Via Francigena

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Criticità del percorso a piedi

VF ITALIA, TAPPA 22: FRANA A CASALINA, PONTREMOLI (TOSCANA)

Ci segnalano che nel borgo di Casalina, lungo la tappa che dal Passo della Cisa conduce a Pontremoli,  la strada che passa all’interno del paese ha subito una frana, facendo crollare il muro di sostegno della strada anzi detta.

Si tratta di un tratto molto suggestivo che porta ad un ponticello accanto ad un vecchio mulino, da dove la strada continua sotto il fresco dei castagni.

Sono state avvisate le autorità competenti.

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Yummy Francigena: IL CAFFE’ VALDOSTANO

Ad Aosta, città che segna il passaggio dalla Svizzera all’Italia lungo la Via Francigena e dopo il passo del Gran San Bernardo, ogni cena che si rispetta si chiude con il tipico caffè alla Valdostana!

Scopriamo meglio di che si tratta! E’ un antico caffè ben zuccherato, corretto con grappa, genepy, cognac e aromatizzato con bucce di limone e arancia: una vera e propria infusione di calore ed energia.

E la “Grolla”? “Grolla” è il nome che viene dato al contenitore tipico di questa bevanda, una ciotola intagliata nel legno con diverse aperture dove ognuno degli invitati può bere in segno di amicizia.

Una storia particolare, ai tempi del covid. Ma che abbiamo voluto condividere con voi proprio per augurarci di tornare presto ai tempi spensierati in cui bere, addirittura!, dalla stessa tazza non suonava poi così strano.

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Yummy Francigena: VALDOSTANA COFFEE

In Aosta, the city that marks the passage from Switzerland into Italy along the Via Francigena after leaving the Great St. Bernard Pass behind, any self-respecting dinner finishes with a typical Valdostana coffee!

Let’s find out what it is we’re talking about! Valdostana coffee is an ancient coffee, with quite some sugar, spiced with grappa, genepy, cognac and flavoured with lemon and orange peel: a real infusion of warmth and energy.

And what about the “Grole”?

“Grole” is the name given to the typical bowl used for this drink, which is carved in wood with several openings from where each guest can drink as a sign of friendship.
A peculiar story, especially in times of the current pandemic. Nonetheless we wanted to share it with you in the hope that soon we’ll be able to return to those carefree days when drinking from the same cup didn’t sound so strange.

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Yummy Francigena: LE CAFÉ “À LA VALDÔTAINE”

À Aoste, la ville qui marque le passage de la Suisse à l’Italie par la Via Francigena et après le col du Grand Saint-Bernard, chaque dîner qui se respecte se termine par un typique café “à la valdôtaine”!

Découvrons ce que c’est! C’est un café ancien bien sucré, corrigé avec de la grappa, du génépi, du cognac et aromatisé avec des écorces de citron et d’orange : une véritable infusion de chaleur et d’énergie.

Et le “Grolla”? “Grolla” est le nom donné au récipient typique de cette boisson, un bol sculpté dans le bois avec plusieurs ouvertures où chaque invité peut boire sous le signe de l’amitié.

Une histoire singulière, en cette période de Covid. Mais ce que nous voulions partager avec vous dans l’espoir de revenir bientôt à l’époque insouciante où boire, carrément!, dans la même tasse ne semblait pas si étrange.

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“Francigena: la via delle culture”, di Marzia Liuzza

Marzia Liuzza è laureata in Turismo, Cultura e Sviluppo dei territori. Crede e lavora per un turismo responsabile, sostenibile e di qualità. Per questa ragione si occupa della valorizzazione dei territori e delle sue componenti tangibili e intangibili, mettendo al centro la comunità e il patrimonio culturale. Ha realizzato questo articolo che parla della Via Francigena. 

 

Francigena: la via delle culture

Il viaggio. Una pratica antichissima

L’etimologia della parola “viaggio” deriva dal latino via. Il termine rimanda all’idea di un cammino lungo una direttrice, un percorso. Gli antichi cammini, come la Via Francigena, un tempo erano percorsi da pellegrini, re e mercanti. Del viaggio si parla anche nella Bibbia. Dio invita l’uomo a dover popolare la terra e Dio viene anche definito come colui che protegge il viaggiatore. Nelle Sacre Scritture più volte si rimanda alla richiesta di protezione da parte di chi sta per intraprendere il viaggio.Il viaggio è percepito come un’esperienza che ci trasforma: questa pratica permette l’incontro di culture diverse e il veicolo di patrimoni culturali inestimabili. Al ritorno dal viaggio non siamo più le stesse persone di quando siamo partite, siamo umanamente e culturalmente più ricche.

