosciuta ai più e osservata con diffidenza, se non addirittura con ostilità. La popolazione nella sua maggioranza ha capito che il pellegrino è figura del tutto particolare; cultura medio-alta, amante dell’arte e della natura, rispettoso dell’ambiente; oggi non è infrequente vedere un cittadino qualunque avvicinarsi ad un pellegrino magari un po’ incerto sul percorso per offrire il proprio aiuto, in termini di informazioni o chiarimenti. In città stanno sorgendo attività commerciali e artigianali stimolate anche dal crescente incremento di pellegrini; le strutture di accoglienza sono numerose, religiose e laiche con prezzi che vanno dalla gratuità assoluta a livelli sempre accessibili per strutture di qualità medio-alta. Elemento di straordinaria importanza è la posizione particolarissima di Montefiascone; la città è esattamente a 100 km da Roma e noi intendiamo fare di questo fatto un trattore formidabile per l’affluenza dei pellegrini. Ricordiamo che sul “Camino de Santiago” la città di Sarria posta a 112 km da Santiago è meta annuale di circa 200.000 mila pellegrini, che percorrendo gli ultimi 100 km hanno diritto alla “Compostela”. Vogliamo che Montefiascone divenga sulla Francigena, quello che Sarria è sul Camino. Abbiamo già fatto molto in questo senso, segnalando sia in loco che sulla rete, questa particolarità ed abbiamo dotato tutte le strutture di accoglienza di un particolare timbro che attesta il passaggio del pellegrino al 100 km dalla Tomba di Pietro. 

Montefiascone, tappa importante sulla Via Francigena. Da qui partono gli ultimi 100 km per arrivare a Roma e sempre in questa località il cammino della Via Germanica di Stade si collega con la Francigena. Uno snodo importante, dunque, da valorizzare sotto ogni punto di vista: culturale, storico, sociale, economico e turistico.

 
R. Montefiascone compare come settimana tappa nel diario di SIGERICO redatto nel suo ritorno da Roma a Canterbury nel 990 d.C..
Attraversata dalla Cassia Romana [II sec. a. C.], di cui rimangono sul territorio imponenti vestigia, essa è stata per secoli una delle più importanti città dello Stato Pontificio; nella sua Rocca hanno sostato e dimorato ben 32 Papi, da Innocenzo III a Martino IV, da Pio II ad Alessandro VI, da Giulio II a Leone X.
Durante la cosiddetta cattività Avignonese, il legato pontificio in Italia risiedeva a Montefiascone, vera capitale del PATRIMONIO DI SAN PIETRO e tappa obbligata per quanti dal NORD si recassero a ROMA, sia dall’Italia centro-settentrinale sia dai paesi d’oltr’alpe.
Questa posizione strategica sulla antica Via Francigena ha reso naturale il coinvolgimento della città e del suo territorio nella promozione degli itinerari romipeti che gli ultimi due decenni hanno visto crescere prepotentemente il pellegrinaggio.
La posizione di Montefiascone sulla Via Francigena, verrà ulteriormente esaltata da un altro elemento di grande importanza: lo sviluppo e la crescita di un altro itinerario romipeto quale la Via Romeo-Germanica o Romeo-Teutonica, che partendo dal baltico convogliava verso Roma i pellegrini della Germania, dei Paesi Baltici ed in genere dei Paesi dell’Europa orientale. Questa Via ebbe nel medioevo a partire dal 1200 importanza eguale se non superiore alla Francigena quale itinerario di pellegrinaggio verso Roma; ebbene questa Via che partiva da Stade, sul Mar Baltico attraversava la Germania, l’Austria, il Veneto, l’Emilia, la Toscana e l’Umbria confluendo nella Via Francigena proprio a Montefiascone. Da qui a Roma l’itinerario era unico per i due cammini; la città quindi era al centro di questa enorme Y, avente come estremità al Nord Canterbury e Stade ed a Sud Roma.
 
Certo c’è ancora molto da fare, ma le prime avanguardie di pellegrini scandinavi e soprattutto tedeschi percorrono le Vie della nostra città provenendo da Orvieto, città d’importanza fondamentale sulla Via Germanica. E’ del tutto evidente come questo fenomeno tra qualche anno assumerà proporzioni imponenti per le quali dobbiamo attrezzarci; lo stiamo già facendo anche mettendo in campo sinergie con altri protagonisti: I Lions, sensibilissimi a queste tematiche, il CAI insostituibile nell’opera di monitoraggio dei percorsi e nel segnalarne le criticità ed inoltre Associazioni private come la Casa editrice Historia attiva da anni nella pubblicazione di materiale promozionale di grande qualità in tema di Francigena. In quest’opera di valorizzazione e promozione degli itinerari pellegrini è fondamentale il supporto della AEVF con la sua intensa e capillare rete di contatti, non solo tra le città o regioni, ma anche e soprattutto tra le nazioni attraversate dalla Francigena. I rappresentanti del Comune di Caterbury o del Vallese ci hanno più volete onorato con la loro presenza
 

Il Lazio è una delle regioni più importanti sulla Francigena, in quanto è a Roma che il cammino finisce (o continua, verso la Puglia).Quali azioni si possono mettere in campo nel Lazio per migliorare la situazione sull’accoglienza, ospitalità, segnaletica ed un migliore coordinamento per la Francigena?

