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Buon Ventesimo Compleanno, AEVF! Una bella storia!

Il 7 aprile 2001 è stata fondata a Fidenza l’Associazione dei comuni italiani lungo la Via Francigena, diventata poi nel 2005 Associazione Europee delle Vie Francigene. Si celebra oggi un traguardo prestigioso, cioè i vent’anni di questa associazione nata dal basso, su base volontaria, che continua a mettere in rete comuni e regioni, associazioni locali e appassionati, operatori culturali e categorie economiche, il mondo della ricerca.  Ne parliamo con il Presidente Massimo Tedeschi che ha avuto l’intuizione e la lungimiranza di mettere insieme un network internazionale oggi più che mai vivo e in grande fermento, sia nei territori attraversati dal cammino, sia nei territori limitrofi.

1) Partiamo dalla storia. Quali sono state le motivazioni che hanno spinto Massimo Tedeschi, allora Sindaco di Fidenza, a fondare il 7 aprile 2001 una rete di comuni, inizialmente nel tratto italiano, sulla Via Francigena? Rimane la convinzione di aver fatto una cosa buona?

R. La motivazione si fondava, allora come oggi, su quello che definirei orgoglio europeo, cioè sulla fierezza di far parte di una comunità, l’Europa, che oggi, certo dopo un lungo percorso nella storia, è arrivata a rappresentare al meglio nel mondo i valori umanistici (democrazia politica, diritti civili, diritti umani, dialogo interculturale, tolleranza), in gran parte poi trasfusi nel Trattato di Londra (città non a caso capitale del Paese culla del pensiero liberale) che ha istituito il 5 maggio 1949 il Consiglio d’Europa. Il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea ma non dal Consiglio d’Europa, e così pure la Svizzera continua a farne regolarmente parte (dal 1963).

Tornando al 7 aprile 2001, ricordo che quando fui eletto sindaco (1991) alcuni appassionati, pochissimi, della mia città, Fidenza, e della mia provincia cominciarono a parlarmi di Via Francigena; tema allora sconosciuto alla totalità delle persone. Tuttavia, con l’ottenimento nel 1994 della certificazione di “Itinerario culturale del Consiglio d’Europa” ed in previsione del grande Giubileo del 2000, il benefico assillo di quei pionieri aumentò. Ebbi poi la fortuna di incontrare l’insigne storico francese del Medioevo Jacques Le Goff (1924-2014). Una prima volta in visita al Duomo il 21 maggio 1998 e una seconda volta, il 21 ottobre 2000, per il conferimento, in un teatro comunale stracolmo – uno dei momenti più belli del mio mandato – della cittadinanza onoraria della città. Sei mesi dopo, il 7 aprile 2001, appunto, con i rappresentanti dei 34 Enti locali, allora solo italiani, che accolsero il mio invito (sui 150 invitati) fondammo l’associazione. A vent’anni di distanza la convinzione di aver avuto un’ottima idea non è cambiata, anzi, è cresciuta.

2) Quali sono i principali risultati che questa associazione ha raggiunto e i principali momenti storici vissuti fino dopo vent’anni di lavoro? Aderiscono oggi ad AEVF 193 comuni, 70 associazioni, oltre 400 operatori privati.

R. Il principale risultato raggiunto in 20 anni di attività è il duplice beneficio, culturale ed economico, che il progetto della Via Francigena, portando migliaia di persone da tutto il mondo a camminare su di essa, ha prodotto nelle piccole comunità disseminate lungo i duemila chilometri del tracciato, ed anche nei dintorni (i chilometri sono divenuti tremila dal 2019 allorquando la certificazione di “Itinerario culturale del Consiglio d’Europa” è stata estesa al sud Italia, da Roma a Santa Maria di Leuca).

Quando parlo di beneficio economico penso al fatto che, considerate la durata media e la spesa media giornaliera di una persona in cammino, si registra una ricaduta economica di diverse decine di milioni di euro proprio su quei territori in gran parte esclusi dai circuiti turistici.