 Dalle scritture di Sigerico a Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa

La Francigena, così come la conosciamo noi, è stata ricostruita grazie ai diari dell’arcivescovo Sigerico. Moltissimi erano i pellegrini di tutta Europa che usavano questo itinerario per arrivare a Roma e compiere il loro viaggio verso la santa benedizione. Nel 1300, infatti, Papa Bonifacio VIII attraverso la bolla Antiquorum Habet Fida Relatio, proclamò la prima indulgenza plenaria della Chiesa Cattolica. Con il giubileo ci fu un’affluenza imponente di pellegrini verso Roma, a tal punto che il Pontefice concesse l’indulgenza per tutto l’anno e in futuro ogni cento anni.

Il diario di Sigerico

Nel 1994 il percorso ottenne la certificazione di Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, attestazione prestigiosa che comporta alti standard qualitativi di fruizione turistica. La Via Francigena, può essere presa come esempio di un’efficace gestione di sviluppo territoriale ed economico. É riuscita a utilizzare in modo strategico il territorio, mettendo al centro le comunità e il patrimonio culturale, generando al contempo benessere economico e sociale e sviluppando un’efficace filiera turistica.

Il percorso si snoda tra Francia, Inghilterra, Svizzera e Italia, e ogni anno sono tantissimi i pellegrini che intraprendono il cammino, infatti, anche il colosso di prenotazione online Booking, l’ha inserita come uno dei migliori cinque pellegrinaggi in Europa.

La Francigena unisce da nord a sud l’Italia con antichissimi tracciati che possono essere percorsi in bicicletta o a piedi. Da Aosta a Matera sono molti gli itinerari proposti.  Sono percorsi immersi nella natura, dove si possono vivere delle esperienze autentiche, incontrando altri pellegrini, visitando città diverse e assaporando i sapori e le tradizioni locali. I pellegrini più audaci, che riescono a fare gli ultimi 100 km a piedi o 200 km in bicicletta, fino a raggiungere San Pietro, ottengono il testimonium, un documento che certifica il pellegrinaggio fino a Roma devotionis causa.

Il testimonium

Via Francigena for future: quale futuro ci aspetta?

La frase caratterizzante lo scorso 2020 è stata quella di evitare gli assembramenti. Cammini come la Via Francigena, rappresentano una delle soluzioni turistiche più ottimali post covid, in quanto offrono il giusto compromesso tra vacanza e sicurezza. Inoltre l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) è molto sensibile al tema della crisi climatica e infatti ha aderito al movimento Global Strike for future con lo slogan Via Francigena for Future. L’intento è di migliorare e accrescere la promozione di tutte quelle pratiche, che possano incentivare comportamenti nei pellegrini più sostenibili, in linea anche con gli obiettivi di Agenda 2030.

Nel 2021 è atteso il grande evento Road to Rome organizzato da AEVF in occasione del ventesimo anniversario della fondazione. Un evento a staffetta per ripercorrere i 3200 km della Via Francigena.

In conclusione, itinerari come la Via Francigena riescono oggi a legare, attraverso la pratica del cammino, storie e luoghi geograficamente lontani sotto un unico patrimonio culturale europeo. Un veicolo di valori tangibili e intangibili, di storie, racconti e incontri lungo i diversi tracciati. Come disse anche lo storico medievalista Jacques Le Goff « la Via Francigena può essere essenzialmente considerata come una via di culture. Impegnarsi per la Via Francigena significa impegnarsi per la realizzazione dell’Europa delle culture.»

 

Marzia Liuzza

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“Via Francigena: la Via des cultures”, de Marzia Liuzza

Marzia Liuzza est diplômée en Tourisme, Culture et Développement territorial. Elle croit et travaille pour un tourisme responsable, durable et de qualité. C’est pourquoi elle s’occupe de la valorisation des territoires et de ses composantes matérielles et immatérielles, en mettant l’accent sur la communauté et le patrimoine culturel. Elle a écrit cet article qui parle de la Via Francigena.

 

FRANCIGENA : LA VIA DES CULTURES

Le voyage. Une pratique très ancienne

L’étymologie du mot “voyage” vient du latin via. Ce terme désigne l’idée d’un voyage le long d’un itinéraire, d’un chemin. Les anciens chemins, tels que la Via Francigena, étaient autrefois empruntés par les pèlerins, les rois et les marchands. Le voyage est également mentionné dans la Bible. Dieu invite l’homme à peupler la terre et Dieu est également défini comme celui qui protège le voyageur. Dans les Saintes Écritures, il y a plusieurs références à la demande de protection de la part de ceux qui s’apprêtent à entreprendre le voyage. Le voyage est perçu comme une expérience qui nous transforme : cette pratique permet la rencontre de cultures différentes et le transport d’un patrimoine culturel inestimable. Lorsque nous revenons du voyage, nous ne sommes plus les mêmes personnes qu’à notre départ, nous sommes plus riches humainement et culturellement.