 
R. Altrettanto importante è la vicinanza della Regione Lazio sensibile da sempre alle problematiche della Franciegna e che ha messo a disposizione dei vari Comuni somme importanti per la messa in sicurezza dei percorsi. Ad ogni Convegno cui mi capita di partecipare viene segnalata con merito la bravura della Regione Toscana nella messa in sicurezza della Via Francigena. Ogni volta segnalo che anche il Lazio non è lontano dal raggiungimento di questo obiettivo. La presenza di Roma quale ultima tappa costituisce elemento di grande prestigio ma anche di grande criticità; molte risorse infatti sono assorbite non soltanto in questo campo da questa megalopoli con margini residuali per le realtà periferiche, questo a prescindere dalla buona volontà degli amministratori regionali. D’altro canto il fascino della Tomba di Pietro è unico al mondo, ma proprio gli ultimi 10 km costituiscono un problema non ancora del tutto risolto per quanto riguarda la sicurezza del percorso. C’è poi il problema dell’accoglienza del pellegrino in San Pietro. Quando si sono compiuti centinaia o migliaia di km a piedi, ci si attende con ragione, un’accoglienza che sia degno coronamento della fatica fatta; così ancora non è ed occorre una sinergia maggiore tra la città del vaticano e il Comune di Roma. Per concludere: la Via Francigena ha nei confronti del cammino una particolarità che si traduce in un grande vantaggio; lungo tutto il suo itinerario ma specificatamente nel Lazio, ogni 15/20 km il pellegrino trova una cittadina con la sua storia, le sue tradizioni, la sua cultura, la sua enogastronomia, diverse ma sempre affascinati. Questa caratteristica consente di proporre il “prodotto Francigena” con pacchetti che possono andare da una a dodici tappe, cioè da Proceno primo Comune del Lazio sino a Roma meta finale. E’ una strada che abbiamo iniziato a percorrere e che siamo certi possa dare grandi risultati in termini di presenze e soprattutto di ritorni. 
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Intervista con Massimo Tedeschi, Presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene

Intervista con Massimo Tedeschi, Presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, associazione fondata nel “lontano” 2001 a Fidenza. Stato dell’arte, progetti futuri, prospettive e inziative legate alla Via Francigena, se ne parla a 360°.

1. L’Associazione Europea delle Vie Francigene come soggetto promotore di un progetto un po’ “visionario” è stata fondata 14 anni fa a Fidenza, dove eri Sindaco, insieme a 34 Enti Locali. Nel 2007 l’Associazione è stata abilitata dal Consiglio d’Europa “rete portante” della Francigena, una grande responsabilità, che cresce di giorno in giorno, da portare avanti con molta passione e poche risorse umane e finanziarie (nonostante spesso si legga erroneamente di finanziamenti europei a pioggia). Sei tuttora convinto di aver intrapreso la strada giusta creando questa rete e dedicando tante energie al progetto?

R. Nei 14 anni di vita della Associazione Europea delle Vie Francigene (nata il 7 aprile 2001 a Fidenza esattamente con il nome di “Associazione dei Comuni italiani lungo la Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico”) ci sono stati momenti in cui in effetti mi sono chiesto se ne fosse valsa la pena poiché si trattava di sensibilizzare al tema della Via Francigena persone e istituzioni che non ne avevano mai sentito parlare e che avevano tanti altri problemi più urgenti da risolvere. Il progetto della Via Francigena richiede visione e lungimiranza poiché i risultati non arrivano subito ma solo dopo una accurata semina.

Come amaramente riflette l’Adriano di Marguerite Yourcenar: “Avere ragione troppo presto equivale ad aver torto”. Per fortuna i visionari della Francigena del 2001 sono ancora vivi e vegeti e dunque se inizialmente molti ci davano torto, o quanto meno ci consideravano con diffidenza, oggi, al contrario, tutti ci dànno ragione.