Quando parlo di beneficio culturale penso all’interscambio e all’arricchimento immateriale che avviene fra le persone quando si incontrano, cioè fra coloro che camminano e gli abitanti dei paesi e delle campagne attraversati: si parlano tutte le lingue, ci si conosce, si ammira l’eccellenza dei vari stili di architettura, si gustano cibi semplici e prelibati, ci si scambia numeri di telefono, ci si dà appuntamento per nuovi incontri.

A quattro anni dalla fondazione, nel 2005, aderì all’associazione il primo comune non italiano, la prestigiosa città di Canterbury, il cui leader allora era Harry Craig; seguì nel 2010 il distretto intercomunale del Basso-Vallese, primo ente svizzero, grazie all’impulso del compianto abate Joseph Roduit (1939-2015) di Saint-Maurice e nel 2016 il primo comune francese, Bucey-les-Gy (solo 600 abitanti, nella regione Borgogna-Franca-Contea), grazie alla lungimiranza dell’allora sindaco Emile Ney, che oggi collabora con noi. Sottolineo l’importanza dell’adesione alla rete, oltre che di 193 Enti locali e 70 associazioni amiche, anche di 400 piccoli imprenditori che forniscono servizi di ospitalità e di ristorazione ai pellegrini. E la rete è in continuo aumento.

3) La pandemia ancora in corso ha sicuramente avuto un forte impatto anche su tutto il sistema del turismo e della fruizione del patrimonio. La Via Francigena, i cammini e l’outdoor sono tuttavia settori destinati a crescere nei prossimi anni proprio grazie alla loro dimensione rurale, di contatto con la natura e di sostenibilità. Può davvero continuare crescere questo segmento legato agli Itinerari culturali e vie di pellegrinaggio?

R. La pandemia ci ha fatto capire, con brutalità, l’enorme importanza del turismo come forma di scambio e di conoscenza e quindi di tutela del patrimonio e di sviluppo culturale ed economico. La Via Francigena e la famiglia degli Itinerari culturali europei possono dare un grande contributo alla ripartenza post-pandemia perché consentono un’esperienza naturale e sociale, di cui la gente sente oggi un bisogno quasi spasmodico, in condizioni sanitarie sicure.

4) Il Cammino di Santiago è stato riconosciuto Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa nel 1987, 7 anni prima della Via Francigena. Anche in termini numerici, il divario tra i due cammini è grande. Cosa manca ancora alla Via Francigena per raggiungere maggiore popolarità internazionale e consolidare la propria identità?

R. Il numero dei frequentatori del Cammino di Santiago è una cifra a cinque zeri, quello dei frequentatori della Via Francigena è una cifra a 4 zeri. Il divario è dovuto al fatto che il governo e la chiesa di Spagna hanno puntato sul Cammino senza disperdere investimenti in mille rivoli. Così facendo sono riusciti a creare una “narrazione” che, attraverso il cinema e la letteratura, ha assunto una reputazione di assoluto rilievo nell’opinione pubblica mondiale.

Un tale investimento culturale e finanziario sulla Via (romea) Francigena non c’è stato, né in Italia né negli altri Paesi attraversati. Si può anche in parte comprendere. A Roma, ad esempio, arrivavano milioni di pellegrini da tutto il mondo e non era quindi facile per le autorità civili e religiose del Paese e della città porre attenzione alle poche migliaia di pellegrini che vi giungevano a piedi lungo la Via romea Francigena.

Tuttavia io penso che, superata la pandemia, il tema si porrà: come dar forza al sistema arterioso delle vie romee affinchè, a sua volta, possa dar sangue all’intero sistema venoso dei cammini – e non vada sprecato – e come riservare un’accoglienza “speciale” a chi arriva a Roma dopo aver percorso a piedi centinaia di chilometri.