 Des écrits de Sigéric à l’Itinéraire Culturel du Conseil de l’Europe

La Via Francigena, telle que nous la connaissons, a été reconstruite grâce au journal de l’archevêque Sigéric. De nombreux pèlerins de toute l’Europe ont utilisé cet itinéraire pour atteindre Rome et faire leur voyage vers la sainte bénédiction. En 1300, en effet, le Pape Boniface VIII, à travers l’Antiquorum Habet Fida Relatio, a proclamé la première indulgence plénière de l’Église Catholique. Avec le jubilé, il y a eu un afflux massif de pèlerins à Rome, à tel point que le Pontife a accordé l’indulgence pour toute l’année et tous les cent ans à l’avenir.

Le journal de Sigéric

En 1994, l’itinéraire a obtenu la certification d’Itinéraire Culturel du Conseil de l’Europe, une certification prestigieuse qui implique des normes de qualité élevées en matière de développement touristique. La Via Francigena peut être considérée comme un exemple de gestion efficace du développement territorial et économique. Elle a réussi à utiliser le territoire de manière stratégique, en mettant les communautés et le patrimoine culturel au centre, tout en générant un bien-être économique et social et en développant une filière touristique efficace.

L’itinéraire traverse la France, l’Angleterre, la Suisse et l’Italie, et chaque année, de nombreux pèlerins entreprennent le voyage. En fait, même le géant de la réservation en ligne Booking l’a inscrite parmi les cinq meilleurs pèlerinages en Europe.

La Via Francigena relie l’Italie du nord au sud par d’anciens chemins que l’on peut parcourir à pied ou à vélo. D’Aoste à Matera, de nombreux itinéraires sont proposés.  Il s’agit de chemins immergés dans la nature, où l’on peut vivre des expériences authentiques, rencontrer d’autres pèlerins, visiter différentes villes et savourer les saveurs et les traditions locales. Les pèlerins les plus audacieux, qui parviennent à parcourir les 100 derniers kilomètres à pied ou 200 km à vélo, jusqu’à atteindre Saint-Pierre, obtiennent le testimonium, un document qui atteste le pèlerinage à Rome devotionis causa.

 

Le testimonium

 

Via Francigena for future : quel avenir nous attend ?

La phrase déterminante de la dernière année 2020 était d’éviter les foules. Des sentiers tels que la Via Francigena, représentent l’une des solutions touristiques les plus optimales de l’après-covid, car ils offrent le bon compromis entre vacances et sécurité. De plus, l’Association Européenne des Chemins de la Via Francigena (AEVF) est très sensible à la question de la crise climatique et a d’ailleurs rejoint le mouvement Global Strike for future avec le slogan Via Francigena for Future. L’objectif est d’améliorer et d’accroître la promotion de toutes ces pratiques, qui peuvent encourager les pèlerins à se comporter de manière plus durable, conformément aux objectifs de l’Agenda 2030.

En 2021, le grand événement “Road to Rome” est attendu, organisé par l’AEVF à l’occasion du vingtième anniversaire de sa fondation. Une épreuve de relais pour retracer les 3200 km de la Via Francigena.

En conclusion, des itinéraires tels que la Via Francigena réussissent aujourd’hui à relier, par la pratique de la marche, des histoires et des lieux géographiquement éloignés sous un même patrimoine culturel européen. Un porteur de valeurs tangibles et intangibles, d’histoires, de récits et de rencontres le long des différents parcours. Comme l’a également dit l’historien médiéviste Jacques Le Goff, “la Via Francigena peut être considérée essentiellement comme une route des cultures. S’engager sur la Via Francigena, c’est s’engager dans la réalisation d’une Europe des cultures”.

 

Marzia Liuzza

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La Storta, Roma: inaugurata la Fontanella Francigena

Giovedì 11 febbraio è stata inaugurata a La Storta (RM) la fontanella ormai nota come “Fontanella francigena“, ubicata all’incrocio tra Via Cassia e Via dell’Isola Farnese. Presenti le Istituzioni e il Dipartimento comunale SIMU competenti nell’esecuzione dei lavori.

A seguito dell’opera di recupero promossa dall’organizzazione “Gruppo RetakeRoma La Storta” e realizzata dal Dipartimento SIMU del Comune di Roma (Servizio Infrastrutture Mobilità Urbana) il manufatto, che risale agli anni ’50 del secolo scorso, è stato finalmente liberato dai rovi che la occultavano completamente. I volontari si sono impegnati anche nella periodica pulizia dell’area ed alla contestuale sensibilizzazione presso gli Uffici competenti, affinchè venisse ripristinata l’erogazione dell’acqua.