2. Gli attori principali della Associazione sono Enti Locali. Si tratta soprattutto di piccole città o borghi al di fuori dei tradizionali circuiti culturali e turistici che, grazie alla Francigena, acquistano forte visibilità nazionale e internazionale. Tuttavia l’attuale crisi rende difficile ad una amministrazione comunale dedicare giuste risorse ed energie allo sviluppo della Francigena. Le priorità di un sindaco sono altre. Perché vale la pena continuare a credere nella Francigena quindi? La Francigena può realmente creare una economia sostenibile nei territori?

R. Siamo reduci dallo splendido incontro di Monteriggioni “Qui è l’Europa” di sabato 24 gennaio 2015. Accolti dal sindaco Raffaella Senesi, hanno partecipato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, la presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Silvia Costa, sindaci ed amministratori locali toscani e laziali, rappresentanti di associazioni e di operatori economici, singoli cittadini. Di quanto si è detto nell’incontro cito solamente un dato: lo scorso anno (2014) sono stati 150 mila i pernottamenti in Toscana di pellegrini, camminatori, turisti della Francigena con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente (2013). Abbiamo quindi un trend di crescita che surclassa persino quello del PIL cinese. Questo significa che la Francigena è in pieno boom, sta creando opportunità di lavoro nei territori ed emerge quale esempio di modello di turismo sostenibile e modello di crescita dei territori cosiddetti “minori” d’Italia e d’Europa.

3. Senza dimenticare associazioni e camminatori, anima vera e propria dell’itinerario. Non sono mancati, in passato, momenti di difficoltà fra rappresentanti istituzionali e associazioni; per quale motivo? Oggi si percepisce maggiore collaborazione e volontà di cooperare per un unico obiettivo.

R. Fasi di tipo integralistico sono state vissute sia dai rappresentanti di associazioni che di istituzioni. Ed invece la Via Francigena va avanti solo quando c’è cooperazione stretta di quattro componenti: pubbliche istituzioni (comuni, province, regioni, ministeri, parlamento e commissione europei, consiglio d’europa); associazioni; università, centri di ricerca e di formazione; privati fornitori di servizi ai pellegrini. Non c’è nessuno più bravo dell’altro; ciascuno fa il proprio pezzo in spirito di accoglienza, pellegrino appunto, nei confronti degli altri interlocutori. E d’altra parte noi dobbiamo convincere i nostri sindaci ed i nostri amministratori, assillati ogni giorno da ogni genere di richiesta, che i soldi spesi per la Francigena sono spesi bene poichè si tratta di investimenti che producono frutto, anche in termini occupazionali.

4. La vera svolta per il rilancio della Francigena arriva con lo sviluppo e la creazione del “Master Plan della regione Toscana”, un modello a livello internazionale. Quale ruolo hanno le Regioni per lo sviluppo della Francigena e quali sono gli obiettivi del Comitato Interregionale europeo coordinato da AEVF?

R. Delle 18 Regioni francigene europee (Kent; Nord-Pas-de-Calais; Picardie; Champagne-Ardenne; Franche-Comté; Vaud; Vallese; Valle d’Aosta; Piemonte; Lombardia; Emilia; Liguria; Toscana; Lazio e, nel sud Italia, Campania, Basilicata, Molise, Puglia) la Regione Toscana è quella che ha portato avanti il progetto in modo più completo e strutturato e che vi ha investito di più. Ed è quella che, infatti, sta ottenendo i migliori risultati. Ma la Via Francigena darà risultati ancora migliori quando l’intero sentiero da Canterbury a Roma e poi da Roma a Brindisi e a Santa Maria di Leuca sarà stato strutturato. Lo scorso 12 dicembre si è svolto a Reims la riunione di coordinamento interregionale che ha fissato precisi obiettivi riguardo la segnaletica comune, il comune sistema informativo, l’accoglienza, la manutenzione e la sicurezza del percorso.

Il ruolo attivo delle regioni è fondamentale in quanto è attraverso una convinta politica di sviluppo regionale (grazie all’utilizzo di fondi europei POR-FESR) incentrata sulla valorizzazione degli itinerari che sarà possibile investire risorse sulle infrastrutture e la promozione della Via Francigena. Insieme alle regioni potremo inoltre partecipare ai bandi europei per accedere a importanti risorse finanziarie da destinare alla Francigena.

5. Francigena abbraccia altri itinerari, primo fra tutti quello termale. Il binomio francigena e terme può davvero essere vincente?

R. Sono stato a lungo sindaco di una città francigena, Fidenza, e di una città termale, Salsomaggiore. Posso dire a ragion veduta che l’abbinamento del turismo che nasce dagli itinerari culturali europei con quello della cura e del relax termale è perfetto. Camminare e conoscere la cultura dei luoghi e del patrimonio termale; camminare e immergersi nell’acqua che cura il corpo e lo spirito. Quale maggiore sintonia potrà mai verificarsi? A dicembre abbiamo partecipato al bando europeo COSME insieme alla rete delle città storiche termali per promuovere nuovi prodotti culturali sostenibili legati a questo binomio.