5) Dopo 20 anni, AEVF ha deciso di celebrare questo evento storico con una lunga camminata-evento da Canterbury a Santa Maria di Leuca, coinvolgendo tutti i 657 comuni attraversati. Una sfida molto grande, quasi una anticipazione del Giubileo! Come procede l’organizzazione di una iniziativa culturale così grande? 

R. Il 30 marzo scorso l’assemblea generale dell’associazione ha deciso di confermare la grande marcia del ventennale “Via Francigena. Road to Rome 2021. Start again!” la cui organizzazione ci sta fortemente impegnando ma che sta riscontrando ovunque grande entusiasmo e collaborazione. Hai ragione: questa marcia è il nostro Giubileo. Partenza il 16 giugno da Canterbury (dove le regole sanitarie consentiranno solo una cerimonia simbolica da parte degli amici inglesi), il 17 giugno da Calais, il 23 luglio arriveremo a Orbe e il 1° agosto entreremo in Italia dal passo del Gran San Bernardo. Il 10 settembre arriveremo a Roma e il 18 ottobre a Santa Maria di Leuca, la nostra Finisterrae.

Questa grande marcia non è una semplice iniziativa, seppur complessa; si tratta di un fatto complesso e profondo perché ci mette tutti in gioco, cioè in cammino, anche fisicamente, e quindi il 18 ottobre, dopo 4 mesi, quando giungeremo a Santa Maria di Leuca saremo cambiati. Avremo messo in pratica i principi della Via Francigena, che ricordavo: l’incontro fra persone di paesi, lingue e storie differenti; il dialogo; lo scambio di idee e di esperienze; il cammino, per chi lo vorrà. Arriveremo quindi cambiati, e migliori, di questo sono convinto.

 

Intervista di Luca Bruschi, Direttore AEVF

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Joyeux vingtième anniversaire à l’AEVF ! Une belle histoire !

Le 7 avril 2001, l’Association des communes le long de la Via Francigena a été fondée à Fidenza, d’abord uniquement avec des communes italiennes.

Elle est devenue, en 2005, l’Association Européenne des Chemins de la Via Francigena. Aujourd’hui, nous célébrons une réalisation prestigieuse : vingt ans d’activité de cette association en croissance (basée sur la participation volontaire, qui rassemble municipalités et régions, associations locales et passionnés, délégués à la culture et à l’économie, ainsi que des chercheurs universitaires). Aujourd’hui, nous partageons une conversation avec le Président Massimo Tedeschi, qui a eu le premier l’intuition (et la vision à long terme pour créer un environnement propice pour le déploiement de ce réseau international, qui est maintenant actif et en pleine effervescence dans tous les territoires traversés par l’itinéraire et ses territoires voisins).

1) Commençons par l’histoire. En 2001, Massimo Tedeschi était le maire de Fidenza. Quelles sont les raisons qui l’ont poussé, cette année-là, le 7 avril, à fonder un réseau de communes, d’abord dans la section italienne, le long de la Via Francigena ? En y revient aujourd’hui, était-ce une bonne décision ?

R. La raison était enracinée, à l’époque et aujourd’hui encore, dans ce que j’appellerais la fierté européenne: être fier de faire partie d’une communauté, l’Europe, qui, après un long cheminement historique, représente aujourd’hui le meilleur exemple de respect des valeurs humaines au monde (démocratie politique, droits civils, droits de l’homme, dialogue interculturel, tolérance). Ces valeurs ont été transférées, le 5 mai 1949, au Statut du Conseil de l’Europe à Londres (capitale, et non par hasard, d’un pays qui est le berceau des idées libérales). Le Royaume-Uni a quitté l’Union européenne, mais pas le Conseil de l’Europe, tout comme la Suisse, qui continue d’en faire partie depuis 1963.