La fontanella risultava infatti inattiva da moltissimi anni, un vero peccato vista l’importanza – ben nota ai pellegrini – di avere punti di appoggio lungo il percorso dove riempire la borraccia, specialmente nei mesi più caldi della stagione, quando centinaia di camminatori si mettono in viaggio lungo la Francigena. Il manufatto che ospita il tipico “nasone” è stato restaurato nelle parti fatiscenti, mentre la fontanella e l’area immediatamente circostante sono state “restituite” ai cittadini ed ai Pellegrini di passaggio lungo la Via, in una veste completamente rinnovata.

”Ridiamo luce a questa bellissima fontana e a questo punto focale d’incontro per ogni Pellegrino che attraversa il nostro Municipio e la Francigena” sono le parole del Presidente del XV Municipio Stefano Simonelli che nel suo intervento ha evidenziato come l’opera sia stata possibile grazie alla determinazione dei Volontari di RetakeRoma La Storta ,alla dedizione dell’Assessore Annunziata ed al contributo fondamentale del Dipartimento Simu. Oltre alla ristrutturazione della fontana è stato  realizzato un marciapiede pavimentato delimitato da cordolo in travertino, protetto da parapedonali per la sicurezza di chi cammina. Sono state inoltre realizzate tre aiuole.

Il pellegrino potrà pertanto rifornirsi d’acqua e riposarsi sulle sedute in marmo del manufatto;è stata collocata anche la piccola insegna “Fontanella Francigena” ed una targa celebrativa dell’inaugurazione che riproduce la fontana verrà affissa a breve,entrambe idee realizzate a mano dal volontario Retake Alessandro Grisley. La fontanella è oggetto di cura dell’Associazione dall’ottobre del 2019 ed è stata teatro di numerosi incontri con i pellegrini, che la sceglievano volentieri come luogo ove scattare una foto ricordo. “Ora più che mai sarà un piacere per noi accoglierli in un luogo a cui è stata finalmente restituita dignità”, ha dichiarato Alessandra Finiti, volontaria appassionata di Via Francigena del Gruppo RetakeRoma La Storta.

La fontanella durante i lavori

 
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“La Via Francigena mi ha cambiato la vita. Oltre ogni aspettativa.”

Marco Rip, all’anagrafe Marco Turconi, ha fatto una scelta radicale: ha lasciato il mondo della finanza dopo dopo aver camminato lungo la Via Francigena. Lo racconta in audio documentario.

Correva l’anno 2020, ma correva un po’ anche tutta la sua vita. Giunta, per dirla col sommo poeta, “nel mezzo del cammin” al compimento del trentacinquesimo anno d’età. Un lavoro nel mondo della finanza milanese, l’ufficio in San Babila, il “colletto bianco”. Marco era al centro della frenetica vita del capoluogo lombardo, atterrato in quel mondo lavorativo dopo essersi in realtà lasciato alle spalle studi umanistici e alcune esperienze nel mondo del teatro sociale.

“Arrivando dal terzo settore l’approdo nel mondo della gestione patrimoniale mi ha dato subito quel senso di strutturazione che lì per lì mi è piaciuto, rispetto al precedente ambiente di provenienza. Poi però la scorsa primavera, quella del 2020, ho iniziato a sentire mancanza d’aria. Avevo una sorta di sensazione di identità scollata: anche se il mio campo era quello per così dire della “finanza etica”, mi sono trovato a fare pura rendicontazione e gestione patrimoniale. Avevo perso completamente dei pezzi di me, come quelli legati ai suoni e alla musica”. Marco ha infatti da sempre la passione per ciò che è sonoro e nel tempo libero fa il sound producer, attività grazie alla quale realizza delle collaborazioni nel mondo della pubblicità. Ma niente di più.

Alla fine questa mancanza d’aria è diventa però preambolo dell’asfissia e così decide di mollare tutto. “Come un pazzo, nel 2020, in piena pandemia ed incertezza ho pensato di abbandonare un posto di lavoro sicuro. Mi hanno fatto una controproposta, un periodo di aspettativa. Ho accettato”. E ha pensato di mettersi in cammino, lungo la Via Francigena. Percorsa da Fiorenzuola a Roma.

Cartello lungo la Via Francigena

E proprio l’aspettativa è stata al centro della sua idea per ripartire. Aspettativa che da lì a poche settimane, al momento della partenza, ha declinato in quattro accezioni: c’era l’aspettativa lavorativa, quella nei confronti del viaggio che stava per intraprendere, quella delle persone che lo guardavano per capire che cosa si fosse messo in testa, e quella del poi. Di quello cioè che sarebbe venuto dopo il cammino, una volta finita l’esperienza. Aspettativa che darà poi anche il titolo al suo audio racconto dedicato alla Via e che titolerà, appunto “Oltre ogni aspettativa”.