Ritengo che la Francigena possa fungere da incubatore per altri itinerari e cammini, sia in ambito europeo come la Via di San Michel che dalla Normandia scende verso la Puglia e la Via Romea, che da Stade arriva fino a Roma congiungendosi sulla Francigena a Montefiascone, sia in ambito nazionale come la Via di Francesco, la Via degli Abati o il Cammino di San Colombano

Particolarmente significativa l’iniziativa Pilgrims Crossing Borders che vedrà impegnati decine di camminatori che attraverseranno a piedi l’Europa da Trondheim (Norvegia, sede della Via di Sant’Olav) fino a Roma e poi verso Gerusalemme attraverso Via Romea e Francigena.

6. Negli ultimi due anni molto operatori privati hanno iniziato ad investire sulla Francigena, dalla ristorazione all’accoglienza, alla tecnologia, ai servizi per i pellegrini. Il boom della Francigena si percepisce anche da questa dinamica, la quale coinvolge spesso giovani del territorio che lanciano start up.

R. Nella vita della nostra Associazione, come anche del resto nelle nostre vite personali, vi sono momenti di svolta. Una prima la avemmo nel 2010 allorquando riuscimmo a coinvolgere, da un lato, le istituzioni europee attraverso l’allora Vicepresidente della Commissione Europea con delega al Turismo Antonio Tajani e Silvia Costa, membro del Parlamento Europeo, di cui oggi è presidente della Commissione Cultura, e, dall’altro, la Regione Toscana (con gli assessori Bramerini e Cocchi) che apporovò il “Master Plan della Via Francigena” che in 5 anni investì di 16 milioni di euro per i 380 chilometri francigeni nella regione. Una seconda svolta l’abbiamo cominciata a registrare, come dici tu, dal 2013. Sono infatti dell’ordine delle centinaia gli operatori privati che lungo i 2500 chilometri di Francigena, da Canterbury a Roma alla Puglia, hanno creato o stanno creando imprese, in generale di piccole dimensioni, al momento, per fornire tutti i tipi di servizi di cui pellegrini, camminatori, turisti della Francigena hanno bisogno. Faccio un esempio: chi cammina sulla Francigena chiede spesso alloggi spartani ma non mancano coloro che richiedono tipologie di alloggi dotati di servizi aggiuntivi. Penso che dobbiamo dare risposta a tutti. Compito di AEVF, in qualità di reseau porteur della Via Francigena, è di assicurare la fedeltà allo spirito originario dell’Itinerario che è fatto di valori storici e culturali europei.

7. Come vedi il futuro della Francigena nei prossimi anni?

R. Il numero di pernottamenti in Toscana (100 mila nel 2013 e 150 mila nel 2014) traguardato all’intera Francigena europea ci porta ad un dato (20/25 mila camminatori/pellegrini) paragonabile a quello di Santiago di Compostela di 15 anni fa (nel 2014 Santiago ha registrato 230 mila pellegrini). In sostanza oggi registriamo circa il 10% del flusso di Santiago di Compostela con un trend in fortissima ascesa. Condizione necessaria affinchè tale trend si consolidi è che tutte le Regioni europee attraversate emulino la Toscana ed investano di conseguenza. Cito a tal proposito Regione Puglia con cui abbiamo fatto un accordo per lo sviluppo della Via Francigena nel Sud che interessa cinque Regioni.

8. Cosa ci puoi dire sulla Via Francigena nel Sud?

R. Nel corso degli “Stati generali della Via Francigena nel Sud” svoltisi a Bari il 29-30 novembre abbiamo definito una importantissima linea strategica: da Itinerario di Sigerico, da Canterbury a Roma, quale ora siamo e come tale certificati, passiamo ad Itinerario collegante i principali centri di spiritualità euro-mediterranei: Santiago di Compostela, Canterbury, Roma, Istanbul, Gerusalemme.

Per questo siamo impegnati, con l’aiuto di Società Geografica Italiana, nella certificazione presso il Consiglio d’Europa della Via Francigena nel Sud (700 chilometri) ed ecco perché siamo in procinto di sottoscrivere un accordo con l’Associazione Europea della Via Egnazia (AEVE), presieduta da Alexander Meksi, già primo ministro d’Albania, pe riscoprire e valorizzare il tracciato dell’antica strada romana collegante Roma con Costantinopoli (e Gerusalemme) via Brindisi/Durazzo.

Siamo pienamente immersi in una logica di dialogo euro-mediterraneo che, specie in questi tempi, ci sembra, nello stesso tempo, utile ed affascinante.