Revenons au 7 avril 2001, je me souviens que lorsque j’ai été élu Maire, en 1991, quelques passionnés (vraiment très peu!) de ma ville et de ma province ont commencé à me parler de la Via Francigena (VF), un sujet totalement inconnu des gens de l’époque. Néanmoins, lorsque la VF a été reconnue comme « Itinéraire culturel du Conseil de l’Europe » en 1994, et en attendant le Grand Jubilé en 2000, le souci de bien faire de ces pionniers a pris de l’ampleur. J’ai ensuite eu la chance de rencontrer l’historien français Jacques Le Goff (1924-2014). Je l’ai rencontré pour la première fois lorsqu’il a visité la cathédrale de Fidenza le 21 mai 1998, puis je l’ai rencontré à nouveau le 21 octobre 2000 dans un théâtre municipal bondé, à l’occasion de l’entretien de la citoyenneté honorifique de la ville – l’un des moments les plus remarquables de mon mandat. Six mois plus tard, le 7 avril 2001, avec les représentants de 34 collectivités territoriales italiennes (qui étaient celles, parmi les 150 entités, qui avaient accepté mon invitation), l’association a été fondée. Vingt ans plus tard, je suis de plus en plus convaincu que c’était une excellente idée.

2) Quelles sont les principales réalisations obtenues par l’AEVF, et quels sont les moments les plus importants qu’elle a vu au cours de ces 20 dernières années de travail ? Aujourd’hui, le réseau de l’AEVF est composé de 193 communes, 70 associations et plus de 400 prestataires privés.

R. La principale réalisation du projet de la VF sont les milliers de personnes venues du monde entier qui ont marché le long de ces 2 000 km (le nombre de kilomètres a atteint 3200 en 2019, lorsque la certification « Itinéraire culturel du Conseil de l’Europe » s’est étendue au sud de l’Italie, de Rome à Santa Maria di Leuca) en apportant un double bénéfice, à la fois culturel et économique.

Quand je parle de bénéfice économique, je pense à un impact de quelques dizaine de millions d’euro, compte tenu de la durée moyenne et des dépenses quotidiennes par personne sur le parcours, exactement sur les territoires qui sont pratiquement exclus des principaux circuits touristiques.

Quand je parle de bénéfice culturel, je pense à l’échange et à l’enrichissement intangible entre les personnes nouvellement rencontrées: les gens qui marchent et les gens qui vivent le long du parcours. Ils apprennent et parlent différentes langues, prennent confiance les uns avec les autres, admirent différents styles architecturaux, goûtent des aliments simples mais délicieux, échangent des numéros de téléphone et créent des occasions de se rencontrer à nouveau.

Quatre ans après la fondation, en 2005, la première municipalité non italienne rejoint l’association: la prestigieuse ville de Canterbury, dont le chef était, à l’époque, Harry Craig. Par la suite, le district inter-municipal du Bas Valais s’est joint en 2010 en tant que première entité suisse, grâce à l’insistance de l’abbé de Saint-Maurice, Joseph Roduit (1939-2015). En 2016, la première commune française nous a rejoints: Bucey-les-Gy (avec seulement 600 habitants, dans la région Bourgogne-Franche-Comté), grâce à la réflexion de longue durée du maire Émile Ney, qui collabore encore avec nous. Je voudrais souligner l’importance de l’appartenance au réseau non seulement des 193 entités locales et des 70 associations d’amis, mais aussi des 400 petites entreprises qui fournissent des services d’accueil et de restauration aux pèlerins. Ce réseau est en constante expansion.

3) La pandémie en cours a certainement eu de fortes répercussions également sur le secteur touristique et sur l’accessibilité au Patrimoine. Cependant, la Via Francigena, les chemins de pèlerinage et les activités de plein air en général sont des secteurs qui vont croître dans les années à venir, particulièrement en raison de leur caractère rural, de leur lien avec la nature et avec le développement durable. Ce segment, lié aux itinéraires culturels et aux itinéraires de pèlerinage, peut-il vraiment continuer à se développer ?