Quella esperienza andava fatta: “Avevo bisogno di una fatica che fosse fisica e mentale – ci racconta ancora Marco – e il cammino era quello di cui avevo bisogno. Pensavo di stare via un paio di settimane, invece ho camminato un mese.” Gli chiediamo perché il cammino gli ha cambiato la vita. “Mi ha fiducia in me stesso. Fiducia che il camminare ti inietta perché la senti fisicamente: il corpo diventa ogni giorno più forte e questo si riflette sulla mente. Da tanti anni non sentivo di poter dire “credo in me stesso”. Ho ritrovato una relazione con la natura che avevo trascurato e l’ho rivissuta in una dimensione mia. Mentre ero in viaggio ho così pensato di realizzare l’audio documentario, che è diventato poi il vettore verso la mia nuova vita professionale.”

Il fiume Elsa, in un passaggio della Francigena Toscana (SI)

Sì perché i suoni, che da sempre lo affascinano, lo avevano spinto a mettere nello zaino (dove ognuno – si sa – tende a riporre solo l’essenziale più essenziale sapendo che devi poi portartelo addosso per giorni e centinaia di chilometri) uno “Zoom”: un microfono professionale portatile.  Quello per lui rientrava nell’essenziale, e già solo quello avrebbe dovuto fargli capire molte cose.  “La Francigena è tessuti che si intrecciano, storie e incontri che ho sentito da subito risuonare nelle mie corde. Un cammino che se affrontato nel modo giusto (che per me è stato da solo e a piedi), ha la potenza di suonarti corde che non suonavano da tanto, per ognuno in maniera diversa.  E per chiunque lo faccia.”

Così, ad un tratto, ha deciso che doveva iniziare a registrare. Gli incontri, i suoni, le voci. E farci un diario. Un diario da ascoltare, un racconto sonoro del viaggio. Le persone che ha coinvolto lungo il percorso hanno reagito con grande entusiasmo “con totale accoglienza e voglia di partecipare alla cosa, come accade in cammino: c’è un’apertura mentale pazzesca. Chiunque abbia una storia interessante da raccontare ti coinvolge e la vivi come una spugna. Si entra tutti in contatto, si cammina e ci si racconta.” 

Marco ora ha tanti progetti lavorativi, tutti legati al mondo del suono. Alcuni cercati, altri arrivati da persone e realtà che erano entrati in contatto con “Oltre Ogni Aspettativa”.Dalla produzione di audio documentari (che poi vedranno la luce in forma di podcast), ad alcuni concorsi di settore, fino alla musica. Sarà infatti parte di un grande progetto Europeo “End Climate Change, Start Climate of Change” promosso dalla NGO WeWorld sul cambiamento climatico. Lo farà da musicista e andrà in scena con la compagnia di circo contemporaneo “MagdaClan”.

Marco Rip al lavoro mentre “cattura” i suoni

Quest’anno passato è stato particolarmente significativo per lui. Oltre al cambio radicale della sua attività, ricorrevano anche i dieci anni dalla scomparsa di uno dei suoi migliori amici. Quel tipo di anniversari che in cammino assumono un significato particolare, perché “Camminare ti riallinea con ciò che pensi e ciò che senti. Durante il viaggio le persone che uno ha perso le senti vicine, me lo ha raccontato anche qualcun altro che si portava dietro come me qualcuno di caro. In cammino si piange tanto, si butta fuori, ci si toglie i pesi, si trova una bella interconnessione emotiva. Si impara a vivere in maniera migliore.”

“Oltre ogni aspettativa” è stato trasmesso su Rai RadioTre , all’interno della trasmissione “Tre Soldi” ed è disponibile su Rai Play. È diviso in tre puntate e ve ne raccomandiamo l’ascolto cliccando qui. 

 

Credit Photo Marco Rip

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“La Via Francigena m’a changé la vie. Au-delà de toutes attentes.”

Marco Rip, né Marco Turconi, a fait un choix radical : il a quitté le monde de la finance après avoir marché le long de la Via Francigena. Il le raconte dans un documentaire audio.

L’année 2020 était une course, mais aussi toute sa vie était en train de courir un peu. Arrivé, pour citer le grand poète, “au milieu du chemin” à ses trente-cinq ans. Un emploi dans le monde de la finance milanaise, le bureau à San Babila, le “col blanc”. Marco était au centre de la vie frénétique de la capitale lombarde, ayant atterri dans ce monde du travail après avoir laissé derrière lui des études en sciences humaines et quelques expériences dans le monde du théâtre social.

“Venant du troisième secteur, le fait d’atterrir dans le monde de la gestion d’actifs m’a immédiatement donné ce sentiment de structure qui me plaisait à ce moment-là, par rapport à l’environnement d’origine précédent. Mais au printemps dernier, au printemps 2020, j’ai commencé à ressentir un manque d’air. J’avais une sorte de sentiment d’identité non collée : bien que mon domaine soit celui de la “finance éthique” pour ainsi dire, je me suis retrouvé à faire du pur reporting et de la gestion de patrimoine. J’avais complètement perdu des morceaux de moi-même, comme ceux liés aux sons et à la musique”. Marco a toujours eu une passion pour le son et, dans ses temps libres, il travaille comme producteur de son, une activité qui a donné lieu à des collaborations dans le monde de la publicité. Mais rien de plus.