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Intervista con Luigi Nacci, scrittore, giornalista, guida escursionistica e operatore culturale. Meglio dire, un viandante moderno.

 Luigi Nacci è insegnante, giornalista, guida escursionistica e operatore culturale. Progetta e organizza stabilmente eventi culturali in tutta Italia – come il Festival della Viandanza. Gli piace considerarsi un viandante. È uno dei fondatori dell’Associazione Movimento Lento e una guida de “La Compagnia dei Cammini“. Il suo ultimo libro è Alzati e Cammina. Potete leggere il suo blog, aggiornato e ricco di spunti, anche sul cammino.
 
La#Francigena che verrà. Spunti, impressioni, auspici. Questo uno dei tuoi recenti post sul blog, alla fine del tuo cammino a piedi verso Roma, che invitiamo gli amici francigeni a leggere.
Hai fatto una analisi costruttiva ed oggettiva della situazione della Francigena, oggi. E’ stato fatto tanto, ma c’è ancora tanto da fare, partendo dalla priorità che sono accoglienza, sicurezza e segnaletica.  Sono le certezze che, chi cammina, si aspetta di incontrare. Il tuo punto di vista, Luigi?
 
Farei un passo indietro. Esistono le vie francigene, o vie romee: sono un fascio di strade che interessa tutta l’Italia. Tra di esse c’è la Via Francigena a cui ti riferisci e che molti di noi hanno compiuto, sulle orme di Sigerico e di altri milioni di pellegrini. Ha conosciuto epoche di vasta e di bassa affluenza, ora sta riprendendo ad essere percorsa, per molte ragioni, e quelle ragioni vengono prima di ogni cosa, prima di ogni politica di promozione dell’itinerario: perché la gente si mette in cammino? Perché si mette in cammino verso Roma (o verso Santiago)?
Credo che chiunque si occupi di Francigena, qualsiasi sia il ruolo che ricopre, debba prima farsi queste domande. La domanda è già la risposta, è in quell’interrogarsi continuo che ci troviamo, volenti o nolenti, tutti. Per occuparsi di Francigena bisogna mettersi in cammino, colmi di domande, sapendo che sarà difficile, se non impossibile, rispondere. Credo che da questo interrogarsi, sulla strada, possa nascere una riflessione complessa a vantaggio di quell’itinerario. Se ci sono stati dei miglioramenti, come ad esempio nell’ambito della sicurezza (la Toscana in primis), è perché alcuni amministratori e progettisti di buona volontà hanno indossato le vesti dei viandanti e sono partiti. Ma ancora non basta, c’è bisogno di più partecipazione, le genti che vivono nei territori francigeni devono sentirsi pellegrini e ospitalieri, devono calarsi nei panni dell’essere umano basico che si sposta con la propria casa nello zaino, e così facendo ameranno quella via.
Nel Medioevo gli scolastici dicevano che si ama solo ciò che si conosce. Ecco, più aumenterà l’amore per la Francigena, per la sua storia, per ciò che simboleggia, per gli orizzonti che apre dentro di noi, più sarà curata. Rispetto ad anni fa si viaggia con maggiore sicurezza, ci sono molti segnali (a volte troppi), sono aumentati i luoghi di accoglienza, ma deve crescere quella forma di amore. Il pellegrino, o il viandante, chiede solo una cosa: accoglienza. Si accoglie aprendo le braccia, offrendo dell’acqua, prima che assicurando un tetto.

 
Nel tuo libro Alzati e Cammina (Ediciclo, 2014) ad un certo punto parli di “viandanza”, del significato che per te essa ha e della bellezza che questo concetto racchiude. 
“E non esiste viandanza, come ci suggerisce René Char, senza amore e rivoluzione”. Come si lega la viandanza al cammino, alla lentezza, all’incontro, alla Francigena? E proprio sulle orme della “Viandanza”, è nato un Festival…
 