R. La pandémie nous a brutalement fait prendre conscience de l’énorme importance du tourisme en tant que forme d’échange et de conscience et donc en tant que moyen de protéger le patrimoine et de développer la culture et l’économie. La Via Francigena et toute la famille des itinéraires culturels européens peuvent grandement contribuer à la relance post-pandémique, car elles permettent de faire une expérience sociale et dans la nature, ce dont les gens souffrent et manquent le plus aujourd’hui.

4) Le Chemin de Saint-Jacques a été reconnu Itinéraire culturel par le CdE en 1987, 7 ans avant la Via Francigena. Même en termes numériques, la différence entre les deux itinéraires est évidente. Que manque la Via Francigena pour gagner une plus grande popularité internationale et consolider son identité ?

R. Le nombre de marcheurs sur le Chemin de Saint-Jacques a cinq zéros, tandis que celui sur la Via Francigena a quatre zéros. Cet écart est dû au fait que le gouvernement et l’Église en Espagne visaient le développement du Chemin sans se disperser sur des investissements avec des objectifs mineurs. De cette façon, ils ont réussi à créer un « récit » qui a construit une réputation positive dans le monde entier, en utilisant le cinéma et la littérature comme moyen de communication.

Un investissement similaire, tant culturel que financier, n’a pas été dévolu à la Via (romea) Francigena, ni en Italie ni dans les autres pays traversés. C’est en partie compréhensible. A Rome, par exemple, des millions de pèlerins arrivaient du monde entier, il n’était donc pas facile pour les autorités civiles et religieuses du pays et de la ville d’identifier et de sélectionner les quelques milliers de pèlerins venus à pied de la Via romea Francigena.

Néanmoins, je pense qu’une fois la pandémie dépassée, cet argument devra être à nouveau abordé: nous devons comprendre comment donner de la force au système artériel des voies romaines, afin qu’à son tour, il puisse répandre le sang le long de tout le système veineux des itinéraires, sans aucun gaspillage. Nous devons également trouver un moyen de réserver un accueil « spécial » à ceux qui arrivent à Rome après avoir parcouru des centaines de kilomètres à pied.

 5) Après 20 ans, l’AEVF a décidé de célébrer son anniversaire avec un long événement de marche de Canterbury à Santa Maria di Leuca, impliquant toutes les 657 communes traversées. Cela ressemble à un grand défi, presque une anticipation du Jubilé ! Comment l’organisation d’une initiative culturelle d’une telle taille progresse-t-elle ?

Le 30 mars dernier, l’assemblée générale de l’AEVF a décidé de confirmer la grande marche « Via Francigena. Road to Rome 2021. Start again!». Son organisation nous tient très occupés, mais connaît un niveau incroyable d’enthousiasme et de collaboration de parties internes et externes. Vous avez raison : cette marche est notre Jubilé. Nous quitterons Canterbury le 16 juin (où les restrictions sanitaires permettront seulement la célébration d’une cérémonie symbolique par nos amis anglais); le 17 juin nous partirons de Calais, le 23 juillet nous serons à Orbe et le 1er août nous entrerons en Italie depuis le col du Grand-Saint-Bernard. Le 10 septembre nous arriverons à Rome et le 18 octobre à Santa Maria di Leuca, notre Finisterrae.

Cette marche n’est pas seulement une initiative simple, bien qu’assez complexe; c’est un événement profond et complexe parce qu’il nous met tous en première ligne, marchant cœur et âme. Lorsque nous arriverons à Santa Maria di Leuca le 18 octobre, 4 mois plus tard, nous aurons changé. Nous aurons mis en pratique les principes et les valeurs de la Via Francigena, que j’ai mentionné tout à l’heure: la rencontre des gens dans les villes, l’apprentissage des langues et des histoires que nous ne connaissons pas; le dialogue; l’échange d’idées et d’expériences; l’activité de randonnée et de vélo, pour ceux qui le veulent. Nous serons des gens différents à notre arrivée, et je suis certain que nous aurons changé pour le mieux.