Finalement, ce manque d’air est devenu le préambule de l’asphyxie et il a donc décidé de tout abandonner. “Comme sur un coup de folie, en 2020, au milieu de la pandémie et de l’incertitude, j’ai pensé à abandonner un emploi sûr. Ils m’ont fait une contre-offre, une période disponibilité. J’ai accepté”. Et il a pensé à partir, le long de la Via Francigena. Il a voyagé de Fiorenzuola à Rome.

 

Panneau indicateur le long de la Via Francigena

Et c’est justement l’attente qui était au centre de son idée de partir. Attente qui, quelques semaines plus tard, au moment du départ, a décliné en quatre sens : il y avait l’attente du travail, celle du voyage qu’il allait entreprendre, celle des personnes qui le regardaient pour comprendre ce qu’il avait mis dans sa tête, et celle de sa vie d’après. C’est-à-dire de ce qui viendrait après le voyage, une fois l’expérience terminée. Attente qui donnerait alors aussi le titre à son récit audio consacré à la Via Francigena et qu’il intitulerait, précisément, “Au-delà de toutes les attentes“.

Cette expérience se devait d’être vécue : “J’avais besoin d’un effort physique et mental – nous dit Marco – et la marche était ce dont j’avais besoin. Je pensais que je serais absent pendant quelques semaines, mais au lieu de cela j’ai marché pendant un mois”. Nous lui demandons pourquoi la marche a changé sa vie. “Cela m’a donné confiance en moi. La confiance que la marche vous injecte parce que vous la ressentez physiquement : votre corps devient chaque jour plus fort et cela se répercute sur votre esprit. Je n’avais pas eu l’impression de pouvoir dire “je crois en moi” depuis tant d’années. J’ai redécouvert une relation avec la nature que j’avais négligée et je l’ai revécue dans une dimension qui m’est propre. Sur la route, j’ai donc pensé à réaliser le documentaire audio, qui est ensuite devenu le vecteur de ma nouvelle vie professionnelle”.

Le fleuve Elsa, dans un passage de la Via Francigena en Toscane (SI)

Oui, car les sons, qui l’ont toujours fasciné, l’avaient poussé à mettre dans son sac à dos (où tout le monde – comme on le sait – a tendance à ne mettre que le plus essentiel, sachant qu’il faut le porter pendant des jours et des centaines de kilomètres) un “Zoom” : un microphone portable professionnel.  Pour lui, c’était un des éléments essentiels, et cela seul aurait dû lui faire comprendre beaucoup de choses.  “La Via Francigena est un entrelacement de tissus, d’histoires et de rencontres que j’ai immédiatement senti résonner dans mon cœur. Un chemin qui, s’il est abordé de la bonne manière (ce qui pour moi était seul et à pied), a la puissance de jouer des accords qui n’ont pas sonné depuis longtemps, d’une manière différente pour chacun d’entre nous.  Et pour tous ceux qui le font”.

Alors, tout d’un coup, il a décidé qu’il devait commencer à enregistrer. Les rencontres, les sons, les voix. Et en faire un journal intime. Un journal intime à écouter, un récit sonore du voyage. Les gens qu’il a impliqués sur le chemin ont réagi avec beaucoup d’enthousiasme “avec une acceptation totale et le désir de participer à la chose, comme cela se passe sur le chemin : il y a une ouverture d’esprit incroyable. Quiconque a une histoire intéressante à raconter vous implique et vous la vivez comme une éponge. On se contacte tous, on marche et on se raconte”.

Marco a maintenant de nombreux projets de travail, tous liés au monde du son. De la production de documentaires audio (qui verront ensuite le jour sous forme de podcasts), à certains concours dans le domaine, à la musique. Il fera partie d’un grand projet européen “End Climate Change, Start Climate of Change” promu par l’ONG WeWorld sur le changement climatique. Il le fera en tant que musicien et montera sur scène avec la compagnie de cirque contemporain “MagdaClan”.

Marco Rip au travail, en train de “capturer” les sons

L’année écoulée a été particulièrement importante pour lui. Outre le changement radical de son activité, c’était aussi le dixième anniversaire de la mort d’un de ses meilleurs amis. Le genre d’anniversaires qui prennent une signification particulière sur la route, parce que “Marcher vous fait prendre conscience de ce que vous pensez et de ce que vous ressentez“. Au cours du voyage, vous sentez les personnes que vous avez perdues près de vous, comme me l’a dit quelqu’un qui, comme moi, portait un être cher. Au cours du voyage, on pleure beaucoup, on jette, on enlève ses fardeaux, on trouve une belle interconnexion émotionnelle. On apprend à vivre mieux“.