Viandanza è una bella parola, bellissima. Ci ricorda che sulla via non si può stare che danzando, che la via stessa è una danza. Dentro la viandanza c’è tutto: c’è il pellegrino, inteso in senso lato o senso stretto, così come Dante li definiva, ovvero chi lascia la propria patria e si fa straniero o chi parte alla volta di Santiago de Compostela; c’è il viandante, ovvero l’essere umano che va sulla via, che dalla via si fa attraversare, un corpo attraverso il quale passano tutti i sentieri, una sorta di filtro, una spugna; ci sono anche i transumanti, i briganti, i nomadi, i commercianti, i clandestini, i migranti, i vagabondi e gli erranti senza meta, tutti. Nessuno viene escluso dalla viandanza. Deve essere immaginata come una casa mobile che accoglie senza discriminazioni chiunque, per una ragione o per l’altra, si è messo in cammino. La viandanza non discrimina: si può essere credenti o no, con o senza i piedi, con le stampelle, in carrozzella, con qualsiasi menomazione del corpo o dello spirito. In cammino siamo tutti uguali. Esseri umani basici che hanno bisogno di poche cose, che respirano a fondo, che si fanno domande, che sono a contatto con la terra.
 Il Festival della Viandanza, a cui accennavi, è nato per parlare di tutti coloro che abitano nella viandanza, in quella strana e poco visibile casa mobile, o che a quella casa sono diretti. Non è una rassegna sul camminare, ma sul cammino. Il cammino si può fare con ogni mezzo, anche da fermi. È una condizione, un modo di stare al mondo, e allo stesso tempo un modo di proiettarsi in avanti. Nella viandanza, infatti, c’è una forte carica di speranza e utopia, e questo perché quella casa mobile ha le porte e le finestre sempre aperte.

 
L’evoluzione del cammino, anzi dei cammini, verso Santiago è oggi sotto gli occhi di tutti. Un itinerario esploso sotto ogni punto di vista, sociale, economico, economico, turistico. Un fascio di strade che oggi fa vivere aree rurali che legano la propria identità a questo cammino. Quale prospettive, secondo te, per la Francigena? Come la immagini fra 5 e fra 20 anni?
 
L’Europa è cosparsa di vie, un intreccio intricato, per il semplice motivo che un tempo le persone sono sempre partite da casa propria. Ci sono state epoche in cui in milioni si sono messi in cammino, ed epoche e posti in cui questo è stato visto con sospetto, o è stato addirittura vietato. Quanti andavano a Santiago a piedi cinquant’anni fa? Pochi. Quanti ci vanno oggi? Quasi 300mila, di tutto il mondo, di culture e religioni differenti. C’è chi, tra i “veterani”, che grida allo scempio, parlando di business, di speculazione, di gente che approfitta. Mi fa specie, perché credo che se c’è una cosa che dovrebbe insegnarci il cammino è l’attitudine a giudicare il meno possibile. Anche nel Medioevo gli osti erano in competizione per attirare a sé i pellegrini, a volte andavano addirittura a cercarli. Non era pubblicità, quella? Fa parte della natura umana. Il cammino dovrebbe insegnarci a prendere atto di ciò che siamo, ad includere e non ad escludere. Non esistono veri o finti pellegrini. Si può partire turisti, spregiudicati, assassini, ladri, e arrivare pellegrini. Cioè trasformarsi, sulla via, in esseri umani senza patria, senza carta di identità, soli, ansiosi di condividere con gli altri, liberi. Se capiamo questo, questo movimento di inclusione, allora possiamo ragionare sul futuro della Francigena. Arriveranno sempre più persone, da molti paesi, per le ragioni più disparate, da chi vuole fare il turista nei borghi eccezionali a chi vuole mangiare e bere bene, da chi ha mollato tutto e spera in un cambiamento a chi fa un viaggio devozionale.
C’è spazio per tutti, sulla strada. Se la Francigena sarà inclusiva e accogliente, se saprà conservare la sua storia e allo stesso tempo guardare in avanti, e se sarà amata, allora saranno moltissimi a percorrerla. Il passaparola è la vera risorsa: parti, ti trovi bene, soprattutto ti trovi o ti ritrovi, torni e convinci le persone che ami a farlo. Così è andata a Santiago. Poi sì, ci sono le campagne promozionali, le operazioni di messa in sicurezza, di restauro, ripristino e così via, ma non si sostituiscono al passaparola, sono complementari.
 

Camminare, scrivere, raccontare, trasmettere e restituire le emozioni di viaggio, lentamente. Non è una cosa banale, né scontata. Ma pare che tu sia davvero bravo a farlo (!).  Il tuo ultimo cammino sulla Francigena come è riuscito a dare nuovi impulsi alla tua creatività narrativa ed a far fluire le nuove sensazioni legate viaggio? Il blog che hai deciso di scrivere, come ha condizionato il tuo cammino?
 