 

 Interview réalisée par Luca Bruschi, Directeur de l’AEVF

 

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Happy 20th birthday, EAVF! A beautiful story!

On the 7th of April 2001, the association of municipalities along the Via Francigena was founded in Fidenza, initially only with Italian municipalities.

It then became, in 2005, the European Association of the Via Francigena ways. Today, we celebrate a prestigious achievement: twenty years of activity of this bottom-up association, based on voluntary participation, that brings together municipalities and regions, local associations and enthusiasts, cultural operators and various economic realms, as well as academics. Here we share our conversation with the EAVF President Massimo Tedeschi, who had the early-on intuition and long-term mindset to create an environment for this international network, which is now active and in great turmoil in all territories crossed by the route and in its surrounding areas.

1) Let’s start with the history. In 2001, you were Mayor of Fidenza. What are the reasons that pushed you, that year, on the 7th of April, to found a network of municipalities, initially in the Italian section, along the Via Francigena? Looking back at it today, was it a good decision?

A. The reason was rooted, then and today, in what I would call European pride: the pleasure of being part of a European community which, after long historic developments, represents the world’s best example of respect for human values (political democracy, civil rights, human rights, intercultural dialogue, tolerance). These values were then transferred, on the 5th of May 1949, into the Statute of the Council of Europe in London (capital, not by chance, of a country where the liberal mindset thrives). The United Kingdom left the European Union but not the Council of Europe, similarly to Switzerland, which continues to be part of it since 1963.

Back to the 7th of April 2001: I remember that when I was elected Mayor, in 1991, a few enthusiasts (very few!) in my hometown Fidenza and its province started telling me about the Via Francigena, a totally unknown subject to people at that time. Nevertheless, when the Via Francigena obtained the certification “Cultural Route of the Council of Europe” in 1994, and in anticipation of the Great Jubilee in 2000, the number of the Via Francigena pioneers increased. I was then lucky to meet the French Middle Ages historian Jacques Le Goff (1924-2014). I first met him when he visited the Cathedral of Fidenza on the 21st of May 1998, then I met him again on the 21st of October 2000 in a crowded municipal theater, to award him with the honorary citizenship of the city – one of the most remarkable moments of my mandate. Six months later, on the 7th of April 2001, with representatives of 34 Italian local public authorities (who were the first, out of 150 entities, that accepted my invitation), the association was founded. Twenty years later, I am increasingly convinced that it was an excellent idea.

 

2) What are the key achievements obtained by the EAVF, and what are the most important moments it has seen in these 20 years of work? Today, the EAVF’s network is composed of 193 municipalities, 70 associations, and more than 400 private stakeholders. 

A. The key achievement reached in these 20 years of activity is the double-faced benefit, both cultural and economic, that the Via Francigena has produced on small communities along the 2000 km route and its surroundings: thousands of people, from all over the world, have walked along the path and through these areas. The kilometers have become 3200 in 2019, when the Cultural Route of the Council of Europe” certification was extended to the South of Italy, from Rome to Santa Maria di Leuca. When I speak about economic benefit, I think of the impact of tens of millions of euros, given the average duration and daily expenditure per person on the route, exactly on those territories that are virtually excluded from main tourism circuits.

When I speak about cultural benefit, I think of the exchange and intangible enrichment between newly met people: people who walk and people who live along the route. They learn and speak different languages, gain confidence with each other, admire various architectural styles, taste simple but delicious foods, exchange phone numbers, and create occasions to meet again.