Au-delà de toutes les attentes” a été diffusé sur la Rai RadioTre, dans le cadre du programme “Tre Soldi” et est disponible sur la chaîne en ligne Rai Play. Il est divisé en trois épisodes et nous vous recommandons de l’écouter en cliquant ici.

 

Crédit photo Marco Rip

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Una tesi di laurea sulla tendenza a ripetere l’esperienza del pellegrinaggio e l’impatto di questo sui territori: il lavoro di Sara Stefanelli

Sara Stefanelli ha 24 anni, è di Milano, lavora come consulente della pubblica amministrazione nella gestione dei fondi comunitari europei per lo sviluppo regionale. Ha studiato, nel suo percorso di laurea triennale e magistrale, economia e management per l’arte, la cultura e la comunicazione. Ha conseguito la sua seconda laurea con la tesi “Analisi della Formazione della Loyalty nell’Ambito delle Esperienze delle Vie di Pellegrinaggio: Variazione nelle Motivazioni”“. Si racconta ad AEVF.

“Mi piace definirmi come “nomade e cosmopolita”, caratteri che derivano in parte della mia storia personale – i miei genitori sono salentini, io sono nata a Roma e ho vissuto a Firenze, prima di arrivare a Milano – e in parte per le mie esperienze di vita e di studio all’estero, che mi hanno portato a vivere in quattro diversi paesi. Sono da sempre appassionata di arte, di cultura in senso più ampio, e di valorizzazione del territorio tramite questa, e in futuro mi piacerebbe lavorare nell’ambito della consulenza nel settore culturale. 
 
Da diversi anni sono una pellegrina, ho infatti percorso diversi tratti della Via Francigena in Italia, il Cammino di Santiago e la Via Amerina in Umbria. Circa un anno fa ho conseguito la laurea specialistica in “Economics and Management for Art, Culture, Media and Entertainment” presso l’Università Luigi Bocconi di Milano, con una tesi dal titolo “Examining Loyalty Formation in Pilgrimage Routes Experiences: a Variation in Motivations”.
 
 

 

L’idea per il mio lavoro di ricerca nasce dall’esperienza di pellegrinaggio sul Cammino di Santiago, in cui osservando i territori attraversati mi sono resa conto dell’impatto che la presenza del cammino ha su di essi. Paesi che altrimenti sarebbero soggetti a spopolamento e conseguente scomparsa sopravvivono invece grazie alla presenza stessa del cammino, che porta ogni anno sul territorio migliaia di visitatori. Ho quindi ragionato sul potenziale impatto che la Via Francigena potrebbe avere sul nostro territorio – fortemente soggetto a un grande fenomeno di urbanizzazione, spopolamento e abbandono dei piccoli centri – e sulla conseguente necessità di valorizzazione delle diverse Vie italiane.
 
Ho inoltre osservato attraverso le persone che mi circondavano durante il cammino, una forte tendenza a ripetere l’esperienza di pellegrinaggio una volta che questa è stata vissuta un prima volta. Questo fenomeno di “necessità del cammino” (loyalty) che si alimenta durante la prima esperienza è elemento fondamentale sul potenziale impatto che la valorizzazione delle vie potrebbe avere sul nostro territorio, ciò considerando soprattutto che la percorrenza delle vie italiane raramente rappresenta una prima esperienza, ma piuttosto una ripetizione dell’esperienza del pellegrinaggio.
 
Per poter meglio delineare le modalità di valorizzazione da applicare sul territorio in funzione delle motivazioni che portano a camminare, ho quindi tentato nel mio lavoro di spiegare la loyalty nel settore delle vie di pellegrinaggio, tramite lo studio della sua correlazione con altre variabili, nello specifico la soddisfazione generata dall’aver vissuto una prima esperienza di cammino e le motivazioni che spingono a camminare, attraverso una raccolta dati diretta.  In particolare, ho studiato la presenza di una variazione tra le motivazioni che portano le persone a percorrere una prima volta una via di pellegrinaggio (tendenzialmente il Cammino di Santiago) rispetto a quelle che invece portano a ripetere l’esperienza (solitamente più legate al tema della natura, dell’esperienza all’aperto e dell’atmosfera del cammino). Una volta delineati questi aspetti è infatti più semplice individuare su quali aspetti di gestione del territorio e di comunicazione sarà necessario lavorare per poter valorizzare le Vie di pellegrinaggio italiane, maggiori e minori.”
  