Non ho mai scritto durante i miei cammini. Ho annotato delle parole a volte, frasi, versi, scattato foto per ricordarmi le facce e i luoghi. Scrivere è tentare di dare ordine al caos, è un atto di razionalizzazione. Il cammino, invece, è l’esplosione dei sentimenti, delle sensazioni, delle domande senza risposta, degli stimoli, delle passioni, dei desideri incolmabili, degli impeti. Una giornata in cammino corrisponde a una settimana, un mese, un anno della nostra vita in ufficio o a casa. Come fare, alla fine di una giornata di impeti e esplosioni, che è durata un anno, a raccontare tutto quello che è successo? È durissima. Ho voluto fare questo esercizio, questa prova. Mentre camminavo prendevo appunti, alla sera scrivevo, la mattina successiva terminavo e pubblicavo sul mio blog. Ad un certo punto ho avvertito nettamente che era maggiore la fatica di scrivere, cioè di imbrigliare il caos, che quella derivata dal camminare. Ho compiuto in sostanza due cammini, uno del corpo, uno delle parole. L’uno arricchiva e allo stesso tempo depauperava l’altro. Si condizionavano a vicenda. È stata un’esperienza forte, di messa in discussione.
Molte delle domande che ci si fa camminando, di giorno, tendono ad essere sgretolate dalla stanchezza, di sera. Ci carichiamo di punti interrogativi che dopo il tramonto diventano puntini di sospensione, e la mattina successiva non c’è più alcun punto, si parte daccapo. Io invece la sera e la notte restavo appeso a quei punti di domanda. Come se non smettessi mai di dubitare di te e di ciò che ti circonda. È stato un ottimo esercizio. Ho imparato, ad esempio, che non si impara mai nulla. Che si resta esseri umani basici, e niente più.
 

Cosa significa per te viaggiare lentamente alla velocità di 4 km/h, con uno zaino da 10 kg sulle spalle? Cosa rende diversi il cammino verso Santiago e sulla Francigena rispetto ai tantissimi sentieri culturali, di montagna o percorsi podistici che si trovano ovunque, intorno a noi?
 
La velocità esterna non conta. Non mi piace contare i km che ho fatto. Lo faccio ancora, ma non mi piace. Non mi piace nemmeno essere ossessionato dallo zaino, dal suo peso. Tendo a spostare sempre più in là la preparazione dello zaino, che sia all’ultimo momento. Vorrei arrivare al giorno in cui non penserò più allo zaino e non penserò più ai km da fare. Credo che questo sia uno degli insegnamenti del cammino: dimenticare. Dimentica quello che sei, la tua casa, il tuo corpo, quelli che credi siano i tuoi talenti. Non trattenere nulla. È una via lunga e difficile, vincono sempre gli errori. Vorrei anche, per rispondere alla tua ultima domanda, dimenticarmi un giorno di Santiago, di Roma, di Gerusalemme, dimenticarmi tutte le mete, dimenticare le cime, dimenticare qualsiasi cosa abbia a che fare con un obiettivo. Non c’è differenza tra Santiago e la casa dell’amico che vorresti andare a visitare. Siamo noi a dare senso al cammino. Vorrei riuscire, prima o poi, a sentirmi realmente in cammino anche senza camminare. Sembra un paradosso, ma forse meno di quanto sembri…
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Intervista con Roger Vache, Presidente dell’Associazione Via Francigena France

A capo dell’Association Via Francigena France è stato eletto a Reims un nuovo Presidente; si tratta di Roger Vache, che è stato per molti anni consigliere comunale e, in seguito, Assessore a Reims. Grazie a François Louviot per essere stato uno dei pionieri della riscoperta della Via Francigena in Francia.

Dal 2007, l’Association Via Francigena France lavora per sostenere i camminatori, le associazioni e per coinvolgere le istituzioni (Regioni, enti locali, agglomerazioni, città). Un breve riassunto del lavoro dell’AVFF e quali sono le attività future previste dall’Associazione.

Dal 2001, le associazioni compostellane si sono interessate a questa nuova stagione della Via Francigena e hanno deciso di creare l’AVFF, che collabora con l’Associazione Europea delle Vie Francigene e le associazioni dei Paesi interessati. L’AVFF e i suoi membri operano al servizio dei camminatori e dei pellegrini per la promozione e l’organizzazione del percorso, coinvolgendo le istituzioni regionali e dipartimentali, gli enti locali e gli organi della Fédération Française de la Randonnée Pédestre.

Gli obiettivi futuri sono quello di proseguire nella sistemazione del cammino e quello di partecipare alla sua valorizzazione e in particolare:

•         Proseguire con la realizzazione dell’applicazione per iPhone e Android di geolocalizzazione in collaborazione con la FFICE, la Federazione Francese degli Itinerari Culturali Europei, di cui è socio fondatore.

•         Realizzare una guida pratica del tratto francese per camminatori e pellegrini.

•         Proseguire con la creazione della catena dell’ospitalità, intervenendo presso gli enti locali per la creazioni di alloggi e organizzando l’accoglienza dei camminatori e dei pellegrini.

•         Assicurare informazione e supporto a pellegrini e camminatori nella preparazione del viaggio.

•         Lavorare alla promozione della Via Francigena partecipando al festival, organizzando manifestazioni lungo il percorso, camminate (le cosiddette giornate d’ispezione), conferenze, mostre, etc.