Four years after the foundation, in 2005, the first non-Italian municipality joined the association: the prestigious city of Canterbury, whose leader was, at the time, Harry Craig. Following, the inter-municipal district of Bas Valais joined in 2010 as a first Swiss entity, thanks to the urge of abbot Joseph Roduit (1939-2015) of Saint-Maurice. In 2016, the first French municipality joined: Bucey-les-Gy (with only 600 inhabitants, in the region of Bourgogne-Franche-Comté), thanks to the long-term thinking of Mayor Emile Ney, who still collaborates with us. I would like to point out the importance of membership in the network not only of the 193 local entities and 70 friend associations, but also of 400 small enterprises that provide hospitality and restoration services to pilgrims. This network is continuously expanding.

 

3) The ongoing pandemic certainly had strong impacts also on the tourist sector and on the accessibility of heritage sites. However, the Via Francigena and pilgrimage walks and outdoor activities in general are sectors that will grow in the coming years, exactly because of their rural character, their connection with nature and with sustainable development. Can this segment, connected to Cultural itineraries and pilgrimage routes, really continue to grow?

A. The pandemic brutally made us realize the enormous importance of tourism as a form of exchange and consciousness and therefore as a way of protecting heritage and developing culture and economy. The Via Francigena and the entire Cultural Routes family can greatly contribute to the post-pandemic re-launch, as they allow to safely experience nature and society, two of the elements that people are missing the most today.

4) The Camino de Santiago has been recognized Cultural Route by the Council of Europe in 1987, 7 years before the Via Francigena. Even in numerical terms, the difference between the two routes is evident. What is the Via Francigena missing to gain greater international popularity and consolidate its identity?

A. The number of walkers on the Camino de Santiago has five zeros, whereas the one on the Via Francigena has four zeros. The main difference is that the Government and the Church in Spain aimed to the development of the Camino without dissipating investments on minor distracting objectives. This way, they managed to create a ‘narrative’ that built worldwide positive reputation, using cinema and literature as divulgation channels.

A similar investment, both cultural and financial, has not been devolved to the Via Francigena (road to Rome), neither in Italy nor in other countries crossed. This is partly comprehensible. In Rome, for example, millions of pilgrims always arrived from all over the world, thus it was not easy for civil and religious authorities of the country and of the city to identify and select the few thousand pilgrims that came walking from the Via Francigena.

Nevertheless, I think that, after the pandemic is surpassed, this argument will be tackled: we must understand how to give strength to the arterial system of the “vie romee” (roads to Rome), so that, in turn, it can spread blood along the entire venous system of walking routes, without any waste. We must also find a way to reserve a ‘special’ welcome to those who arrive to Rome after walking hundreds of kilometers.

 

5) After 20 years, EAVF decided to celebrate its anniversary with a long walking-event from Canterbury to Santa Maria di Leuca, involving all the 657 municipalities crossed. It sounds like a great challenge, almost an anticipation of the Jubilee! How is the organization of such a large cultural initiative progressing?

A. On the 30th of March 2021 the EAVF General Assembly decided to confirm the great march “Via Francigena. Road to Rome 2021. Start again!”. Its organization is keeping us very busy but is experiencing an incredible level of enthusiasm and collaboration of internal and external parties. You are right: this march is our Jubilee. We will leave Canterbury on the 16th of June (where sanitary restrictions will only allow a symbolic ceremony developed by our English friends); on the 17th of June we will leave from Calais (France), on the 23rd of July we will be in Orbe (Switzerland) and on the 1st of August we will enter Italy from the Great St Bernard Pass. On the 10th of September we will arrive in Rome and on the 18th of October in Santa Maria di Leuca, our Finisterrae.

This march is not only a simple initiative, although quite challenging, is a deep and complex occurrence because it puts all of us on the front line, physically walking. When we arrive in Santa Maria di Leuca on the 18th of October, 4 months later, we will have changed. We will have put in practice the principles and values of the Via Francigena, which I mentioned earlier: meeting new people, learning languages and stories we did not know; exchanging ideas and experiences; hiking and biking, and many more. We will be different people when we arrive, and I am certain we will have changed for the better.

 

Interviewed by Luca Bruschi, EAVF Director