 

Di seguito l’incipit dell’Abstract: 
 
“Attraversando il paese di Gonzar, a meno di 100 km da Santiago de Compostela, con il fisico affaticato e la mente densa di emozioni, non è possibile non rimanere stupiti nell’osservare gli effetti che ha il Cammino sul territorio che attraversa. Paesi che altrimenti smetterebbero di esistere, sopravvivono invece grazie alla presenza del Cammino. È immediato poi il collegamento con le particolarità del nostro paese, l’Italia, caratterizzato da una fitta costellazione di piccoli paesini, gioielli del nostro territorio, ma oggigiorno soggetti a forte spopolamento, invecchiamento della popolazione e abbandono, con conseguente scomparsa nel tempo.

Da questa osservazione risulta quindi chiaramente evidente la possibilità di valorizzare il nostro territorio tramite la gestione e lo sviluppo dei cammini che lo attraversano, prima fra tutte la Via Francigena, nelle sue varianti del Nord e del Sud. 

Altro elemento osservabile lungo il Cammino di Santiago, in particolare attraverso un confronto con le persone che lo percorrono, è una certa tendenza a ripetere l’esperienza del pellegrinaggio una volta che questa è stata vissuta una prima volta. La maggior parte dei pellegrini sono infatti abitudinari a questo tipo di esperienza, avendola ripetuta più e più volte, in località e con varianti diverse. Si può quindi affermare che questi soggetti abbiano sviluppato quella che in termini tecnici si definisce, loyalty, fidelizzazione alle esperienze di Vie di pellegrinaggio. Elemento ancora più particolare osservato, è che la tendenza a ripetere queste successive esperienze è guidata spesso da motivazioni diverse rispetto a quelle che portano a percorrere il pellegrinaggio una prima volta, come se quindi queste fossero oggetto di una variazione, conseguenza della consapevolezza dell’esperienza.

 È da questi due punti fondamentali che parte il lavoro di ricerca, oggetto della tesi di laurea magistrale in Economics and Management in Arts, Culture, Media and Entertainment, dal titolo: “Examining Loyalty Formation in Pilgrimage Routes Experiences: a Variation in Motivations” (“Analisi della Formazione della Loyalty nell’Ambito delle Esperienze delle Vie di Pellegrinaggio: una Variazione nelle Motivazioni”).

Poiché infatti la Via Francigena rappresenta classicamente una ripetizione dell’esperienza del pellegrinaggio – ciò dovuto ad una popolarità più ampia e ad un maggiore sviluppo a livello internazionale del Cammino di Santiago – per una sua corretta gestione, è fondamentale comprendere cosa porti le persone a ripetere questo tipo di esperienza e in particolare, quali siano le motivazioni driver di questa scelta. Risulta infatti di estrema importanza cercare di analizzare questi aspetti, in modo da poter meglio comprendere come gestire e valorizzare in generale le vie di pellegrinaggio, in particolare in questo caso la Via Francigena, delineando aspetti gestionali e di comunicazione più efficienti ed efficaci nel compito di soddisfare ed attrarre i pellegrini. Inoltre, questa valorizzazione della Via porta con sé tutta una serie di conseguenze positive sul territorio che attraversa, sia a livello sociale, che economico e culturale, rendendo ancora più evidente la necessità di conoscere gli aspetti qui delineati.

L’obiettivo della presente ricerca è quindi quello di cercare di comprendere le fasi del processo che porta alla fidelizzazione a questo tipo di esperienze e quali siano gli elementi che spingono gli individui a viverle e a ripeterle.

Dopo aver collocato il tema nel macro-ambito del turismo culturale e in particolare degli itinerari culturali, con tutte le caratteristiche e le conseguenze ad esso connesse, e dopo aver compiuto una revisione della letteratura precedente in tema di studio della formazione della loyalty nel generico ambito delle esperienze – poiché questa tematica non era stata precedentemente trattata nello specifico campo degli itinerari culturali e delle Vie di Pellegrinaggio – l’impostazione della ricerca si compone di tre fasi, ovvero:

  • una prima definizione di un modello per spiegare la formazione della loyalty nel settore di riferimento sulla base della revisione della letteratura precedente;
  • un’analisi esplorativa del fenomeno per comprendere la coerenza del modello precedentemente definito rispetto al settore e per revisionarlo di conseguenza – si definiscono inoltre in questa fase  gli strumenti per la raccolta dati e per la verifica di tale modello;
  • un’analisi statistica per poter verificare la significatività del modello ipotizzato e quindi la sua validità e le sue conseguenze in termini di valorizzazione e gestione del territorio.

Non possiamo che ringraziare Sara Stefanelli per la passione e l’impegno messo nella realizzazione di questo lavoro di rcerca,  che ha per obiettivo ciò che anche noi, come Associazione Europea delle Vie Francigene, abbiamo di più caro: la promozione e lo sviluppo sostenibile dei territori che la nostra Via attraversa. Buon cammino! 

 
L’Abstract della tesi nella sua interezza è consultabile cliccando qui
Per maggiori informazioni Sara Stefanelli: sarastefanelli@hotmail.com
 
Credit Photo Sara Stefanelli