•         Partecipare alle fiere del tempo libero e dell’escursionismo.

•         Creare un ufficio sempre aperto.

La Via Francigena in Francia attraversa 4 regioni: il Nord-Pas-de-Calais, la Picardie, la Champagne-Ardenne e la Franche-Comté, ossia 8 dipartimenti (il Pas-de-Calais, la Somme, l’Aisne, la Marne, l’Aube, la Haute-Marne, la Haute-Saône et il Doubs); in particolare attraversa Calais, Arras, Laon, Reims, Châlons-en-Champagne, Bar-sur-Aube, Langres, Besançon e Pontarlier.

Via Francigena in Francia vuol dire circa 800 km di percorsi per escursionisti e pellegrini, da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo, per un turismo lento, spirituale, sportivo, culturale e culinario, grazie alla valorizzazione dei prodotti tipici. L’AVFF partecipa allo sviluppo sostenibile di questa forma di turismo.

Se consideriamo che l’afflusso di pellegrini sulla Via Francigena è uguale a quello dei Cammini di Santiago di 15 anni fa e se consideriamo l’afflusso attuale dei Cammini di Santiago, per la Via Francigena si prospetta un futuro roseo, a patto che sistemiamo e mettiamo in sicurezza le criticità.

 

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Intervista con Jane Wang, pellegrina e appassionata di Via Francigena. La cultura asiatica incontra il cammino.

Jane Wang ha percorso la scorsa estate la Via Francigena, in bicicletta, partendo da Canterbury. Un lungo viaggio, affrontato senza una particolare preparazione fisica e con il grande desiderio di vivere intensamente le emozioni del cammino.

Jane viene da Hong-Kong, ha vissuto negli Stati Uniti, in Europa ed è attualmente a Firenze, dove è impegnata in ambito culturale. Le sue radici cristiane e la volontà di scorprire “lentamente” l’Europa l’hanno spinta a percorrere la Francigena. “Un viaggio fantastico!”

1) Perchè hai deciso di iniziare il tuo cammino sulla Via Francigena?
La Francigena è un itinerario storico che permette di conoscere le radici ed i valori europei. Rappresenta inoltre una opportunità per supportare il dialogo interculturale.
Quando ero piccola ho letto in Cina, su una rivista, informazioni sulla Francigena; ho poi letto un libro su questo itinerario quando vivevo in Germania. Per me la Francigena ha sempre rappresentato un sogno, quello cioè di attraversare i Paesi europei, entrando in contatto con la spiritualità ed ascoltare il messaggio di Dio.

2) Cosa rappresenta per te la Francigena?
Per me la Francigena è un simbolo di vita, una via autentica che può metterti in contatto con Dio, con culture differenti, con le persone e ti consente di immergerti nella storia, vivendola al tempo presente.

3) Pensi che in futuro la Francigena potrà attirare persone provenienti dalla Cina e dall’Asia?
Assolutamente sì!
La Francigena mette in grande risalto aree territoriali, città, tradizioni locali poco conosciute al di fuori dei circuiti italiani o europei tradizionali.

4) Cinque ragioni per consigliare la Francigena, punti di forza e critici dell’itinerario
A/ Cristianità
Forza: l’aspetto cristiano e legato alla spiritualità rappresenta un punto di forza soprattutto per i cristiani credenti e, comunque, è una delle motivazioni principali che spinge al cammino
Debolezza: Sicuramente non si può considerare la Francigena solo un itinerario religioso, ma lo si percorre con molteplici motivazioni

B/Cultura
Forza: capacità di attirare molte persone asiatiche ed americane grazie al fascino della cultura europea
Debolezza: difficoltà di sintetizzare tutte le declinazioni culturali all’interno del percorso, il quale presenta una sua attrattiva culturale a seconda dei differenti Paesi

C/Sport
Forza: la Francigena attira un numero crescente di giovani e tanti appassionati che amino lo sport outdoor
Debolezza: da questo punto di vista, ci sono anche tanti altri itinerari trekking e vie di pellegrinaggio che presentano forte attattività per chi ama fare sport outodoor

D/Turismo
Forza: la Francigena rappresenta indubbiamente una opportunità unica per scoprire lentamente un itinerAria culturale immerso nella storia e nel paesaggio. Questo lo differenzia da altri “prodotti turistici”
Debolezza: Questa tipologia di turismo, seppure in crescita, deve ancora raggiungere un target ampio di persone

E/Arte
Forza: le eccellenze artistiche lungo il percorso rendono molto attrattiva la Francigena, soprattutto per le persone provenienti al di fuori dell’Europa.
Debolezza: per chi proviene da altre culture non sempre è facile riuscire a comprendere il significato culturale che ruota intorno a queste eccellenze, legate alla cultura europea.